Il dizionario degli psicofarmaci 

Calmano i nervi, tirano su il morale, aiutano
a dormire meglio. Ma come funzionano queste magiche pillole dai nomi misteriosi?

di Laura D'Orsi  - 14 Novembre 2005

Sono i farmaci più usati al mondo. Ma tra sigle complicate e termini misteriosi non sempre si capisce come funzionano: sono gli psicofarmaci. Ecco perché abbiamo chiesto al professor Paolo Pancheri, primario di Psichiatria al Policlinico Umberto I di Roma, di prepare un piccolo, ma chiarissimo dizionario.

Barbiturici Un tempo erano i sedativi e i sonniferi più diffusi. Oggi non vengono quasi più usati, se non per malattie come l'epilessia. I barbiturici agiscono sul sistema nervoso centrale provocando uno stato di sedazione.

Benzodiazepine

Nei foglietti illustrativi vengono indicate anche come BDZ. Utilizzate nella terapia dei disturbi dell'ansia, attacchi di panico e insonnia. Agiscono sul sistema nervoso centrale con una azione sedativa, bloccando l'azione di alcuni neurotrasmettitori, come la noradrenalina e la dopamina, che hanno un effetto eccitante. Le benzodiazepine, però, hanno un problema: possono dare dipendenza.

Imidazopiridine

Simili alle benzodiazepine, anche queste sostanze agiscono sul sistema nervoso centrale. Con un'azione più mirata sul sonno. Insieme al ciclopirrolone e alla pirazolopirimidina sono i sonniferi di ultima generazione. Fanno effetto quasi subito e vengono smaltiti nel giro di poche ore.

I sali di litio

Usati nella cura del disturbo bipolare (detto anche maniaco-depressivo) e nella depressione ricorrente, i sali di litio rendono l'umore più stabile. Il loro meccanismo resta tutt'oggi sconosciuto.

Ssri

La sigla, tradotta dall'inglese, significa inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. E sono gli antidepressivi di ultima generazione. Agiscono aumentando nel corpo la disponibilità della serotonina, un neurotrasmettitore che alza il tono dell'umore. Infatti, in chi è depresso il suo livello è molto basso. Non danno dipendenza né particolari effetti collaterali.

Snri

Ovvero antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina. Sono efficaci soprattutto quando la depressione è associata a stati d'ansia e nei disturbi maniaco-depressivi.

Triciclici

Sono i farmaci antidepressivi "non selettivi". Questo vuol dire che non agiscono solo su sostanze, come la noradrenalina e la serotonina, che alzano il tono dell'umore, ma anche su altre. Possono dare effetti collaterali, come un'eccessiva sedazione e rallentamento nei movimenti. Ecco perché vanno usati sotto stretto controllo medico.

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