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    A che cosa serve il gatto?

    Foto di Getty Images

    È autonomo, imprevedibile, capriccioso. Apparentemente non dà nessuna soddisfazione. Invece la sua compagnia fa bene. Perché dai comportamenti del micio si impara la filosofia di una vita felice

    di Annalisa Piersigilli8/5/2007

    Se dovessimo prendere l'animale con il linguaggio più misterioso, la scelta senza dubbio ricadrebbe sul gatto. Sì, perché il delfino comunica attraverso i sonar. Il cavallo si affida a chi lo cavalca. Il cane fa capire quello che vuole muovendo la coda o con altri gesti. Il micio, invece, cosa fa? Non si degna di rispondere se qualcuno lo chiama, continuando indifferente a leccarsi le zampine e a pavoneggiarsi della sua eleganza felina. È inutile lanciargli messaggi: se ne infischia. Nonostante questo, però, da sempre è al centro di attenzioni. Perché? La ragione ce la dà lo scrittore francese Alexandre Vialatte, per il quale il gatto rappresenta la vita selvaggia allo stato puro e di lui scrive: "Dio è stato così buono da crearlo affinché l'uomo potesse accarezzare la tigre".

    Nasce cacciatore
    A differenza del cane, subito addomesticato dall'uomo, per secoli il gatto è rimasto libero, padrone assoluto di se stesso. Così indisciplinato, infatti, a che cosa sarebbe potuto servire in casa? Ma a un certo punto è stato il micio stesso a scegliere di offrire il suo aiuto. Come bravo cacciatore dei topini che vagavano indisturbati nei giardini e nei palazzi di una volta.

    È un maestro di libertà
    Oggi, però, anche se ormai è andato in pensione come cacciatore, il gatto continua a essere amato e coccolato. Fernando Dogana, studioso di zooantropologia, lo spiega così: "Il micio è uno spirito indipendente. Mangia solo se ha fame, dorme solo se ha sonno. E accetta le carezze del padrone soltanto se è ben disposto ad apprezzarle. Così diventa un grande maestro di libertà: insegna a rispettare gli spazi e i sentimenti di chi ci sta vicino, senza intrusioni. Secondo la regola del vivi e lascia vivere, saggia perché serve a stabilire relazioni equilibrate con gli amici e sul lavoro".

    Così placido, dà serenità
    Tiene il broncio, è ostinato, ma poi ha inattesi slanci d'affetto. Il gatto è un filosofo dell'umiltà: intuisce quand'è il momento in cui può permettersi di fare i capricci e quando, invece, deve mostrarsi placido. "E se si accorge che il padrone è malinconico o ha bisogno di conforto, corre subito a fargli le fusa" dice Maria Luisa Scarpa, esperta di pet therapy (un metodo di cura che si avvale del rapporto con gli animali). "Ecco perché chi ha un gatto è più sereno: la sua compagnia riesce a distogliere la mente dai problemi che danno ansia".

    Sa ispirare gli artisti
    Al micio piace stare sdraiato sui cuscini, in ozio. Ma sa essere anche più veloce di un lampo ed estroso. "L'istinto felino intuisce ciò che spesso non si riesce a capire con la sola razionalità. E questo ispira la fantasia" aggiunge Maria Luisa Scarpa. "Non c'è quindi da meravigliarsi se i migliori amici del gatto sono sempre stati gli artisti. È l'animale domestico che più intriga e che sa stimolare la nostra creatività".


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