Il test che fa bene al fegato 

Oggi chi soffre di epatite riesce a tenere sotto controllo la malattia con un piccolo prelievo del sangue. Ed evita gli esami più fastidiosi

di Laura D'Orsi  - 20 Marzo 2008

Una semplice analisi del sangue permette di  tenere sotto controllo la salute del fegato e di evitare la biopsia, con tutti i disagi che questo esame comporta. Un bel vantaggio per chi soffre di epatite C e deve monitorare l'evoluzione dell'infezione per verificare che non degeneri in malattie più gravi. E sono in tanti. «L'epatite C, solo in Italia, riguarda più di un milione e mezzo di persone. Spesso rimane silente per anni o addirittura decenni, senza dare sintomi. A volte, invece, può causare la cirrosi epatica o addirittura il tumore al fegato» spiega Giada Sebastiani, epatologa dell'Unità di gastroenterologia ed epatologia dell'Ospedale Umberto I di Mestre (tel. 0412607644), il primo centro ad aver sperimentato il nuovo test. «Secondo le ricerche, chi è stato contagiato dal virus dell'epatite C ha 20 probabilità su cento di ammalarsi di cirrosi. Che, a sua volta, può degenerare in un tumore nel tre, quattro per cento dei casi».

Un'occhiata ai tessuti
Per questo è fondamentale tenere sotto controllo l'evoluzione dell'epatite, in modo da cogliere subito eventuali peggioramenti. La prima spia è la presenza e l'accumulo di fibrosi nei tessuti. Significa che c'è un'infiammazione in corso. «I tessuti epatici sono tenuti insieme da una specie di impalcatura, chiamata matrice, che permette i normali scambi tra le cellule. Nel fegato sano, la matrice è formata da una trama molto leggera e delicata. In caso di fibrosi, si presenta molto più indurita, come fosse solcata da tante cicatrici» spiega l'esperta. «Con il passare del tempo, se la fibrosi si aggrava, il fegato non riesce più a svolgere le sue funzioni». Finora l'unico sistema per valutare l'estensione del problema era la biopsia. Cioè il prelievo, con un ago sottilissimo e sotto guida ecografica, di un campione di tessuto da far analizzare in laboratorio. Un esame invasivo, che richiede un giorno di ricovero in ospedale. Ma adesso in quasi l'80 per cento dei casi si può evitare grazie al nuovo test. Solo quando il risultato del Fibrotest lascia qualche dubbio bisogna ricorrere alla biopsia per analizzare direttamente i tessuti.

Un'analisi all'avanguardia
L'efficacia del Fibrotest, si chiama così, è stata confermata da uno studio appena concluso dall'équipe dell'ospedale di Mestre in collaborazione con l'Università di Padova. Si esegue un normale prelievo del sangue. I dati ottenuti, come i valori della bilirubina e di altri parametri, vengono inseriti dal biologo che ha analizzato il campione sul sito internet www.biopredictive.com. Qui un particolare programma li elabora e li combina tra loro fornendo immediatamente il risultato. Naturalmente l'esito deve essere valutato dallo specialista. «Il test ha un'affidabilità simile a quella della biopsia, vicina al 95 per cento» dice la dottoressa Sebastiani. Potendo ripetere l’esame anche una volta all'anno si ha la certezza di curare subito e bene il fegato. Ed evitare grossi guai.

DOVE E COME

Il Fibrotest non è per il momento rimborsabile dal Servizio sanitario e costa dai 70 ai 100 euro. Si può eseguire in alcuni grandi centri come l'Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano (tel. 0264442396) e all'Ospedale Le Molinette di Torino (tel. 0116336397). Inoltre, collegandosi al sito www.biopredictive.com/it, alla voce “laboratori”, si trova una lista dei centri privati in cui si effettua il test.

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