Che nostalgia! 

Claudia rimpiange i tempi dell'infanzia in cui tutto le sembrava più rosa. I suggerimenti per iniziare a guardare al futuro con fiducia

di Maria Rita Parsi  - 04 Dicembre 2006

«In certi momenti guardo il film della mia vita e vorrei riportarlo all'inizio, quando tutto era bello e vivevo di sogni. Oggi mi restano solo i ricordi. E ho paura che i  tempi andati non ritornino più. Sono infelice, cosa devo fare?».

Claudia, Catania

Carissima Claudia, la nostalgia è un sentimento dolce e amaro, che porta a rivivere le immagini e i sapori del passato, ammantandoli di fascino. Come in un sogno a occhi aperti, dove si omettono gli eventi tristi e rimangono solo i ricordi più rosei. Per guardare con fiducia al futuro, però, l'importante è capire perché scatta questo meccanismo di idealizzazione che fa soffrire. Ci si riesce con l'aiuto delle domande di seguito, utili a tutte le altre lettrici con lo stesso problema.

Le domande da farsi

1 Ho vissuto un'infanzia dorata?

2 Da bambina mi sono mai sentita infelice o sconfitta?

3 I miei genitori riponevano in me altissime aspettative?

4 Sognavano un lavoro di prestigio e una famiglia perfetta per me?

5 Mi sento spesso frustrata senza sapere il perché?

6 I sogni e i desideri mi sembrano davvero irrealizzabili?

Le prime due domande servono a capire se l'infelicità dipende dal fatto di considerare l'infanzia un'età dell'oro irripetibile. Da adulte, allora, persino i grandi successi appaiono troppo piccoli, rispetto al mondo da fiaba in cui si viveva da bambine. Le domande centrali aiutano a scoprire se le delusioni del presente derivano dall'atteggiamento dei genitori, che sognano per le figlie traguardi eccellenti (la laurea, un ottimo lavoro, una famiglia ideale). È possibile, quindi, che ci si senta in colpa e in debito con la vita, come se mancasse sempre l'ultimo tassello del puzzle della felicità. Le ultime due domande fanno riflettere su un altro aspetto: forse si prova un senso di frustrazione indefinito perché alcuni obiettivi non ancora raggiunti lasciano l'amaro in bocca.

Le vie d'uscita

Se il problema è che l'infanzia sembra un'età dell'oro irripetibile, bisogna smitizzarla, andando indietro con la memoria. A quando, per esempio, i genitori rimproveravano i capricci e gli errori. Far riemergere i ricordi spiacevoli, però, non deve mettere ansia: è un semplice esercizio. Serve a capire che la vita è sempre un'alternanza di alti e bassi, da piccole e da adulte. Se, invece, ci si sente sempre in debito con la vita, si può vincere il senso di colpa pensando che ogni genitore sogna cose meravigliose per il futuro dei figli. Ma non per questo ama di meno, nel caso in cui non si arrivi a certi traguardi. Non vale mai la pena, quindi, di farsi schiacciare da un fardello troppo pesante di aspettative. Se, infine, quello che fa soffrire sono gli obiettivi non ancora raggiunti, il modo migliore per reagire è imparare a definire concretamente quali sono i sogni e i desideri da realizzare. Magari con l'aiuto di un coach: non è uno psicologo, ma un esperto che insegna come mettere a frutto i propri talenti.

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