Kim Rossi Stuart nasce a Roma il 31 ottobre 1969. La mamma, tedesca, è una ex modella. Il papà, Giacomo, è un ex attore. A soli 14 anni Kim lascia la scuola e si iscrive a un corso di recitazione. Considerato uno degli attori italiani più affascinanti, è molto riservato e attento a non far parlare di sé. In passato gli sono stati attribuiti flirt con le colleghe Valentina Cervi e Simona Cavallari. Adesso è fidanzato con Cristina, una ragazza sarda che non fa parte del mondo dello spettacolo. Hobby preferiti: calcio e moto.
Il sole è a picco sulla terrazza del Noga Hilton, uno degli alberghi più famosi della Croisette. Kim Rossi Stuart, più affascinante che mai nella sua leggera abbronzatura, si ripara dietro gli occhiali da sole. È appena arrivato da Roma per presentare, nella prestigiosa Quinzaine des Réalisateurs, il suo primo film da regista: "Anche libero va bene" (già nelle sale italiane). Ne ha fatta di strada dai tempi in cui debuttava sul grande schermo, tenerissimo e timidissimo, ne "Il ragazzo dal kimono d'oro" (quando glielo si ricorda, storce il naso, poi sbotta: "Il secondo della serie era di rara bruttezza"). In questi 20 anni Rossi Stuart è diventato un attore e un regista di talento: il divo più bello, bravo e, ahimè, riservato, del cinema italiano.
Come sta? Si è ripreso del tutto dall'incidente in moto di ottobre? "Zoppico ancora un po', ma le mie gambe stanno tornando al 100 per cento. Purtroppo a Roma non si può fare a meno della motocicletta. Per usare la macchina o prendere i mezzi pubblici devi come minimo avere la pace interiore di un Buddha" (ride).
E per affrontare il Festival di Cannes? (Arrossisce appena) "Anche... Sono emozionato e felice. Emozionato per me. Felice per il mio film. Non mi aspettavo che piacesse tanto".
Il suo film parla di un padre che alleva da solo i due figli dopo che la moglie ha abbandonato tutti. Anche sua madre è andata via di casa quando lei era piccolo. La trama nasce da spunti autobiografici? "È vero, sono figlio di genitori separati e da bambino facevo nuoto, come il protagonista Tommi. Ma il film non è autobiografico: ci ho lavorato con altri tre sceneggiatori, è normale che ognuno abbia attinto alle proprie esperienze. A me interessava raccontare la storia di una famiglia attraverso il punto di vista di un ragazzino. Certo, i personaggi sono estremi: che interesse c'è a raccontare la normalità?".
Come mai ha fatto sia il regista sia il protagonista? "In realtà dovevo soltanto dirigere. Ma l'attore che avevo scelto (Sergio Rubini, ndr.) ha rinunciato per motivi personali. Così ho anche recitato".
Lei interpreta Renato, un uomo in crisi, rigido e collerico. Ma amatissimo dal figlio Tommi: per accontentare il padre, il bambino accetta di giocare da libero, anche se sognava di fare il centrocampista... "Io tifo per lui. Non si può non stare dalla parte dei più piccoli, soprattutto quando iniziano a combattere le battaglie che li fanno diventare grandi. E non hanno le armi per difendersi".
Alessandro Morace, il 12enne che interpreta Tommi, è bravissimo. Come l'ha trovato? "Ho girato come un pazzo per le scuole, le piscine, i campi da calcio di Roma. E ho incontrato almeno un migliaio di ragazzini. Alessandro sembrava il meno interessato, ma aveva uno sguardo speciale... Trovando lui, ho trovato l'anima del film".
In effetti è più facile riconoscere Kim Rossi Stuart negli occhi profondi e tristi di Tommi che negli scoppi d'ira del padre. È vero? "Se tra me e Tommi c'è una somiglianza, non è consapevole, glielo assicuro. Con questo film non voglio dare giudizi. Ma solo mostrare due genitori che con i figli si comportano come possono, sbagliando spesso e rivelandosi fragili. Del resto, un padre o una madre perfetti non esistono e non sono mai esistiti".
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