Sakineh, pena nuovamente sospesa
di Simona Santoni - 09/09/2010
Secondo il portavoce di Iran Human Rights il successo sta nel fatto che il regime si sia piegato a fornire notizie sulla donna. Merito della pressione internazionale
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Ansa
Un nuovo piccolo successo è stato ottenuto dalla mobilitazione internazionale: l'Iran sospende nuovamente l'esecuzione di Sakineh, la donna condannata alla lapidazione per un presunto adulterio. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli esteri iraniano Ramin Mehmanparast alla televisione.
Ma le parole adottate da Mehmanparast non sono così incoraggianti: "Pensiamo che questo sia un caso normalissimo, questo dossier è simile a quelli che esistono in altri Paesi"; e ha accusato gli Stati Uniti di aver montato un caso che fa scalpore a scopo politico, per colpire l'immagine internazionale del Paese. I media iraniani hanno ipotizzato che la donna potrebbe non subire la lapidazione, imposta per certi crimini dalla sharia, legge religiosa che l'Iran ha adottato dopo la rivoluzione islamica del 1979, ma potrebbe essere giustiziata per impiccagione.
Nel mondo politico internazionale e nazionale, dal ministro Carfagna al ministro Frattini, si respira per ora soddisfazione.
Ma la sospensione della sentenza di lapidazione "non è una novità" è il commento di Mahmud Moghaddam, portavoce di Iran Human Rigths. "È una cosa che sapevamo da giorni. La novità importante è il fatto che il regime iraniano, grazie alla pressione internazionale, si sia piegato a fornire elementi sulla sorte di Sakineh". E ancora: "È importante che Teheran dia informazioni sulla situazione di Sakineh, un soggetto debole in quanto donna non abbiente. Di solito, sulle persone giustiziate, il regime iraniano non cita neppure il nome, ma solo le iniziali".
E che la pressione internazionale ora si muova anche per tutte le altre Sakineh di cui non conosciamo né il nome né la sorte... -







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