Anche le lacrime sono una medicina 

Quando si perde una persona cara è giusto lasciare libero sfogo al dolore e alla rabbia
Soltanto così si trova la forza di ricominciare

di Laura D'Orsi  - 24 Ottobre 2007

Dopo un lutto il dolore che si prova può essere immenso. E, a volte , sconvolge a tal punto l'esistenza da impedire di andare avanti. "Succede soprattutto se la morte è stata tragica e improvvisa. O quando la disperazione si congela dentro e si soffocano le lacrime, la rabbia e le altre emozioni negative" spiega Francesco Campione, docente di Psicologia clinica all'Università di Bologna e coordinatore del Progetto Rivivere che si occupa della rielaborazione del lutto (tel. 051552314). Eppure è proprio il dolore, con tutte le sue manifestazioni, che permette lentamente di accettare quanto è accaduto e di risollevarsi.

Accettare il pianto e la paura. La prima reazione quando si perde una persona amata è quasi sempre di shock e di incredulità. "Non può essere vero" ci si continua a ripetere. "Il rifiuto della realtà è una difesa della mente per attenuare l'impatto della perdita. Serve a "prendere fiato",  ad arrivare alla consapevolezza di quanto è accaduto con più gradualità" spiega Campione. Quando la nebbia della negazione inizia a dissiparsi, ci si rende conto della realtà. E si viene invasi da profonde sensazioni di dolore, di paura, di smarrimento. Ma il lutto suscita anche collera: ci si sente vittime di un'ingiustizia, e sensi colpa. "Potevo fare di più" ci si ripete spesso. O ci si chiede: "Perché non gli ho dimostrato tutto il mio amore?". Tutti i rimpianti, i sogni infranti, i sentimenti contraddittori che si provavano per chi non c'è più, escono alla luce, in modo disordinato. Proprio questo fluire doloroso delle emozioni rappresenta la prima tappa verso il superamento del lutto.

Non avere fretta di reagire. La strada è ancora lunga, ma intanto la psiche si sta adattando al cambiamento. "È fondamentale in questa fase non chiudersi, e avere vicino qualcuno disposto ad ascoltare e accogliere il pianto, i pensieri e i ricordi ossessivi. Questo periodo può durare anche mesi, ed è normale che sia così. Prima di cominciare a sentirsi meglio, può passare anche un anno, un anno e mezzo" conferma l'esperto. Ma dopo questi momenti bui, alcuni segnali fanno capire che si sta riprendendo a vivere.

Per esempio, ricordare i momenti trascorsi con chi non c'è più diventa più dolce e rasserenante. Non si ha più bisogno di qualcuno sempre vicino, né di distrarsi a tutti i costi. Giorno dopo giorno ci si accorge di non pensare sempre alla persona scomparsa. Perché ci si sta dando il permesso di andare avanti. Solo se la sofferenza sembra non esaurirsi mai e si cade in un profondo stato depressivo che tende a peggiorare col tempo bisogna chiedere aiuto a uno specialista. Senza per questo sentirsi deboli o inadeguate.

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