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Brad Pitt: ho 6 figli perché sono un bambino anch'io

A fine mese lo ammireremo, più sexy che mai, alla Mostra del Cinema con Burn after reading. Ma il ruolo preferito da Brad Pitt è quello di papà. Per divertirsi quanto vuole, mettere in disordine e persino volare via in aereo quando cominciano i guai

di Elisa Leonelli - 01 Settembre 2008

Da anni è ospite fisso nelle classifiche degli uomini più sexy del mondo. Con la sua compagna, Angelina Jolie, nel 2007 sono stati dichiarati dalla rivista Us weekly "Coppia dell'anno". E adesso il titolo di "Famiglia dei sogni" non glielo toglie nessuno. Il 12 luglio, infatti, sono nati i due gemellini Vivienne Marcheline e Knox Léon, gli ultimi acquisti della "tribù" multietnica Jolie-Pitt (gli altri figli sono: Maddox, vietnamita; Zahara, etiope; Pax, cambogiano; e Shiloh, la prima bimba biologica della coppia, nata in Namibia).

Ora vivono tutti insieme naturalmente in un posto da favola, lo Château Miraval, in Provenza. Da qui Brad esce per incontrare i suoi amici (in prima fila il cantante Bono, che ha una villa poco lontano), per recitare, produrre e presentare i suoi film (il 27 agosto aprirà la Mostra del Cinema di Venezia con Burn after reading, in cui compare al fianco di George Clooney). Ma al di là dei mille impegni da superstar, come lui stesso ammette, il ruolo che ora lo entusiasma di più è quello di papà. E proprio di Brad Pitt in versione genitore cominciamo a parlare.

Come sono i gemellini?

«Fantastici. Hanno solo un mese ma già si vedono le prime somiglianze: Viv è elegante come Angelina. Knox, invece, è la mia copia».

Una parola per descrivere la vita con sei figli.

«Un terremoto. Bisogna organizzarsi con le poppate, per risparmiare tempo e provare a rilassarsi un paio d'ore quando almeno quattro figli su sei riposano (scoppia a ridere). Ma, nonostante questi stratagemmi, a volte la nostra "zona bar" è un po' troppo affollata».

Cosa fa quando è a casa?

«Suono la chitarra, scrivo canzoni orrende (ride) e sto il più possibile con i bambini: facciamo un sacco di giochi e sono molto spassosi. Insieme ci divertiamo un mondo, forse perché, in fondo, io resto un ragazzino esattamente come loro».

In che senso?

«Quando entriamo in una stanza, dopo due minuti tutto attorno è un disastro. D'altra parte, non sono mai stato un tipo ordinato, nel caos mi sento a mio agio. E poi quella seria in famiglia è Angelina».

Davvero?

«Sì, è lei che detta le regole. Zahara, per esempio, quando non riesce a spuntarla con la mamma, viene immediatamente da me perché sa che non riesco a dire di no».

Avrebbe mai immaginato, qualche anno fa, che avrebbe avuto così tanti figli?

«Il desiderio di una famiglia numerosa è una delle cose che ha avvicinato me e Angelina. Ho sempre pensato "Se lo fai, fallo alla grande". Dobbiamo arrivare almeno a 11. Vorrei mettere su una squadra di calcio (ride)».

La sua vita è cambiata radicalmente da quando, nel 2004, ha incontrato Angelina.

«Lei è il mio amore, la mia donna, la madre dei miei figli. Il cambiamento è stato totale ed era qualcosa che cercavo. La famiglia è stata la giusta risposta ai miei bisogni».

Ma tirar su sei figli e lavorare non è facile...

«Certo, ma ho anche scoperto che essere padre ti rende molto più efficiente: non puoi perdere tempo. E i bambini cambiano la prospettiva che hai delle cose. Ora, quando devo girare un film, lo scelgo con maggiore attenzione. Mi domando: "Cosa ne penseranno in futuro i miei ragazzi? Sto dando il buon esempio?". Il lavoro resta molto importante per me però, mi creda, il momento più appagante è quando riesco a far fare il ruttino ai piccoli».

Non vorrà dirmi che siete una famiglia come le altre!

«No, proprio come tutte no (scoppia a ridere). Io e Angelina siamo persone piuttosto anticonvenzionali. Lo siamo sempre stati e non siamo cambiati una volta diventati genitori. Così capita che la domenica pomeriggio ci mettiamo sul lettone con i bambini a guardare un film. E, il giorno dopo, magari voliamo tutti in Cambogia».

Siete impegnati in diverse attività umanitarie. Come vi organizzate per spostarvi di continuo con tutta la "truppa" in giro per il mondo?

«Siamo una famiglia di nomadi. Credo che viaggiare sia la migliore istruzione che un bambino possa ricevere. Maddox, che ha iniziato le elementari, frequenta un programma internazionale, per cui neanche per lui cambiare Paese è un problema. L'unica cosa che ci turba sono i paparazzi. I nostri figli pensano che per andare da qualche parte si debba sempre affrontare persone armate di macchine fotografiche».

C'è un modo per sfuggire a questo assedio?

«Noi cerchiamo di spiegare che mamma e papà hanno un lavoro un po' particolare. In più, abbiamo preso il brevetto di piloti (ride)».

Scusi?

«Be', è andata così: Angie volava già e mi ha quasi costretto a imitarla. Dopo un paio di lezioni anch'io mi sono entusiasmato. Per noi è un'ottima via di fuga: i paparazzi ci seguono costantemente, ma non riescono ancora a farlo se ce ne andiamo via in aereo».

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