Genitori, imparate ad ascoltare 

Un adolescente finisce dallo psichiatra perché si comporta male a scuola. Ma non è malato. Sta solo chiedendo agli adulti di occuparsi di lui

di Giorgio Maria Bressa  - 08 Maggio 2008

Riccardo è un ragazzo che mi è stato inviato da uno psicologo per una valutazione. È in una fase delicata dell'adolescenza: ha ancora i lineamenti da bambino, ma la voce sta diventando piena. Il problema che affligge questa famiglia, mi racconta la madre, è quello di una carriera scolastica disastrosa per le intemperanze continue che gli insegnanti giudicano inaccettabili. Riccardo sui banchi si muove continuamente, è distratto e disturba gli altri. È già stato bocciato e quest'anno rischia di esserlo ancora.

Mentre la madre parla, Riccardo sta immobile, con il mento in una mano e le gambe lunghissime raccolte sotto la sedia. E per tutto il tempo resta fermo così, non gesticola, ascolta e muove appena il capo per dissentire. Interrompo il racconto della madre per chiederle se questa incredibile calma non appaia incomprensibile, visti i precedenti del ragazzo appena narrati.

Finché non è proprio Riccardo ad aprire uno spiraglio di comprensione: "Mi avete sempre sottovalutato in famiglia, e allora mi è venuto in mente di fare il cattivo: almeno così vi sareste occupati di me!".

Il coach dice: talvolta i genitori, in  modo del tutto inconscio, leggono solo la parte più superficiale dei comportamenti dei figli. E si preoccupano di trovare una soluzione a quello che però è solo un sintomo. Come l'andare male a scuola, nel caso di Riccardo. Ma così ottengono l'effetto opposto: il ragazzo si sente ancora più incompreso e, lasciato solo con i suoi turbamenti, estremizza i suoi atteggiamenti.

Anche se ormai il danno è fatto, sappiate che non è troppo tardi per rimediare. L'importante, in situazioni come queste, è agire su due fronti. Da una parte ci vuole un appoggio psicologico per rinforzare l'autostima del ragazzo. Ma dall'altra è indispensabile che i genitori si facciano aiutare da uno psicoterapeuta per comprendere come mai, senza volerlo, hanno spinto il figlio a ricorrere a simili mezzi. Non è colpa della famiglia, aggiungiamo con chiarezza, perché un errore educativo non è quasi mai in malafede, ma resta un errore. Da rimediare.

Il coach

GIORGIO MARIA BRESSA è psichiatra e docente all'Università pontificia salesiana di Roma. Ha due figli, lavora molto e sogna di prendersi un anno sabbatico per fare il viaggio della vita in Patagonia.

© Riproduzione riservata
Pubblica un commento
bellezza/In-forma/genitori-imparate-ad-ascoltare$$$Genitori, imparate ad ascoltare
Mi Piace
Tweet