Le ribelli della bellezza: Colette

Credits: Album - Mondadori
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A Donna Moderna Beauty Experience abbiamo parlato di alcune donne che hanno fatto, anche con la loro bellezza, piccole e grandi rivoluzioni. La scrittrice Gaia Manzini ha tratteggiato la figura di Colette, scrittrice e personaggio strordinario 

“Lei è una verità che dice sempre bugie” diceva Robert Phelp di Sidonie-Gabrielle Colette, tra le più grandi scrittrici francesi, icona indiscussa della Belle époque.

Abito da uomo, sigaretta in mano, sguardo obliquo.
La bellezza di Colette è rivoluzionaria ed è soprattutto questo: lo sguardo di traverso che ti provoca in continuazione. Hai la sensazione che ti guardi dall’alto come un’acrobata: lassù sempre in bilico tra due dimensioni.
Diceva Colette che si può fare a meno di tutto, del denaro, del benessere. Ma non dello stupore. La vita è – deve essere - uno stupore continuo. Sicuramente lo è stata per lei. E cos’è lo stupore se non qualcosa che ci lascia sprovvisti dei soliti appigli, in bilico su una corda, come Colette?

La foto vestita da uomo. L’abbiamo vista rivivere mille volte: in Kim Basinger di Nove settimane e mezzo, così come nelle donne di Armani e nelle bellezze androgine alla Stella Tennant.
Nel Puro e l’impuro, Colette ha parlato dell’impossibile purezza del genere maschile e femminile. Per lei esistono gli unisessuali.
Ad ogni modo, la foto di lei vestita da uomo è del 1909. Colette è già molto famosa a Parigi, è amica del mimo Gorges Wague e durante una delle serate mondane a cui era solita prendere parte, conosce la marchesa di Belbeuf, detta Missy. Missy diventerà la sua migliore amica e la sua amante. Missy ama i vestiti da uomo e ama che Colette sia da poco diventata attrice.
In questo periodo Colette infatti da scrittrice è diventata attrice di teatro, debuttando nel 1906. Fare teatro era uno scandalo. Fu uno scandalo andare in scena con Missy, scambiarsi effusioni saffiche. Fu uno scandalo esibirsi a seno nudo e anni più tardi andare in scena incinta della sua prima e unica figlia.
Nel romanzo La vagabonda (1911), Colette racconta di un’attrice che rinuncia anche all’amore pur di continuare a girare di città in città con i suoi compagni di lavoro, e rimanere "libera e vagabonda" per sempre.
Ecco forse dentro quello sguardo c’è l’imprendibilità. C’è lei che scapperà, si trasformerà, ancora e ancora.


E infatti Colette era già stata qualcun altro. Bambina spensierata e poi moglie di un amico del padre, Henry Gauthier-Villars, detto Willy.
La camicia bianca di pizzo, i polsini ben chiusi. Ma sempre, eccolo sempre uguale: lo sguardo da sopra la spalla, il suo eterno essere in bilico.
Il matrimonio con Willy, tozzo erotomane pieno di amanti e figli illegittimi, non durerà a lungo. Anche se con lui, editore, pubblicitario, giornalista c’era il bel mondo, c’era Parigi, e una certa sfrenatezza. C’era Marcel Proust, la Bella Otero, Debussy, Ravel, Paul Valery. E c’era la scrittura. Perché è a Willy che Colette parla della sua adolescenza, delle sue pulsioni e desideri di ragazza di campagna. Ed è Willy che le suggerisce di scriverne, ed è così che nasce la figura di Claudine e il ciclo di romanzi a lei dedicati che diventano un best seller assoluto. E anche se i romanzi di Claudine vengono firmati da Willy, in copertina c’è una ragazza, la testa reclinata, lo sguardo in tralice. Che presto si libererà dell’arroganza del marito. Il quarto romanzo della serie, forse non a caso, s’intitola Claudine se ne va.

Ascoltare è una forma di concentrazione sovraumana e di dissolutezza mentale, dirà Colette. Ascoltare per diventare le parole dell’altro, essere un altro, provare vite nuove e diverse. Perdere l’equilibrio, ritrovarlo, mutare forma.
Oltre a tutto il resto Colette è stata anche nuotatrice. È così, dando lezioni di nuoto al neanche diciassettenne Bertrand, che i due s’innamorano e continueranno la loro relazione per sei anni. Certo perché nel frattempo, otto anni prima, Colette ha lasciato Missy, ha lasciato il teatro e si è sposata con Henry de Jouvenel, redattore capo de le Matin. E padre di Bertrand. La storia scandalosa e mai nascosta col figliastro fu ancora più scandalosa perché anticipata dal romanzo Chéri (1920) libro amatissimo da Gide.
In una biografia di Colette si parla di una foto di lei al mare a Saint Tropez, il corpo vasto e sgraziato insieme a un amante giovanissimo, il solito sguardo di sbieco. Qualcuno dice che ricorda il suo ambiguo primo marito, Willy. Altri incroci, altri equilibri.

E poi, eccola ancora, seduta nel 1923 alla scrivania. Bella e composta. I capelli più corti, la camicia elegante, gli occhi che sfidano come sempre. Un gatto l’affianca, agile equilibrista quanto lei. È ora direttrice della rubrica letteraria de Le Matin, tra le principali testate parigine. È conosciuta in tutta Europa. È scrittrice, artista, giornalista, in seguito sceneggiatrice. Intellettuale apprezzata da Proust e donna scandalosa. Moglie e ma anche frequentatrice di quei pranzi per sole donne che si tenevano a Parigi all’Amazzone. Sempre unisessuale come avrebbe detto lei. Gran Ufficiale della Legion d’Onore e poi membro della Academie Goncourt.
Colette è stata tutto e il contrario di tutto. Nessuno come lei ha saputo incarnare l’anima multiforme delle donne.

E a conferma di questo, a un certo punto si stufa, se ne va, mette tra parentesi la vita intellettuale e apre un centro di bellezza. È il 1932 e Colette ha quasi sessant’anni. Indossando un camice bianco vende i suoi prodotti di bellezza nei grandi magazzini di provincia e trucca personalmente le sue clienti. Piena di complicità femminile, poco importa se come diceva la poetessa Natalie Barney, amica di Colette, le clienti uscivano dimostrando il doppio della loro età.

È del grande Herbert List la foto di Colette sul suo celebre divano-letto che dal 1949 in poi non lascerà quasi mai.
Mi piace ricordarla così.
È anziana, ma provocatoria, è quasi paralizzata ma ancora acrobata in bilico.
I cappelli come un’esalazione di vapore. La faccia truccata, un Pierrot. Sta ancora sfidando col suo sguardo di traverso. Provoca e si sottrae un’ultima volta. E ancora, nonostante i suoi settantacinque anni, è più bella che mai.

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