Corri, Katie, verso la libertà!
di Piera Detassis - 23/07/2012
Fin dall’inizio della storia fra Katie Holmes e Tom Cruise nacque il “movimento di liberazione di Katie”. Tom, sospetto gay e adepto della setta di Scientology, Katie, giovane e ingenua star, erano una coppia improbabile. Legati da un contratto? Sicuramente da una figlia, Suri. Oggi, a sei anni, già fashion victim
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Kika
La vera domanda è: «Ma perché non ci abbiamo mai creduto?». Non all’epoca del fiabesco matrimonio sul lago di Bracciano, cinque anni fa, né quando lui la scorrazzava in moto sui red carpet, rovesciandola in casquet come una bambola di pezza per baciarla. Tantomeno quando saltava isterico sul divano di Oprah Winfrey gridando al mondo (già piuttosto scettico) «Amo quella donna!».
La domanda non è retorica, ma cruciale per capire la storia d’amore (?) fallita tra Katie Holmes e Tom Cruise. Gli ingredienti della favola c’erano tutti, eppure comparvero subito le T-shirt “Free Katie” (Katie Libera), con lo slogan “Unisciti al movimento per liberarla dal controllo di Cruise e da un matrimonio finto”. E all’annuncio del divorzio gli autori della maglietta hanno inviato un trionfale comunicato stampa: “Missione compiuta!”.
Nessun rimpianto, solo sollievo, anche per noi: ci avevano messo in guardia le precedenti fiamme o mogli di Tom Cruise, tutte scappate a gambe levate con l’obbligo del silenzio (s’immagina ben pagato), tutte per evitare il nodo scorsoio di Scientology. La promettente Katie Holmes, già famosa di suo per la serie Dawson’s Creek, ci era parsa da subito la vittima predestinata, così giovane e infatuata di quella superstar di cui tutti, certo con eccessiva malizia, sospettano sia gay ma non lo dica. Sì, perché Tom Cruise è un meccanismo a orologeria, adolescente dislessico diventato divo con la mania del supercontrollo, il sorriso perenne, i muscoli lisciati (rifatti?) a cinquant’anni e Scientology come unica entità a cui prestare fede e ascolto. L’uomo è un cyborg, parlo per esperienza personale: arrivato a Roma per il Festival fece sapere che per il suo red carpet necessitava di un’ora e trentacinque minuti e fu esattamente così, aveva calcolato al secondo il tempo necessario a stringere una per una le mani dei fan. Per un’intervista rifiutò un nostro giornalista troppo smaliziato e pretese una cronista “giovane e donna”, dunque, ai suoi occhi, più malleabile, imponendo che prima dell’incontro lei facesse una visita di due ore alla Chiesa di Scientology. Non basta: scontento della foto scelta per la copertina, a sorpresa chiamò direttamente, per convincerci, con spreco di charme, a cambiarla. Roba da Grande Fratello, ma questa è la vita di Tom Cruise e certo condividerla garantisce molti privilegi, molti intrusi e tanta infelicità. A noi smaliziate sembrava tutto già scritto, fin da quella temibile dichiarazione che avrebbe creato qualche imbarazzo persin nell’Ottocento: «Amo Katie perché è un’artista, crea dei bellissimi pacchetti regalo, adora i fiori e inventa splendide decorazioni floreali per la nostra casa». I segnali del nostro disincanto si manifestarono ben prima della cerimonia nel castello, quando, durante la gravidanza di Katie, Tom acquistò una macchina casalinga per l’ecografia attirando molti sospetti di manipolazione e l’assistente spirituale di Scientology si accreditò come esclusiva amica del cuore di Katie, ormai destinata ad apparire solo in qualità di “groupie” alle partite di baseball dei figli di lui e Nicole Kidman. Accantonata la carriera, con qualche clamoroso “no” di Tom a ruoli troppo sexy, Katie si butta allora nello shopping scellerato, perde progressivamente smalto e allegria, mentre la piccola Suri, specchio oscuro delle insoddisfazioni della madre, diventa icona fashion a soli tre anni (oggi ne ha sei) quando indossa i suoi primi tacchi e viene fotografata mentre prova smalti per unghie nelle boutique del lusso.
Alla fine della farsa sono sbarcati i genitori di Katie e l’hanno portata via (ma lei, in silenzio, aveva già cercato casa a New York: divorzio premeditato!), sottraendola a un controllo destinato a distruggere lei e la figlia. Qualcuno insinua che, molto più semplicemente, sia scaduto il contratto che legava la coppia a fini di immagine. Ma se fosse davvero così, perché Katie avrebbe chiesto la custodia esclusiva di Suri e licenziato seduta stante tutte le guardie del corpo legate al marito (membri di Scientology, dunque ai suoi occhi spie), oltre che la figlia di lui impiegata nella sua società di moda? No, preferisco pensare che Katie abbia finalmente inteso il senso di quella provocatoria T-shirt “Free Katie”: innamorarsi sinceramente di Tom Cruise si può, vivere da schiava, no. Dicono sia scappata prima che Scientology sottoponesse Suri all’interrogatorio training che, anche con l’uso di elettrodi e del famoso E-meter (una sorta di macchina della verità), prelude alla sua formazione adolescenziale e dunque alla futura prigionia.
Corri Katie, corri. C’è un intero mondo di donne e bambine libere là fuori. -







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