Come può essere bella una sessantenne? Se non ha le labbra gonfie come due gondole. Se conserva intera la fierezza della sua femminilità. Anche se un filo passatiella. Se ha il coraggio insomma di rimanere se stessa. Come Meryl Streep. Meravigliosa attrice. Della sua speciale bellezza si è accorto perfino Vogue America, che per la prima volta ha messo in copertina una donna avanti nelle primavere. Tributo all’infinità del talento, recita il celebre magazine statunitense. Tributo alla sua intelligenza artistica e personale, direi io. Intelligenza che ha sempre accompagnato questa star assoluta che non ha, in fondo, mai recitato un’esistenza da star. Che non si è fatta fotografare sulla spiaggia con i seni-airbag al vento, che non ha mai voluto partecipare a trasmissioni chiassose e di vetrina. Che ha protetto la sua famiglia con il pugno di ferro di una Margaret Thatcher, quel primo ministro britannico di cui ha così sublimamente interpretato il personaggio nel suo ultimo film: The Iron Lady, per il quale si è già guadagnata una candidatura ai Golden Globe.
Una forza che le ha impedito di trasformarsi, com’è accaduto a molte topone del grande schermo, da star a comete. In verità un vantaggio la Streep ce l’ha sempre avuto: non è mai stata davvero bella. E le non davvero belle, col tempo e i soldi, migliorano sempre. Mentre le molto belle, già attempate, si porteranno sempre dietro quel sospiro velenoso: «Sì, va bene, ma ti ricordi com’era?».
Comunque la mia preferita dimostra grande lungimiranza anche nel cinema. Ha accettato ruoli più popolari (vedi È complicato di Nancy Meyers o Mamma mia!, commedia musicale dove il suo ruolo di Donna rimarrà indelebile), ma si è soprattutto misurata con personaggi terribilmente intensi (ricordate La scelta di Sophie, dove una madre nel campo di concentramento è obbligata a scegliere tra il suo bambino e la sua bambina?), che senza il suo perfetto equilibrio tra il dramma e la vita sarebbero risultati mielosi e finti. Perché è proprio il genio della misura che ha benedetto Meryl. Quando fa la buona e quando è perfida. Come in Il diavolo veste Prada.
Così, tanto per pescare nel paleolitico, vi racconto un episodio. Ero stata sul set di Bertolucci in Novecento. Al ritorno ho preso un treno per tornare a Roma. Con Meryl Streep. Lei sapeva perfettamente che come giornalista giacevo accanto a lei avida di qualunque sua sillaba. Bene: non una parola fino a mezz’ora da Roma. A un tratto mi chiede: «Qual è l’attore al mondo che vorresti intervistare?». E io: «Naturalmente Meryl Streep». E lei: «Ma io sono un’attrice». E io: «Un attore è un attore, capace com’è di travestire la sua anima». È stata una meravigliosa intervista.
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