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Dalla Redazione di Donna Moderna

«Se Santoro mi chiede di seguirlo a La7 ci vado di corsa»

di Moreno Pisto  -  16/06/2011

Abbiamo incontrato Giulia Innocenzi, volto femminile di Annozero. Adora la politica, ma non i partiti, ai quali ha dedicato un romanzo al vetriolo. E il coraggio non le manca. Una prova? Chiedetele cosa pensa di certi leader...

«Se Santoro mi chiede di seguirlo a La7 ci vado di corsa» Abbiamo incontrato Giulia Innocenzi, volto femminile di Annozero. Adora la politica, ma non i partiti, ai quali ha dedicato un romanzo al vetriolo. E il coraggio non le manca. Una prova? Chiedetele cosa pensa di certi leader... 3651757
    • Giulia Innocenzi presenta il suo libro Meglio fottere (che farsi comandare da questi), Editori Riuniti, giugno 2011.

      La Presse

    La bomba è esplosa. Durante l’ultima puntata lo studio di Annozero è diventato uno stadio, mentre Michele Santoro urlava a Roberto Castelli della Lega Nord: «Ci avete rotto! I partiti devono uscire dalla Rai». Poco prima, nel suo monologo, aveva detto di essere pronto a restare anche per un euro a puntata e che l’esperienza della trasmissione, record di ascolti nel 2011, era finita. Forse per far posto a un programma di docufiction. E come sempre, dietro di lui, oltre la balaustra c’era Giulia Innocenzi, 27 anni, conduttrice di Generazione Zero, lo spazio dedicato ai giovani di Annozero, militante dei Radicali e responsabile italiana di avaaz.org, la comunità che lotta per portare i cittadini al centro dei processi decisionali della politica. Ha appena pubblicato un romanzo con Editori Riuniti, Meglio fottere (che farsi comandare da questi), dove racconta quattro storie di ragazzi che, mossi da passione genuina, entrano in politica. «Ma che restano vittime del sistema dei partiti: autoreferenziali, distanti dalla realtà e dai problemi della gente».
    Lo stesso sistema che ha mandato in crisi la Rai?
    «Sì, assolutamente. Vedi, Santoro cerca libertà e indipendenza massime. Finché queste non saranno garantite fa bene a impuntarsi».
    Le pressioni sono state così forti?
    «Fortissime. Continuamente alcuni dirigenti hanno cercato di imbavagliare la trasmissione. Il massimo è avvenuto quando è stata vietata la messa in onda dei talk show un mese prima delle elezioni. Ma in che Paese siamo? Se Santoro andasse via, trascinandosi gli incredibili introiti che ha portato alla Rai, i cittadini dovrebbero scendere in piazza. Dovrebbero essere i primi a dire: “La Rai è nostra e voi non potete gestirla così”.  Era questo il succo dei suoi sfoghi nell’ultima puntata. Negli italiani, spesso, manca la coscienza civile: le cose pubbliche non possono essere usate per convenienze partitiche».
    La questione economica è una delle più delicate: si è parlato di compensi folli. Ma tu quanto guadagnavi?
    «Il primo anno 300 euro lordi a puntata, 800-900 euro mensili. Il secondo anno 700 euro lordi a puntata, 2mila netti al mese. E comunque Annozero è la trasmissione che ha portato più soldi alla Rai, perché i profitti sono stati il doppio dei costi. Parliamo di decine di milioni. Che finiranno per pagare programmi meno seguiti ma molto comodi per i politici».
    Avete raggiunto il 20,7 per cento di share con 5,8 milioni di spettatori. Secondo il critico del Corriere della Sera, Aldo Grasso, è merito del vostro populismo.
    «Populismo? Santoro è l’unico che ha dato voce a Beppe Grillo e al suo Movimento 5 stelle, la più grande novità elettorale degli ultimi anni. Il nostro non era populismo, ma un racconto della realtà».
    Cosa farai se Santoro si sposterà su La7?
    «Se mi propone di seguirlo, vado anch’io di corsa».
    Hai votato ai referendum?
    «Certo: quattro sì».
    Hai mai votato a destra?
    «A 16 anni ho partecipato a una riunione di Alleanza Nazionale. Venivo da una famiglia berlusconiana, però lui non mi piaceva, quindi cercavo di identificarmi in una forza liberale di destra. Ma sono scappata subito. Una volta ho votato Forza Italia in segno di protesta, visto che a Rimini dominava la sinistra».
    Da Annozero sono passati molti politici. Un giudizio su Daniela Santanchè.
    «Solo durante l’ultima puntata in cui è stata invitata mi sono accorta che anche lei ha uno sprazzo di cuore».
    Antonio Di Pietro.
    «Un grande attore teatrale. Per come gesticola, per le parole che usa, per le sue espressioni. Sembra Eduardo De Filippo».
    Maurizio Gasparri.
    Ride di gusto. «Assomiglia a quei personaggi che si vedono nei film come Vacanze di Natale, hai presente?».
    Ignazio La Russa.
    «Un cavallo pazzo. In alcuni momenti perde completamente il controllo, come se la sua razionalità venisse accecata. Certe volte mi ha fatto paura».
    Nichi Vendola.
    «Ha la capacità di scaldare i cuori ma non mi riconosco nella sua retorica».
    Hai mai partecipato a un concorso di bellezza?
    «Mai. Ma ho sempre guardato Miss Italia. Se fossi stata più magra e più alta avrei tentato anche quella strada, perché no?».
    Se Santoro si candidasse il tuo voto sarebbe scontato?
    «Per niente. Un conto è la fiducia nella persona, un’altra quella politica. Prima dovrei leggere il suo programma».

    (Pubblicato su Donna Moderna n. 25/2011)

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