Come scegliere l”analista giusto 

Solo quando ci si sente a proprio agio con lo psicoterapeuta, la cura funziona. Cinque indizi per capire se i suoi consigli saranno utili

di Laura D'Orsi  - 25 Ottobre 2006

Superare un momento difficile, affrontare l'ansia, vincere una fobia. Sono tanti i motivi per cui ci si rivolge a uno . Capire se si ha di fronte quello giusto, però, non è sempre facile. «Già il primo colloquio, comunque, dà degli indizi importanti per capire se si è sulla strada giusta» spiega Michele Novellino, psichiatra e autore di Scegliere lo psicoterapeuta (Franco Angeli). «Conta molto l'istinto: se ci si sente a proprio agio e liberi di esprimersi, si può decidere di continuare».

Il periodo di prova

Alcuni psicoterapeuti propongono al paziente un periodo di prova per valutare insieme la compatibilità reciproca. È un'occasione da sfruttare. «Se qualcosa non va si vede dai dettagli» dice Anna Salvo, psicoanalista. «Un campanello d'allarme deve scattare quando il terapeuta sembra distratto o non stacca il cellulare durante la seduta. E se ci sono fonti di disturbo che impediscono al paziente di rilassarsi: via vai di gente nello studio, continue interruzioni. Se il terapeuta ascolta volentieri e si mostra interessato, invece, la serietà è garantita». Meglio diffidare anche di chi promette guarigioni troppo rapide. «Per quanto bravo, l'analista, non è un "mago"» avverte l'esperta. «E non può avere in mente la soluzione preconfezionata che risolve ogni problema».

I primi bilanci

Dopo una decina di incontri è possibile tracciare un bilancio. «Si è sicuri di aver trovato un aiuto valido quando gli stati d'animo iniziano a rasserenarsi e, in generale, si comincia a sorridere alla vita» spiega Giorgio Nardone, psicoterapeuta e direttore del Centro di terapia breve e strategica di Arezzo. Ecco i segnali che dimostrano se la terapia funziona.

1 I disagi fisici, il senso di frustrazione, lo stress e le paure si attenuano.

2 Le relazioni con gli altri e il tono dell'umore migliorano e ci si sente più efficienti e concentrati sul lavoro.

3 Pian piano si riscopre la voglia di uscire per distrarsi e trovare nuovi stimoli. Si rinsalda l'intesa di coppia.

4 Si pensa meno ai conflitti del passato, con il desiderio di guardare avanti.

5 Durante le sedute si ha l'impressione di essere meno dipendenti dal terapeuta e pronti a farcela da soli.

Se tutto questo non accade, significa che lo specialista scelto non è adatto. «Ma non ci si deve scoraggiare o rinunciare» conclude Nardone. «Conviene mettersi alla ricerca di un altro professionista, senza addossarsi la responsabilità del fallimento della cura precedente. Che, al contrario, va vista come il primo passo del percorso che porta a ritrovare se stessi».

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