Contro il tumore dell’utero ora c’è un vaccino 

La malattia più temuta dalle donne, adesso si può sconfiggere. Grazie a esami all'avanguardia e a un'iniezione speciale

di Cinzia Testa  - 28 Febbraio 2007

Per la prima volta si può sconfiggere un tumore con una vaccinazione. È arrivato finalmente anche in Italia il primo vaccino (si chiama Gardasil) che previene il tumore al collo dell'utero. La notizia è di quelle davvero importanti perché, malgrado lo screening oggi permetta una diagnosi precoce, il carcinoma del collo dell'utero resta ancora la seconda causa di morte per cancro (dopo quello al seno) nelle donne. Ogni anno se ne ammalano circa 3.500 tra i 15 e i 44 anni. E quasi la metà muore.
«Il cancro del collo dell'utero è provocato da alcuni virus (il 16 e il 18) della grande famiglia dei Papilloma virus» spiega Antonio Perino, direttore della clinica ginecologica dell'università di Palermo, e pioniere italiano degli studi sul vaccino. «I dati recenti dicono che circa otto giovani su 10 vengono in contatto con questi virus, ma la maggior parte delle volte l'organismo se ne libera spontaneamente nell'arco di qualche mese, senza lasciare tracce. In una piccola percentuale di casi, invece, il virus rimane nel corpo. E scatena un'infezione che aumenta le probabilità di ammalarsi di cancro». Per questo è fondamentale batterlo sul tempo. Ecco come.

Il mese della prevenzione

Donna Moderna dedica marzo alla prevenzione del tumore al collo dell’utero in collaborazione con l’équipe del professor Antonio Perino dell'Università di Palermo. Telefonare ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10 alle ore 13 ai numeri 0916552004-6517894, o inviare un'e-mail a: perino@unipa.it.

La vaccinazione

Il nuovo vaccino potenzia le difese del sistema immunitario contro i ceppi di Papilloma virus “cattivi”. Il momento migliore per fare la vaccinazione è a 12 anni. «A questa età, infatti, è quasi impossibile che una bimba sia stata già infettata perché il contagio avviene con l'attività sessuale» spiega il professor Perino. Si può fare anche più avanti, a patto di non avere ancora avuto rapporti e comunque non oltre i 25 anni. L'unica differenza è che per le ragazzine la vaccinazione è gratuita.
Non solo: in Italia, unico caso in Europa, questa primavera 280 mila ragazzine riceveranno un invito a fare il vaccino nella Asl di zona. Le altre, quelle più grandi, possono chiedere al proprio ginecologo di sottoporsi alla vaccinazione a pagamento: costa circa 180 euro e si acquista in farmacia. La protezione si raggiunge con tre dosi a distanza di tre mesi una dall'altra. «Per chi ha più di 25 anni, invece, la prevenzione più efficace è effettuare periodicamente il Pap Test, che consiste nel prelevare alcune cellule dalla cervice uterina e studiarle al microscopio». E da poco c’è un esame ancora più preciso.

Il nuovo test

L'esame più all'avanguardia, l'Hpv DnaPap, si fa esattamente come il Pap Test: il ginecologo raccoglie un campione di cellule dal collo dell'utero. Ma in laboratorio viene fatta un’analisi più approfondita, che scopre la presenza del virus nel Dna delle cellule. In altre parole, individua i virus pericolosi molti anni prima che diventino attivi, a differenza del Pap Test che “vede” le cellule anomale solo quando si sono moltiplicate e hanno già aggredito una parte dell'utero. Per ora l'Hpv DnaPap test viene consigliato ogni volta che il Pap Test ha dato un esito dubbio.
Ma presto nelle donne di oltre 30 anni, cioè quando il rischio di cancro del collo dell'utero aumenti, dovrebbe venire abbinato al Pap Test, proprio come avviene negli Stati Uniti. Se entrambi i test sono negativi significa che non si è predisposte alla malattia. Nella pagina seguente il professor Antonio Perino risponde ai dubbi, sul Papilloma virus, più diffusi tra le donne.

