 |  | «Ho fatto il macho per trent'anni, tanto è vero che quando mi hanno offerto il ruolo di una donna continuavo a chiedermi: ma perché proprio io? Poi, però, il mio ego di attore ha prevalso su quello di maschio». E così John Travolta si è infilato in sgargianti vestiti oversize, si è messo una parrucca cotonatissima e si è trasformato nella casalinga Edna Turnblad, protagonista di Hairspray. Preparatevi, perché nel musical che uscirà il 28 settembre vedrete un Travolta assolutamente irriconoscibile. Soprattutto se lo ricordate supersexy con il completo bianco di Tony Manero ne La febbre del sabato sera o un po' bullo con il giubbotto di pelle di Danny Zuko in Grease.
I due film che hanno fatto di lei un divo sono della fine degli anni Settanta. Come mai ci ha messo tanto per tornare a interpretare un musical? «Aspettavo l'occasione giusta, non volevo rovinarmi la reputazione che mi ero guadagnato con Grease. Perciò ho rifiutato Chorus Line e Chicago. E anche stavolta c'è voluto più di un anno prima di decidermi a dire sì».
Cosa l'ha convinta? «Edna: l'ho sempre detto che i personaggi migliori nelle commedie musicali sono quelli delle donne!» (ride).
Scusi, non era proprio il ruolo femminile a farla esitare? «All'inizio. Poi il regista Adam Shankman mi ha spiegato che gli uomini interpretavano le donne anche nelle opere teatrali di Shakespeare. Caspita, ho pensato, lo devo fare. Solo che temevo di sembrare una drag queen da baraccone, così ho dettato le mie condizioni».
Quali erano? «Ho detto: voglio un seno enorme, un sedere grosso e una vita stretta, come se Sophia Loren o Anita Ekberg avessero messo su 100 chili. E non mi si deve vedere neppure un filo di barba».
Missione compiuta, direi. «Ma che fatica! Cinque ore di trucco ogni giorno. Per non parlare delle protesi facciali e della tuta ripiena di gel che mi intrappolava dal collo ai piedi: era pesantissima, ma non la potevo togliere neppure nelle pause. Il mio amico Robin Williams, che si era vestito da donna in Mrs. Doubtfire, mi aveva avvertito che sarebbe stato un inferno».
Ha scelto lei il look di Edna? «Certo, dai vestiti alle parrucche. Le scarpe me le hanno dovute fare su misura, ho il piede largo. E visto che sono alto 1 metro e 88 ho potuto concedermi il lusso di portare un tacco medio. Ma ballare è stato lo stesso una tortura, le mie ginocchia non sono più quelle di una volta».
La passione per la danza sì, o sbaglio? «Ce l'ho nel Dna, più di quella per la recitazione. A 4 anni già cantavo e ballavo davanti a mia madre. A 6 andavo a lezioni di tip-tap dal fratello di Gene Kelly, Fred. A 12 ho debuttato in un musical e a 16 ho lasciato la scuola per entrare in una compagnia teatrale. Insomma, il ballo ha segnato le tappe più importanti della mia carriera».
Dalla disco music de La febbre del sabato sera al languido passo a due con Uma Thurman in Pulp Fiction. «Se non fosse per La febbre non sarei qui con lei adesso. Ma devo ringraziare anche Lady Diana».
Perché? «Nel 1985, durante un party alla Casa Bianca, la principessa mi ha chiesto di accompagnarla sulla pista. Venivo da un periodo nero della mia carriera, ma il fatto di aver ballato con Diana e lo scalpore che ne è seguito mi hanno fatto resuscitare. Da allora la gente ha ricominciato a interessarsi a me».
In Hairspray ha messo ulteriormente alla prova le sue doti, volteggiando con le gonne e gli oltre 100 chili di Edna. «Proprio le sue enormi curve mi hanno permesso di renderla incredibilmente voluttuosa quando balla. Dal corpo di Edna si capisce che lei e il marito fanno faville a letto. Poco importa che sia un'ex bella donna invecchiata e ingrassata, perché si muove come se fosse alta, magrissima e sexy».
Lei si è sentito sexy in versione Edna? «Ho capito che se fossi una donna sarei una tremenda svergognata (scoppia a ridere). Mentre ero truccato e vestito da Edna, sul set non facevano altro che palparmi. E io li lasciavo fare, inebriato dal potere che esercitavano sugli uomini quelle grosse tette e quell'enorme sedere!».
Il fascino delle forme femminili lo conosceva anche prima di travestirsi. Ha scoperto qualcosa che ignorava? «Ho avuto la conferma che tra calze, reggiseni e tacchi essere donna è fisicamente un lavoro a tempo pieno. Emotivamente, però, è forse più facile: non sono tenute a reprimere i loro sentimenti come gli uomini».
A lei che donne piacciono? «Quelle dal corpo morbido, voluttuoso. Come mia moglie Kelly, che è una falsa magra. Oddio, spero non si offenda».
Kelly è mai stata gelosa delle sue bellissime colleghe? In Hairspray recita con Michelle Pfeiffer. In passato ha lavorato con Uma Thurman, Scarlett Johansson, Halle Berry. «Un buon matrimonio è una conquista quotidiana. Noi due cerchiamo di non farci prendere dalla routine, di alimentare il rapporto di coppia».
Sì, ma come fate? «Ogni sei mesi andiamo da un consulente matrimoniale. Ci insegna a essere più disponibili verso l'altro. Siamo in terapia da 12 anni: senza, ci saremmo separati da un pezzo. Abbiamo anche un altro segreto, ma è più intimo».
Mi può dire qual è? «Ogni tanto andiamo a fare una gita sul mio jet.Quando la scritta “Mantenere le cinture di sicurezza allacciate” si spegne, lascio i comandi al secondo pilota e raggiungo Kelly. Non dico altro, solo che ci piacerebbe avere il terzo figlio».
A 53 anni? «Sono in forma per la mia età: non sono ancora dovuto intervenire (si tira la pelle del viso, mimando il lifting). In fondo, non devo essere cambiato molto se la gente quando mi vede per strada dice: “Guarda c'è Danny Zuko!”».
John Joseph Travolta nasce il 18 febbraio 1954 a Englewood, New Jersey, Usa. Ha origini italo-americane. Il padre Salvatore ripara pneumatici, la madre Helen insegna arte drammatica. John ha tre sorelle e due fratelli, tutti attori come lui. A 22 anni, sul set del film tv The boy in the plastic bubble, incontra il suo primo grande amore: Diana Hyland, 18 anni più grande. Dal 1991 è sposato con l'attrice Kelly Preston, dalla quale ha avuto Jett, 15 anni, ed Ella Bleu, 7. Il divo, seguace del culto di Scientology dagli anni Ottanta, ha due passioni: le moto e gli aerei.
I suoi successi La carriera di John Travolta inizia con un boom strepitoso. La febbre del sabato sera (1977) gli regala la nomination all'Oscar come miglior attore, mentre Grease (1978) è il musical di maggior successo di sempre. Gli anni Ottanta sono un periodo da dimenticare per il divo, che torna sulla cresta dell'onda con Pulp Fiction (1994). Dopo il film d'azione Face off (1997), si dà alle commedie: da Una canzone per Bobby Long (2004) a Be cool (2005), a Old dogs, che ha appena girato con la moglie e la figlia. |  |  |