Dalla redazione di Donna Moderna

Sveva, raccontaci Léonie!

di Flora Casalinuovo  -  27/04/2012

Una donna tanto squattrinata quanto determinata, che lotta contro i silenzi e i segreti del clan familiare. È la protagonista dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani. E, per la sua grinta, ricorda una ministra del governo Monti. Come rivela la stessa autrice

Sveva, raccontaci Léonie! Una donna tanto squattrinata quanto determinata, che lotta contro i silenzi e i segreti del clan familiare. È la protagonista dell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani. E, per la sua grinta, ricorda una ministra del governo Monti. Come rivela la stessa autrice 3793707
    • Sveva

    «Vengo scortata da Rambo». Con questa premessa, l’intervista a Sveva Casati Modignani incute quasi timore. Grazie agli 11 milioni di libri venduti in 30 anni di carriera (carriera iniziata scrivendo a quattro mani con il marito Nullo Cantaroni, morto nel 2004), Sveva si è conquistata il titolo di “signora dei bestseller”. E si presenta con un “bassotto-batuffolo” di 14 anni che strappa subito un sorriso. Certo, il nome è quanto mai indicato, perché Rambo è un perfetto bodyguard che protegge Sveva abbaiando e ringhiando come un matto. Per fortuna, una bella dose di biscotti basta a calmarlo. E possiamo iniziare la nostra chiacchierata. Quello con la scrittrice sembra un incontro con l’amica che non vedi da tempo e che vuole svelarti tutte le novità. La principale è Léonie, il suo romanzo numero 23 per Sperling & Kupfer, in libreria dal 30 aprile. Una saga che narra la vita della ricca famiglia Cantoni, guidata dal capostipite Amilcare e dalla folle moglie Bianca, dal figlio Renzo e dal nipote Guido, che abbandona l’azienda e sposa Léonie, francese tanto squattrinata quanto determinata, che si abituerà ai silenzi e ai segreti del clan. Fino a quando qualcosa (o qualcuno) spingerà tutti a dire basta a questa “omertà dei sentimenti”.

    Facciamo un gioco. A quali personaggi della vita reale assomigliano i protagonisti della sua storia?
    «Amilcare è l’uomo viscerale che si è fatto da solo e mi ricorda il grande scrittore Gabriel García Márquez. Bianca è una matta buona, stile Marta Marzotto! Renzo, con il suo mix di ruvidezza e talento, è la copia dell’attore Massimo Ghini. E la mia Léonie... è difficile. È una tipa grintosa e seria, che non perde la sua femminilità. La paragonerei al ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, che conosco personalmente: una donna adorabile».

    I Cantoni vivono seguendo la Regola delle due “S”, ovvero silenzi e segreti: dolori, paure e passioni si tacciono. E questo crea un’intricata rete di cose non dette. Perché ha scelto tale tema?
    «Troppe persone conducono esistenze del genere. L’ipocrisia è un male diffuso, un serpente velenoso che morde la società. In Italia le istituzioni hanno smarrito il coraggio e ci sono così tanti scheletri nell’armadio. Servirebbe un’operazione di pulizia. Ma dopo decenni di politici bugiardi e arraffoni mi pare difficile. I giovani, poi, non danno speranza: se il futuro è Renzo Bossi...».

    Il richiamo all’attualità è prepotente quando racconta della vita imprenditoriale dei Cantoni, circondati da evasori e affaristi senza scrupoli.
    «I miei personaggi sono sempre legati alla cronaca. Quando scrivo vengono a galla pensieri e convinzioni. Forse è questo il segreto del mio successo».

    Arriva il momento del trucco e parrucco per il servizio fotografico. Sveva si scruta allo specchio, studia rossetti e mascara e annuisce soddisfatta:

    «Così dimostro cinque anni in meno. Anche se non me ne faccio un cruccio, mi secca invecchiare! Niente lifting, però: lo trovo umiliante. Perché una donna non lo fa quasi mai per se stessa, ma per piacere agli uomini».

    A proposito di donne: sono sempre loro le eroine dei suoi libri. Ma oggi come sta l’universo femminile?
    «Gode di una salute abbastanza discreta. Guardo orgogliosa le ragazze autonome, in carriera, impegnate nel sociale. Certo, la strada per la parità è ancora lunga. Però non mi piacciono le signore troppo dure, che giocano a fare gli uomini, stile il presidente uscente di Confindustria Emma Marcegaglia. Preferisco quelle che si prendono poco sul serio come Serena Dandini. Adoro la sua ironia».

    Le sue donne amano, soffrono e lottano con un solo scopo: la conquista della serenità. Per lei cos’è la felicità?
    «Stare bene con me stessa. Ho viaggiato per il mondo, ho conosciuto vip e politici. Ma ora la mia serata ideale è cenare con gli amici. E quando loro se ne vanno, godermi il silenzio della casa e concedermi un’enorme tavoletta di cioccolato fondente. Invece mi fanno infuriare le bugie e la stupidità».

    Dopo avere scritto romanzi tradotti e pubblicati in 20 Paesi come stupirà ancora i suoi lettori?
    «Con un libro di cucina (e ride di gusto, ndr). Si intitola Il diavolo e la russumada, cioè l’uovo sbattuto con lo zucchero e il Barbera, e uscirà a settembre per la casa editrice Electa. Non voglio fare concorrenza ad Antonella Clerici e Benedetta Parodi, sia chiaro! Racconto la mia infanzia di bambina cresciuta durante la guerra, accudita da una nonna che credeva nel diavolo e sopportava le mie marachelle. La trama è condita dalle ricette di quei tempi: zuppe, minestre, dolcetti e tanto altro. Fatti con amore e furbizia, perché non c’era nulla da portare in tavola».

    Basta chiacchiere: il fotografo è pronto. Sveva gioca davanti al flash, ma la vera star è Rambo che viene subito soprannominato “dog model” del giorno. Dopo decine di scatti, la scrittrice sembra quasi tirare un sospiro di sollievo. La aspetta una cena casalinga con gli amici. «E una nuova storia che mi frulla per la testa. Voglio parlare del mondo dei corallai, gli artigiani del corallo. La macchina per scrivere mi chiama». E quando la sua Olivetti  - battezzata Valentina - chiama, Sveva non può farla attendere.

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