Tutte le risposte sul papilloma virus

Come si prende il virus?

Il Papilloma virus si trasmette per via sessuale ma, a differenza di altre malattie simili, per contrarlo non serve avere un rapporto sessuale completo. Perché il virus non si annida nel liquido seminale, bensì sui genitali e le mucose. Basta quindi il contatto prolungato tra le parti intime per trasmettere l'infezione.

Il preservativo protegge dal contagio?

Proprio perché il contagio non avviene solo con la penetrazione, il condom non difende completamente dal rischio di infezione.  Ma è comunque una buona protezione soprattutto nel caso di rapporti sessuali occasionali e perché è la principale difesa contro altri virus pericolosi come l'Hiv.

I condilomi sono un rischio?

Le verruche genitali, chiamate condilomi, compaiono sui genitali esterni oppure, più raramente, sul collo dell'utero. Sono provocate sì dal Papilloma virus, ma dai tipi 6 e 11, che non sono aggressivi. Non bisogna quindi pensare che si trasformino in tumore. Vanno comunque curate e tolte in ambulatorio con il laser.

Quali sono i sintomi da controllare?

Purtroppo il virus non dà alcun sintomo. Rimane silenzioso sia mentre è ancora un ospite inattivo sia quando si risveglia. Ecco perché è estremamente importante prevenire l'infezione con il vaccino e fare sempre le visite di controllo periodiche.

Ogni quanto va fatto il Pap Test?

Gli esperti consigliano l'esame ogni due o tre anni. Ma chi vuole stare più tranquilla, può richiedere il Pap Test anche ogni anno. Si può fare dal proprio ginecologo, in un ambulatorio della Lega italiana per la lotta ai tumori e nei reparti ginecologici degli ospedali.

E se il medico chiede un secondo test?

In cinque casi su 100 il referto del Pap Test indica la sigla  Asc-Us, che può spaventare. Ma significa solo che non è chiaro se è presente il Papilloma virus oppure se si tratta di qualche altra infezione semplicissima da curare, come per esempio la Candida. Il medico, allora, consiglia di ripetere l'esame dopo sei mesi, per controllare se si tratta veramente di un’alterazione delle cellule dovuta al Papilloma.

La scritta Cin sul referto deve preoccupare?

Quando compare la scritta Cin sul referto del Pap Test è seguita da un numero tra 1 e 3. La sigla inglese (sta per neoplasia cervicale intraepiteliale) accompagnata dal numero 1 indica che alcuni segni visibili fanno sospettare una lesione pretumorale. Nel caso dei numeri 2 e 3, la lesione è già presente. In questi casi va fatto subito l'Hpv DnaTest per verificare se si è state contagiate dai ceppi più aggressivi del Papilloma virus, cioè il 16 e il 18.

In quale modo ci si può curare?

Se l'Hpv Dna Test conferma la presenza dei virus 16 e 18, purtroppo non ci sono delle cure in grado di fermare l'infezione. Il ginecologo consiglia di tenere sotto controllo il virus con esami periodici, di solito ogni sei mesi. Se ha già causato delle lesioni viene eseguita una colposcopia di conferma, cioè il prelievo di un campione di tessuto dal collo dell'utero. E poi è necessario asportare le lesioni. L'operazione viene fatta in ambulatorio in anestesia locale.

La vaccinazione protegge per tutta la vita?

Secondo gli studi condotti finora, è sicura una copertura di circa 15 anni.  Ma le ricerche non sono ancora terminate, quindi la protezione potrebbero rivelarsi ancora più duratura. In ogni caso, se in futuro gli specialisti noteranno un abbassamento della copertura, chiederanno immediatamente un richiamo a tutte le donne che sono già state vaccinate.

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