Dopo la conduzione flop di Operazione Trionfo su Italia 1, nel 2002, era finito nel dimenticatoio. Solo la Gialappa's ogni tanto ce l'ha ricordato prendendolo in giro per la sua gaffe in diretta: "Ed ecco a voi Operazione Tronfio!" ("Non sono capace di fare il presentatore" ha ammesso alla fine). Adesso Miguel Bosé, il ragazzo spagnolo che negli anni Ottanta spopolava nelle discoteche e nei cuori delle ragazzine (e di qualche maschio: era bellissimo, efebico e terribilmente ambiguo), è di nuovo una star in Italia. Il suo cd Papito, prodotto per celebrare 30 anni di carriera, è in testa alle classifiche. Merito dei duetti con big come Laura Pausini, Shakira, Mina, Ricky Martin. A 51 anni Miguel è ancora affascinante: la barba incolta, i capelli corti, lo sguardo di chi ha voglia di sfidare le convenzioni. Lo raggiungiamo in Sudamerica, tappa del suo tour mondiale che arriverà anche da noi a fine anno.
Allora Miguel, bentornato al successo in Italia: come si sente? "Mai stato meglio (ride). Perché, non me lo merito?".
Certo! Non c'è modo migliore di celebrare 30 anni di carriera. "Comunque il cd non è stata un'idea mia ma dei miei collaboratori. A me le celebrazioni non piacciono".
Però alla fine ha ceduto. "La loro insistenza era come un piccolo veleno che lavorava. Così ho chiamato i miei amici cantanti. C'è stato perfino Michael Stipe dei R.E.M.".
Tra gli interpreti c'è anche sua nipote Bimba, figlia di sua sorella Lucia. "Quella ragazza è un fenomeno, tutto quello che fa lo fa bene" (potete vederla su Internet, su www.myspace.com, alla voce "Bimba Bosé": assomiglia allo zio ed è una modella affermata, ndr).
Come il resto della famiglia Bosé. Avete qualcosa di speciale nel Dna? "Ma no. Ho altri cinque nipoti, e loro per il momento non mostrano doti particolari".
Lei ha esordito nel 1975 in Spagna, ed è entrato nelle hit italiane con Super Superman quattro anni dopo: si aspettava un successo così clamoroso anche qui? "Ne sono orgoglioso. Anche se ero davvero alle prime armi. Oggi preferisco un tipo di musica più raffinato".
Questa domanda gliel'avranno fatta mille volte, ma la curiosità è troppa: com'è stato crescere con Lucia Bosé e Louis Dominguín, due genitori ingombranti? "Per me erano solo mamma e papà, non li vedevo grandi e famosi. Certo, frequentavamo artisti come Picasso, ma quando io e mia sorella andavamo a trovarlo era per giocare: ci chiedeva di aiutarlo a colorare i suoi quadri".
Oltre a Picasso, tra gli amici di famiglia c'erano Salvador Dalí, Luchino Visconti, Ernest Hemingway, Ava Gardner... "E allora? Io ero piccolo e non mi rendevo conto di chi frequentava casa nostra. Per farle un esempio: è come quando metti a un bambino dei pantaloni di Gucci. Lui non si cura della firma ma solo se sono comodi".
Lei non ha mai fatto scelte scontate. Ha deciso di cantare e ballare mentre suo padre era un machissimo torero. "È per questo che ho optato per il cognome della mamma: in Spagna il figlio di Dominguín che si dimena su un palco non l'avrebbero mai capito".
E ha creato un modello maschile né etero né omosessuale. "Io mi definisco trisessuale o pansessuale" (ride).
Che significa... "...Che la sessualità non può essere imbrigliata in una definizione".
Insomma, l'interprete ideale per il regista Pedro Almodóvar, che infatti le ha affibiato la parte del transessuale a cui piacciono le donne nel film Tacchi a spillo. (Ride) "Un'esperienza divertentissima anche se mi sentivo un marziano. Avevo delle gigantesche tette di latex, una parrucca enorme: mi ci sono dovuto abituare, però mi piacevo".
Non c'è mai un momento in cui si sente uomo? In fondo per le donne lei è un bellissimo maschio latino. "Ma quale maschio latino! È solo un vecchio cliché".
È vero che lei ha la lacrima facile? "Certo che piango!".
Non è così ovvio per un uomo. "Ma lei che tipi frequenta? Le lacrime servono per ripulirsi il cuore. Solo chi piange sa amare".
Quando non recita la parte di Miguel Bosé cantante cosa fa? "Vado in vacanza al mare, una delle mie enormi passioni. Se non avessi fatto questo mestiere, sarei diventato oceanografo. Mi piace fare lunghe immersioni in giro per il mondo".
E poi? "Mi dedico alla letteratura. Ho scritto un libro che uscirà il prossimo anno. È una storia di compassione. Una storia importante".
Luis Miguel Luchino González Borlani nasce a Panama il 3 aprile 1956. La madre è l'attrice italiana Lucia Bosé (il vero cognome è Borlani), il padre il torero Louis Miguel Dominguín (González). Cresce in Spagna circondato da celebrità come Ernest Hemingway e Pablo Picasso. A 17 anni lascia il suo Paese per studiare danza, prima a Londra con Lindsay Kemp, poi a Bruxelles con Maurice Béjart. Inizia la sua carriera come attore ma è con la disco music che arriva al successo. Appassionato di calcio, tifa per il Real Madrid, club della città in cui vive.
I suoi successi Con la hit Super Superman a 23 anni Miguel Bosé diventa l'idolo delle ragazzine. Nel 1980, grazie a Olympic Games, arriva la prima delle sue tre vittorie al Festivalbar. Come attore ha recitato in oltre 30 film. Nel 1990 è accanto ad Alberto Sordi ne L'Avaro. L'anno dopo è il protagonista di Tacchi a spillo di Pedro Almodóvar, mentre nel 1994 gira La Regina Margot. Nel 2002 conduce su Italia 1 il reality Operazione Trionfo. Ora è in testa alle classifiche col cd Papito.
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