Il cerotto della femminilità 

Superare la menopausa chirurgica, che in un colpo solo ruba a una donna l'utero, le ovaie, i sogni e le fantasie più segrete, è difficile. E ora un farmaco promette un aiuto. Che riaccende il desiderio spento

di Cinzia Testa  - 22 Agosto 2007

Chiariamo subito il dubbio: non si tratta di “Viagra rosa”, come spesso si sente dire. Il cerotto appena arrivato in Italia è un farmaco vero e proprio che risveglia il desiderio sessuale dopo la menopausa chirurgica. Quando, cioè, si tolgono l'utero e le ovaie. È destinato, quindi, a tutte quelle donne che hanno affrontato un'operazione molto impegnativa. Con ripercussioni serie tanto sul fronte fisico quanto su quello psicologico. È stato dimostrato, infatti, che circa la metà di queste donne (in Italia sono oltre un milione, di cui molte tra i 40 e i 50 anni) soffre del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo: cioè la carenza o assenza, cronica o ricorrente, del desiderio.
Un problema che causa preoccupazione e infelicità, fa sentire meno femminili, spesso con impatti negativi sulla relazione di coppia. «Oggi si sa che la ragione del disturbo sta nel crollo del testosterone, l'ormone prodotto dalle ovaie» spiega Andrea R. Genazzani, presidente della Società internazionale di endocrinologia ginecologica. «E che svolge un ruolo chiave nella regolazione della libido femminile». Ecco allora che questo nuovo cerotto transdermico a base di testosterone (si chiama Intrinsa) promette un aiuto per riscoprire le fantasie sessuali e superare il disagio del rapporto con il partner, causato proprio dall'intervento. Rispondiamo allora ai principali dubbi sulla terapia insieme al professor Genazzani, che ne ha seguito gli studi.

Come funziona la cura?

Il cerotto, che va applicato sulla pelle pulita, addome oppure parte bassa della schiena, rilascia gradualmente il testosterone. E da lì arriva direttamente nel sangue, senza passare dal fegato. Rimane al suo posto durante la doccia, il bagno, il nuoto o qualsiasi altra attività fisica e va sostituito ogni tre-quattro giorni. Tra i tre e i sei mesi di cura, il medico valuta gli effetti e, in base alla risposta al farmaco, stabilisce se alla paziente conviene continuare la terapia oppure sospenderla.

Serve la ricetta del medico?

Anche se la spesa (55 euro per la confezione con otto cerotti) non viene rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, il farmaco può essere acquistato solo se si è in possesso della prescrizione del proprio medico (va bene anche la ricetta bianca dello specialista). Che, senza bisogno di richiedere esami o indagini particolari, dopo il colloquio con la propria paziente, può prescrivere la terapia.

Ci sono degli effetti collaterali o delle controindicazioni particolari?

Gli studi effettuati fino a oggi riguardano tre anni di trattamento continuato e non si sono verificati problemi particolari. Gli effetti indesiderati che possono comparire nelle donne predisposte sono l'insonnia, l'abbassamento della voce, l'aumento di peso, della peluria sul corpo e sul viso, l'acne e l'emicrania.

Si può scegliere questo trattamento mentre si segue già la terapia ormonale sostitutiva?

Sì, si può dopo averne parlato con il proprio medico. Perché la terapia sostitutiva (Tos) non contiene il testosterone, ma solamente gli estrogeni e i progestinici, cioè gli ormoni femminili che vengono a mancare con l'asportazione delle ovaie.

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