In ufficio non ho grinta 

Sono tante le lettrici che ci scrivono perché non sono capaci di farsi valere sul lavoro. E
ne soffrono. Con questo percorso psicologico potranno capire. E provare a cambiare

di Maria Rita Parsi  - 03 Febbraio 2005

«Sul lavoro non ho grinta e tutti mi passano davanti».

Chiara, Bologna

Oggi voglio proporre un "brain storming", che ogni lettrice può seguire insieme a Chiara, per approfondire gli aspetti psicologici legati al lavoro. Si tratta di una "tempesta di domande" che ci porterà al centro del problema. Così ciascuna potrà scegliere la risposta giusta. Quella che le serve per progettare un modo nuovo, originale e creativo di superare le difficoltà.

Le domande da farsi

1 La mia grinta viene meno solo in ufficio o in altri campi della vita?

2 Cosa provo di fronte a un superiore?

3Quando un mio progetto viene valutato bene sono soddisfatta?

4 Mi piacciono i miei colleghi?

5 Ho la sensazione che tra loro si capiscano mentre io resto esclusa?

6 Quando andavo a scuola provavo qualcosa di simile o è tutto diverso?

7 Il mio lavoro assomiglia a quello di uno o entrambi i miei genitori?

8 Ho potuto armonizzare lavoro e famiglia o sento di trascurare gli affetti?

9 In famiglia come valutano il mio lavoro? Positivamente o negativamente?

10 Ho scelto questo lavoro per necessità ma in fondo non mi piace?

Le prime domande ti possono aiutare a fare il punto sul tuo carattere, sul modo in cui affronti gli altri, se sei grintosa o se metti le tue emozioni in primo piano rispetto all'esigenza di affermarti. Le altre domande sono focalizzate sulla sfera relazionale, dato che il lavoro coinvolge la capacità di vivere con gli altri, di contenere gelosie, invidie e competitività. Altre ancora, forse le più importanti, riguardano "le radici": sono una proposta per rivisitare la tua storia di vita rispetto al lavoro, partendo da come consideravi l'impegno fuori casa dei tuoi genitori, da come interpretavi le loro assenze e da come vivevi la scuola.

In ultimo, ti suggerisco qualche domanda sul presente, per aiutarti a scoprire la tua motivazione, se sei soddisfatta, qui e ora, delle tue scelte e se i tuoi cari ti spronano o ti scoraggiano. Considera che per una donna, a volte, il lavoro sembra significare una rinuncia al privato: così capita di  vivere un conflitto tra la voglia di affermarsi e quella di stare in famiglia.

Le vie d'uscita

Se il problema è caratteriale devi provare a cambiare come persona. Confrontati con te stessa e con gli altri per cercare un nuovo modo di essere.

Se il problema è relazionale, cioè riguarda la capacità di stare con gli altri, allora può esserti utile mettere da parte le conflittualità e guardarti attorno alla ricerca di un buon alleato, un collega che ti aiuti a tirare fuori la grinta che in fondo senti di possedere.

Se il problema riguarda le " radici", ovvero è figlio della tua storia, può essere il caso di fare una ricerca dentro di te con uno psicologo che lavori sul tuo potenziale e sulla tua autostima.

Se il problema è famigliare, nel senso che vorresti dedicare più tempo ai tuoi cari, ascolta questo desiderio e non sentirti in colpa. Ti piace di più la sfera del privato, un bene al quale puoi dedicare le tue preziose energie per far crescere l'armonia in te.

Piccolo dizionario

di psicologia quotidiana

Carattere:

è il nostro modo di agire in mezzo agli altri,

esprime le nostre inclinazioni

e come interpretiamo i ruoli della vita:

con rilassatezza

o puntigliosità, dolcemente, o in modo aggressivo. È il "modo in

cui siamo fatti".

Motivazione:

è la spinta vitale che abbiamo dentro, la voglia di centrare gli obiettivi, l'energia che ci sostiene quando iniziamo un lavoro e nei momenti difficili.

radici:

è la nostra storia, fatta delle esperienze belle o sgradevoli che abbiamo vissuto, base e  premessa del nostro modo di essere di oggi. È il nostro patrimonio profondo di sapere e saper fare.

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