Alzheimer: prima lo scopri, meglio lo curi 

Non ci sono farmaci capaci di guarire questa terribile malattia. Ma con una buona assistenza si possono controllare i sintomi

di Cinzia Testa  - 02 Febbraio 2006

Il mese della prevenzione

Se un tuo familiare ha strani vuoti di memoria, chiama lo 02809767. Donna Moderna dedica il mese di febbraio alla prevenzione della malattia di Alzheimer con Alzheimer Italia. Puoi telefonare fino al 1° marzo ogni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle 9.30 alle 12.30. O inviare un’e-mail a: info@alzheimer.it.

Basta qualche vuoto di memoria e si pensa subito all’Alzheimer. Una malattia che fa paura, perché distrugge progressivamente le cellule del cervello, compromettendo prima la capacità di ricordare, poi di pensare, infine di parlare. Dopo i 65 anni colpisce una persona su 20. «Oggi, però, si può scoprire la malattia ai primi sintomi» spiega Alberto Spagnoli, psicogeriatra consulente della Federazione Alzheimer Italia, che riunisce tutte le associazioni italiane. «E anche se non esistono farmaci capaci di guarire, ci sono accorgimenti che funzionano come vere terapie riabilitative, perché rallentano il decadimento cognitivo». Vediamo allora con la guida del nostro esperto quali sono i primi segnali del disturbo. E che cosa possono fare i familiari per assistere chi ormai soffre di questa terribile malattia e aiutarlo a condurre una vita il più normale possibile.

I dieci campanelli di allarme

Ecco i segnali premonitori del disturbo messi a punto dall’Alzheimer association, la società americana che riunisce i maggiori esperti internazionali. Di fronte ad almeno quattro sintomi è meglio rivolgersi a un neurologo o a un geriatra.

Va spesso in confusione e ha dei vuoti di memoria

È normale scordarsi un appuntamento. Diventa preoccupante se le dimenticanze sono frequenti o si è spesso confusi.

Non riesce più a fare le cose di tutti i giorni

Dimenticare una volta la pentola sul fuoco è distrazione. Ma ai malati di Alzheimer capita di cucinare un pasto, scordarsi di servirlo o di averlo preparato.

Fa fatica a trovare le parole giuste

È normale avere un nome sulla punta della lingua. Il malato di Alzheimer, invece, non ricorda parole semplici o le sostituisce con altre illogiche: come zuccotto al posto di cappotto.

Sembra che abbia perso il senso dell’orientamento

Non è preoccupante sbagliare la fermata dell’autobus. Lo è se si perde la strada di casa o non si capisce dove ci si trova.

Indossa un abito sopra l’altro, come se non sapesse vestirsi

Può succedere a tutti di uscire di casa con il golf messo al rovescio. Chi è malato, però, indossa, per esempio, due giacche d’estate o infila l’accappatoio al posto del soprabito.

Ha grossi problemi con i soldi e i calcoli

Il malato di Alzheimer non riesce più a distinguere tra uno e cento euro. Cancella dalla mente dei numeri e anche una semplice somma lo mette in crisi.

Ripone gli oggetti nei posti più strani

Cercare gli occhiali e poi accorgersi di averli in testa è pura sbadataggine. Chi soffre di Alzheimer, invece, ripone gli oggetti in luoghi strani. Per esempio, il ferro da stiro in frigorifero.

Ha improvvisi e immotivati sbalzi d’umore

Capita a tutti di svegliarsi ogni tanto con la luna storta. Ma nei malati gli sbalzi d’umore assalgono ogni giorno, di colpo e senza apparenti motivi.

Non ha più il carattere di un tempo

Invecchiando certi difetti si accentuano. Ma l’Alzheimer cambia completamente il carattere. E chi ne soffre da tranquillo può diventare irascibile, diffidente.

Ha sempre meno interessi e spirito di iniziativa

Non si tratta solo di non avere più lo spirito di un tempo, il malato di Alzheimer perde interesse in quello che fa. Per esempio, inizia a trascurare la casa.

Le strategie per aiutare  il malato a stare meglio

Programmare bene la giornata. La sveglia sempre alla solita ora, la spesa al mattino, una passeggiata al pomeriggio. «Creare una routine migliora il rapporto con lo spazio e con il tempo, spesso confusi» spiega lo psicogeriatra Alberto Spagnoli.«Camminare, poi, favorisce l’ossigenazione del cervello, aiutando a tenere sotto controllo alcuni disturbi

come l’agitazione o l’insonnia».

Mettere dei post-it qua e là. Applicare dei promemoria su armadi e cassetti serve a ricordargli che cosa contengono. «In questo modo il malato riesce a muoversi in totale autonomia» dice il dottor Spagnoli.

Curare il suo guardaroba. «Metterlo in condizioni di vestirsi da solo è importante sia per mantenere alto il suo livello di autostima sia per stimolarlo a compiere gesti in sequenza» spiega l’esperto. Per questo è bene scegliere chiusure con il velcro, cerniere lunghe, reggiseni che si allacciano davanti. Così come riporre gli abiti nello stesso ordine in cui vanno indossati.

Incoraggiarlo ad avere un hobby. Leggere, ascoltare la musica, curare le piante, lavorare a maglia: vanno bene tutte le attività che ha sempre amato. «Dedicarsi a passatempi piacevoli lo rasserena e, soprattutto, mantiene allenato il cervello» spiega lo psicogeriatra «perché stimola i contatti tra i neuroni ancora attivi».

Preparare dei pasti semplici. Fare in modo che sia  indipendente a tavola lo aiuta a restare attivo. L’ideale è preparargli piatti che possa mangiare con facilità, come bocconcini di carne senza intingoli, pasta corta con sughi densi a base di ricotta e broccoletti.

Non correggerlo quando parla. Se usa una parola

sbagliata, spesso viene istintivo correggerlo, soprattutto all’inizio della malattia. Ma così si rischia di farlo

sentire a disagio e di confonderlo di più. Per aiutarlo a esprimersi, quando parla, bisogna guardarlo negli occhi.

Non esprimersi in modo compilcato. Se i discorsi

sono lunghi, con molti concetti, fa più fatica a seguire il

filo del discorso. E rischia di chiudersi ancora di più

in se stesso. «È molto meglio parlare lentamente, con parole semplici e un tono di voce basso» dice l’esperto.

Non modificare troppo il suo ambiente. A volte si spostano mobili e si fanno cambiamenti per evitare brutte cadute. In questo modo però si rischia di farlo sentire più smarrito. Meglio i piccoli interventi, utili ma non visibili, come il blocco ai rubinetti per evitare che lasci scorrere l’acqua tutto il giorno.

Non accompagnarlo alla toilette. È sbagliato imporre la propria presenza quando deve lavarsi, perché lo si mette in imbarazzo e basta. Si può, per maggior sicurezza, togliere la chiave del bagno, preparare tutto quello che gli serve e lasciare che faccia da solo.

Non impedirgli di tenere i soldi con sé. È una precauzione che viene presa quando ci si accorge che il malato non dà più valore al denaro. «Questa è la fase in cui il suo cervello inizia ad avere difficoltà con i numeri e i calcoli» dice

il dottor Spagnoli. Anche qui, però, per non minare

la sua austostima, è meglio lasciare nel portafogli 20,

30 euro in piccoli tagli e avvisare della situazione

i negozianti della zona con i quali si è più in confidenza.

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