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Dalla redazione di Donna Moderna

Parte il processo per Sarah Scazzi: 9 rinviati a giudizio

di Ilaria Cavo  -  09/01/2012

Il 10 gennaio inizia il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Sarà un processo lungo e complicato. Con le due Misseri, madre
e figlia, imputate principali. Ma anche con tanti dubbi ancora da chiarire su Michele. E su 30 minuti chiave...

Parte il processo per Sarah Scazzi: 9 rinviati a giudizio Il 10 gennaio inizia il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Sarà un processo lungo e complicato. Con le due Misseri, madre e figlia, imputate principali. Ma anche con tanti dubbi ancora da chiarire su Michele. E su 30 minuti chiave... 3738542
    • Ecco 6 dei 9 rinviati a giudizio per il delitto di Avetrana. Da sinistra: in alto, Sabrina Misseri, Cosima Serrano madre di Sabrina, Vito Russo, ex avvocato di Sabrina; in  basso, Cosimo Cosma (nipote di Michele), Carmine Misseri (fratello di Michele) e Michele Misseri.Dal 10 gennaio 2012 compariranno dinanzi alla Corte di  assise di Taranto al processo per l'omicidio di Sarah Scazzi.

      Ansa

    «Possibile che mio padre vada a processo soltanto per la soppressione del cadavere e io e mia mamma dobbiamo rispondere di tutto il resto?» è stata la prima domanda che Sabrina Misseri ha rivolto a Nicola Marseglia, uno dei suoi avvocati, appena ha ascoltato la lettura del dispositivo che l’ha rinviata a giudizio, insieme alla madre Cosima, per l’omicidio della cugina Sarah Scazzi. Da allora, il 21 novembre 2011, ha continuato a chiederlo, aspettando l’inizio del dibattimento, il prossimo 10 gennaio davanti alla Corte di assise di Taranto. Michele Misseri, il padre che prima si era accollato la responsabilità dell’omicidio di Sarah e poi aveva incolpato lei, Sabrina se lo è trovato di fronte più volte durante l’udienza preliminare. Dopo averlo definito un vigliacco, lo ha sentito dichiarare, per la prima volta davanti a un giudice, di essere lui l’unico responsabile di tutto: del delitto, dell’occultamento del cadavere, delle bugie. «Dentro di me non ho capito niente quando ho messo mia figlia in mezzo» ha detto Misseri al giudice dell’udienza preliminare Pompeo Carriere. Ha spiegato di essere stato condizionato prima dai tranquillanti che gli erano stati dati, poi dai suoi difensori di allora, che gli avrebbero consigliato di parlare di un incidente. «Lei ci sta dicendo che ha accusato sua figlia Sabrina perché glielo hanno detto gli avvocati?» gli ha chiesto secco il giudice. Misseri è stato altrettanto diretto: «Sì, lo so che mi quereleranno. O faccio dieci anni o ne faccio venti o non esco proprio, tanto non ho niente più da perdere. Già ho perso tutto».
    In aula Misseri ha ribadito quanto detto nelle interviste tv. Quel 26 agosto del 2010 il trattore non partiva, lui ha iniziato a bestemmiare, Sarah è scesa per chiedergli cosa succedeva, lo ha infastidito, lui l’ha sollevata per spostarla, lei gli ha tirato un calcio «nelle parti deboli». Così «sono saltati tutti i nervi»: ha preso una corda e gliel’ha stretta al collo, da solo. Eppure il suo racconto non ha convinto. Per il giudice è risultato parzialmente credibile solo quando ha detto di avere gettato il corpo della nipote nel pozzo.
    Del delitto dovranno rispondere sua figlia Sabrina e sua moglie Cosima, responsabili inoltre di sequestro di persona: avrebbero inseguito Sarah in auto, l’avrebbero fatta salire con la forza e costretta a tornare a casa, come dichiarato da un testimone. La ricostruzione che l’accusa sosterrà in aula, anticipata in una memoria depositata al tribunale del riesame, è più netta rispetto al passato. «Sarah è stata uccisa in dieci minuti» hanno scritto i pm «sicuramente mentre era con la zia e la cugina. Non ha reagito: è stata bloccata. Una la teneva, l’altra la strangolava». Il movente di Sabrina resta la gelosia per Ivano Russo: il ragazzo che via Sms definiva un “dio” e che la cugina 14enne le stava portando via. Cosima, invece, si sarebbe sentita tradita dalla nipote: nonostante le attenzioni ricevute negli anni, Sarah aveva distrutto la vita alla zia mettendo in piazza particolari intimi della vita della figlia Sabrina, rifiutata proprio da Ivano in un approccio sessuale in auto.
    Ma le prove si formeranno solo in aula, in un processo lungo, complicato, basato su intercettazioni e testimonianze che accusa e difesa useranno e interpreteranno in modo opposto. L’accusa, per esempio, contesterà una frase detta in carcere da Michele Misseri alla nipote Maria Greco: «Sai cosa abbiamo sbagliato? Quando è successo il fatto avremmo dovuto chiamare i carabinieri o il pronto soccorso. Invece abbiamo fatto i furbacchioni». Per gli inquirenti dimostrerebbe il coinvolgimento di più persone. «Non è vero, ho fatto tutto da solo» ha già ribadito Michele. «Il problema è che io ho sempre parlato al plurale».
    Sono previsti più di cento testimoni. L’accusa punterà su chi ha dichiarato di avere visto Sarah dirigersi verso casa Misseri poco prima delle 14. La difesa vorrà sottolineare l’orario emerso nei primi interrogatori, in base ai quali Sarah sarebbe arrivata alle 14.30. Una mezz’ora di scarto su cui si baserà tutto il processo. Se si dimostra che Sarah era a casa degli zii alle due del pomeriggio, le telefonate e gli Sms di Sabrina dopo quell’orario rappresenterebbero una messinscena, un modo per crearsi un falso alibi. Se, al contrario, dovesse dimostrarsi che la cugina è giunta in via Deledda alle due e mezzo, il racconto di Sabrina sarebbe più veritiero, si sgonfierebbero gli indizi contro di lei.
    Un terzo scenario resta sullo sfondo: Sabrina potrebbe essersi subito resa conto della colpevolezza del padre e avrebbe mentito per coprirlo, non perché direttamente responsabile. Una eventualità che spiegherebbe le incongruenze, ma che lei non intende neppure mettere in conto, continuando a professare la sua completa innocenza. «Spero che tra i giudici popolari non finiscano certi nomi che vedo commentare il caso su Internet» dice Valentina Misseri, da sempre convinta dell’innocenza della madre e della sorella. «Spesso mi accorgo che il nostro dramma è trattato come una partita di calcio, con punti da mettere a segno, squadre che vincono e squadre che perdono. Vorrei che tutti si ricordassero che qui sono in ballo le vite di due persone innocenti». Fino a prova contraria.

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