Cure dolci per ragazzi in crisi 

La medicina alternativa contro bulimia e anoressia. Si usa già in un centro italiano d'avanguardia e i risultati sono ottimi

di Rossana Cavaglieri  - 06 Marzo 2008

Un adolescente ogni dieci. Mettili tutti insieme e fanno un piccolo esercito. Un esercito di ragazze ma anche di ragazzi che hanno dichiarato guerra al cibo. Per i giovani che soffrono di  disturbi del comportamento alimentare oggi c'è una speranza in più, offerta dall'incontro tra medicina ufficiale e terapie non convenzionali. Lo dimostra l'esperienza di Palazzo Francisci, centro della Asl 2 Umbria di Todi (www. ausl2.umbria.it, telefono 0758943302), che con la struttura gemella Giovanni Gioia di Chiaromonte, in Basilicata, ospita a carico del Servizio sanitario ragazze e ragazzi di tutta Italia con problemi di anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari. "Per questi giovani il corpo e il cibo sono ossessioni che invadono la mente come un virus" spiega Laura Dalla Ragione, psichiatra e fondatrice di Palazzo Francisci, che ha raccontato l'esperienza in  un libro appena uscito L'anima ha bisogno di un luogo, disturbi alimentari e ricerca dell'identità (tecniche nuove).

"La loro patologia ha origini complesse che non possono essere affrontate con gli psicofarmaci o, nel caso dell'anoressia, con l'alimentazione forzata. Anche una volta recuperato il peso si può ricadere nella malattia perché non ci si è liberati dal pensiero fisso. Le tecniche di medicina integrata, invece, agiscono contemporaneamente nella mente e  nel corpo e sono poco aggressive". L'agopuntura, per esempio, è un metodo dolce con effetti scientificamente dimostrati contro le dipendenze: a Palazzo Francisci viene usata per controllare la fame compulsiva nella bulimia, e per combattere ansia e insonnia. "Tra i farmaci diamo la preferenza a quelli omeopatici che aiutano a riequilibrare il sistema ormonale e stimolano le risorse dell'organismo" aggiunge l'endocrinologa Simonetta Marucci, esperta di omeopatia  e coautrice del libro. Anche i Fiori di Bach portano sulla strada della guarigione. "Con una ricerca realizzata al Centro abbiamo scoperto che aiutano le ragazze a riconoscere le proprie emozioni, e a identificare meglio le sensazioni legate a fame e sazietà" spiega Simonetta Marucci.

"I due più efficaci sono risultati Mustard e Wild Oat". Nei tre mesi che passano ospiti del centro, e nel periodo successivo  che può arrivare fino a due anni e in cui vengono seguiti in ambulatorio, i ragazzi frequentano anche laboratori di danza, teatro, terapia cognitiva e meditazione. "Il filo comune è la ricostruzione del sé" aggiunge la dottoressa Marucci. "Durante il rilassamento, per esempio, le ragazze imparano a concentrarsi sulle varie parti del corpo, senza giudicarlo. È un modo per riconoscere la propria identità. E distogliere la mente dal pensiero ossessivo del cibo".

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