Ormai non si contano più. Le trasmissioni di cucina si moltiplicano in modo sfrenato in tv, che siano didattiche come La prova del cuoco, o reality come Masterchef, non c’è più canale che non abbia cappe e fornelli. Per non parlare dei siti Internet: se si digita su Google il verbo cucinare viene fuori un labirinto di oltre sette milioni di siti. E i best-seller non sono più scritti da romanzieri di grido, ma da “massaie” alle prese con sedani, cipolle e polpette: vedi il successo clamoroso di Benedetta Parodi (che trionfa anche in tv con I menù di Benedetta su La7) e dei suoi Cotto e mangiato, Benvenuti nella mia cucina e I menù di Benedetta, che hanno venduto milioni di copie. Se negli anni Sessanta e Settanta su giornali e libri, nei salotti e al cinema il sesso era l’argomento principe, ora la nuova ossessione sono i pasticci di carne e le torte di mele, i finger foods e il sushi. Insomma, il caro vecchio kamasutra con i suoi 36 capitoli che illustrano le 64 posizioni passa in seconda fila dietro alle migliaia di ricette offerte da Il cucchiaio d’argento o Il talismano della felicità. Il dubbio dunque è lecito: non è che in questo scorcio degli anni 2000 il cibo abbia preso il posto dell’eros? «Sì, mangiare è una grande gratificazione dei sensi, non ci piove» afferma Roberta Giommi, sessuologa e psicoterapeuta. «E spesso, al cinema o nella pubblicità, lo vediamo raffigurato in modo allusivo, come il cono gelato che manda in sospetto visibilio la modella. Oggi tra nuove certezze come “sei quello che mangi”, diete, fitness, modelli fisici perfetti da emulare, disturbi alimentari vari, l’ossessione per il cibo è diventata un chiodo fisso, molto più dell’eros». «Negli anni Sessanta e Settanta si parlava moltissimo di sesso» dice Lidia Ravera che nel 1976 ha scritto Porci con le ali, diario sessuo-politico di due adolescenti. «Ma era una forma di trasgressione contro i pruriginosi anni Cinquanta. Oggi il sesso non è più un tabù, vediamo bellone e belloni mezzi nudi ovunque, nei reality tutti vanno a letto con tutti, la vita sessuale di esponenti pubblici ci viene elargita a piene mani. Il povero eros è diventato noioso e inflazionato. Più che la relazione con l’altro, oggi conta il rapporto con il proprio corpo, come si capisce dai discorsi che sento su ricette e diete scambiate come le figurine Panini. Tutto fumo e niente arrosto. Mi sembra che la gente legga libri di cucina, guardi gli chef tra padelle e soffritti, dibatta di zenzero e cumino, ma non prenda mai in mano una pentola: è sufficiente questa scorpacciata di letture, visioni e dibattiti per essere completamente sazi. È un po’ come un uomo che si accontenta di frequentare siti porno». «Mangiare non sostituisce fare l’amore, non esageriamo» si ribella Alessandro Borghese, che conduce su Real Time Cucina con Ale. «Però è vero che a volte può servire come arma di seduzione. Può funzionare molto di più un pezzo di pizza bianca con mortadella e una flûte di Dom Pérignon di un mazzo di rose rosse». C’è chi, come il super chef Gianfranco Vissani, dà al boom dei maniaci del food una spiegazione “sociologica”: «Di grandi abbuffate si è sempre parlato, dai tempi degli antichi romani, passando per la corte di Luigi XIV, arrivando ai minimi dettagli dei pranzi dei capi di Stato» dice il decano dei cuochi mediatici, che dal 22 gennaio vedremo su La7, insieme a Michela Rocco di Torrepadula, in Ti ci porto io, un viaggio gastronomico per l’Italia. «Il punto è che le donne con il boom economico hanno smesso di saper cucinare perché hanno smesso di stare ai fornelli. E adesso, con la crisi, si torna al passato e si vuole reimparare a cucinare». Di certo la follia del cibo impazza. Un esempio? Le scuole di cucina dilagano in tutta Italia, e registrano il tutto esaurito. Se volete iscrivervi ai corsi de Il gambero rosso, dovete prenotarvi con molto anticipo, perfino per la serata dedicata alle banalissime matriciana, carbonara&Co, come racconta Francesca Riganati, responsabile del settore formazione: «Non so se i fornelli abbiano sostituito l’alcova, so però che i nostri allievi maschi, quasi il 60 per cento, davanti a una padella sudano come dovessero conquistare Miss Mondo, con un’ansia da prestazione notevole. Si organizzano alla loro postazione come dei serial killer, con coltelli affilatissimi, piccoli elettrodomestici che sono gioielli di alta tecnologia. Guai a non prenderli sul serio. E posso anche garantire che davanti ai nostri fornelli si sono infiammati tanti cuori di aspiranti cuochi, etero, gay, coppie clandestine». Il cinema non poteva resistere di fronte a tutto questo ben di dio. «Anzi, l’ha anticipato» afferma Laura Delli Colli, autrice de Il gusto del cinema 2012 (Cooper). «Solo per fare un paio di esempi. Chi non ricorda la scena indimenticabile in Harry ti presento Sally, dove Meg Ryan simula un orgasmo al ristorante davanti a una torta al cocco? Più torride sono le sequenze di Nove settimane e mezzo, dove Mickey Rourke tra un amplesso e l’altro imbocca Kim Basinger con peperoncini, fragole, budini, miele, ciliegie». Anche i due imbranatissimi protagonisti di Emotivi anonimi, appena uscito nelle sale, scoprono finalmente l’amore per merito del cacao e dei suoi derivati. Un espediente usato anche per risolvere le tribolazioni amorose di Luca Argentero in Lezioni di cioccolato 2. Dallo schermo alla vita, non si contano le attrici che hanno firmato il loro personale book di ricette: da Gwyneth Paltrow a Eva Longoria, fino a Serena Autieri, autrice di Un pizzico di sale (Kowalski), dove rivela un talento da cuoca ereditato da mamma e nonna. E in libreria, ça va sans dire, questi titoli vanno via come panini. «È così bello peccare di gola» esclama Valeria Benatti, ideatrice di Kitchen in love, che rivedremo su FoxLife da metà febbraio (la prima serie è diventata un libro edito da Gribaudo). «In un momento in cui dobbiamo tirare la cinghia tra diete alimentari ed economiche, l’unica cosa trasgressiva che ci resta non è il sesso, che ha fatto il suo tempo, ma è mangiare e godere. Sarà una pratica onanistica, chi se ne importa. A tempi bui si risponde con consolazioni estreme, come la tetta della mamma, la nostra prima gioia».
di x