Partita Iva: gli aspetti pratici da affrontare
di Annalisa Piersigilli
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Corbis
Con quali criteri si stabilisce il compenso di una prestazione?
All’inizio dell’attività autonoma, questo aspetto può creare qualche problema. Dopo l’abolizione dei tariffari professionali da parte dell’Antitrust (decreto legge Bersani 2006), infatti, ai liberi professionisti restano pochi punti di riferimento. «Per stabilire il compenso, allora, è bene considerare questi fattori: la difficoltà del lavoro, il tempo richiesto per la consegna e, ovviamente, il mercato» spiega Laura Pesce, commercialista. «Se si tratta di un settore dove la concorrenza non manca, la richiesta deve tenerne conto. E, quindi, restare più contenuta. Al contrario, la tariffa può aumentare nel caso si tratti di una domanda che solo quel professionista può soddisfare, in quanto possiede un’esperienza e una competenza specifica». Poi, se si devono sostenere costi extra, come i viaggi, l’acquisto di marche da bollo o di altro materiale particolare, occorre pattuire con il committente anche il rimborso di queste spese.In che modo va compilata la fattura?
Quando arriva il momento di scrivere la prima fattura, i dubbi non mancano. Come va impostata? Quali voci devono comparire? La ritenuta d’acconto va sempre applicata? E così via. Ecco, allora, una breve guida per evitare i classici errori di chi è alle prime armi.
1/ Per prima cosa, ogni fattura va emessa in due copie (una resta al professionista, l’altra va al committente) esclusivamente a lavoro finito.
2/ Le fatture devono essere numerate progressivamente. E all’inizio di ogni nuovo anno, si riparte dall’1.
3/ Vanno poi indicati: nome, cognome e residenza del professionista e del committente; numero della partita Iva di chi emette fattura e, se il committente è un freelance o una società, anche quello di chi la riceve; una breve descrizione della prestazione, l’importo, e tutti i dati necessari (dalla percentuale Iva ai contributi previdenziali) per determinare l’imponibile.
4/ La ritenuta d’acconto, infine, non va applicata se il committente è un privato e quindi non ha partita Iva.Come si calcola l’Iva da versare?
L’Iva applicata in fattura va versata all’erario mensilmente oppure ogni tre mesi. Per calcolare l’importo, all’Iva delle fatture emesse (dette “attive”) va sottratta l’Iva di quelle pagate nello stesso periodo (le “passive”). Allo stesso modo, il reddito imponibile ai fini della dichiarazione dei redditi sarà dato dalla differenza tra il totale delle fatture emesse e il totale delle spese sostenute.Ci sono delle spese deducibili?
«L’Iva sugli acquisti è deducibile soltanto se si tratta di spese legate all’attività che si svolge. Ecco perché vanno regolarmente documentate con una fattura e non basta, per esempio, conservare il semplice scontrino fiscale o il biglietto del treno» precisa Laura Pesce. Qui, nel dettaglio, vediamo le diverse voci.
1/ Tra le spese deducibili per intero ci sono quelle sostenute per: la cancelleria; i libri che servono per l’aggiornamento professionale; l’energia elettrica; il riscaldamento e l’acqua dell’ufficio o del laboratorio; i compensi pagati a terzi (per esempio quelli versati al tecnico che viene a riparare il computer).
2/ Ci sono, poi, i casi di spese che sono deducibili solo in parte, e con percentuali variabili. Per esempio, fanno parte di questa categoria gli omaggi per i clienti migliori; i costi per la partecipazione a un convegno; i pedaggi autostradali; le ricariche del cellulare; il modem per la connessione Internet, e così via.
3/ Per quanto riguarda, infine, costi come quelli relativi all’auto o al furgone utilizzati per lavoro, al computer, alla stampante o agli arredi per l’ufficio, sono da considerare “beni strumentali”. Che, cioè, vengono utilizzati non una volta soltanto ma in continuazione, nel corso dell’attività professionale. Queste spese, quindi, non possono essere dedotte per intero nell’anno in cui è stato acquistato l’oggetto. Vanno infatti detratte, in quote costanti, anno dopo anno, secondo precisi coefficienti che vengono stabiliti dal Ministero delle finanze.Giornali, libri e siti Internet che possono essere d’aiuto
Tra percentuali, cifre, anticipi e versamenti si teme di non capire niente e commettere degli errori. Ecco come evitarli.
1/ Il Giornale delle Partite Iva, diretto da Francesco Bogliari, è il primo mensile sull’argomento. Si rivolge a tutti i possessori del codice di 11 cifre. Ma,soprattutto,ai professionisti meno tutelati, cioè privi di un Ordine di riferimento: dalla guida turistica al pubblicitario,dall’amministratore di condominio al traduttore e così via.Gli argomenti trattati spaziano in vari settori ma, oltre a questioni fiscali,pensionistiche e contributive,c’è grande attenzione anche per aspetti più organizzativi. Qualche esempio? La scelta dei software per l’archiviazione delle fatture o delle attrezzature d’ufficio, l’utilità dei social network nella ricerca dei clienti e le iniziative di formazione in tutta Italia. Si può cercare anche su Facebook.
2/ Quante volte, seduti davanti al proprio commercialista, si avrebbe voluto sommergerlo di domande e chiarimenti,ma non si ha avuto il coraggio di farlo? Per avere tutte le risposte giuste, adesso basta leggere Il Manuale di sopravvivenza per il popolo delle Partite Iva (Mind Edizioni, 16 euro). In questo libro Laura Pesce, commercialista a Milano e consulente di professionisti e piccole e medie imprese, mette a disposizione le sue competenze e spiega in termini semplici, e con esempi pratici, tutta la burocrazia legata all’apertura e alla gestione di una partita Iva.
3/ Da come creare da sé un blog aziendale agli spunti per realizzare un biglietto da visita diverso dai soliti. www.marketinglowcost.typepad.com, gestito da Cristina Mariani, consulente aziendale, è una miniera di dritte, letture da fare e consigli pratici a misura di freelance.
4/ www.infoiva.com è il quotidiano online delle partite Iva. Da tenere d’occhio la sezione dedicata all’imprenditoria femminile, dove si trovano news sempre aggiornate sui bandi di finanziamento aperti in tutta Italia.
5/ Ha appena pubblicato (e addirittura messo in scena con una performance teatrale alla Triennale di Milano) il primo Manifesto del lavoro autonomo e organizza aperitivi per informare tutti i lavoratori autonomi sui loro diritti. Ma l’Acta, l’Associazione consulenti terziario avanzato (www.actainrete.it),offre ai suoi soci, in diversi centri, anche una prima assistenza contabile scontata e delle convenzioni per i buoni pasto (l’iscrizione costa a partire da 30 euro all’anno).
6/ Formaper, azienda della Camera di commercio di Milano (tel. 0285155385, www.formaper.it) organizza nei prossimi mesi seminari e corsi on line utili per chi lavora in proprio. Si va da “Gli aspetti fiscali per l’avvio di impresa”(30 euro, 4 ore di lezione) a Come fare un business plan (seminario di due giorni, 150 euro).
7/ Chi vive a Torino e provincia, può usufruire di un nuovo servizio di consulenza: si chiama AproPartitaIva (www.apropartitaiva.it) e offre supporto agli aspiranti lavoratori autonomi, con particolare attenzione a chi non ha un Ordine o un Albo di riferimento. Li aiuta gratuitamente nella valutazione del business plan, delle sue potenzialità e continua a seguirli anche dopo l’inizio dell’attività. -












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