La donazione degli organi 

Se viene approvata una legge sul testamento biologico, è probabile che si possano dare altre disposizioni, oltre a quelle che riguardano eventuali trattamenti di accanimento terapeutico. Una di queste potrebbe riguardare la disponibilità della persona a donare i propri organi

di Paola Fiorio  - 03 Maggio 2007

Se viene approvata una legge sul testamento biologico, è probabile che si possano dare altre disposizioni, oltre a quelle che riguardano eventuali trattamenti di accanimento terapeutico. Una di queste potrebbe riguardare la disponibilità della persona a donare i propri organi. Nel 2006 sono stati effettuati 3.288 trapianti (rene, fegato, cuore, pancreas, polmone, intestino) a fronte di una lista d'attesa di 9.300 pazienti. L'attesa media è di 2 anni e mezzo.

La situazione oggi

Una corsa contro il tempo: gli esami per valutare l'idoneità degli organi da trapiantare, i contatti con il centro trapianti per individuare i pazienti compatibili, infine il prelievo degli organi. È l'iter che precede il prelievo di uno o più organi da un paziente a cui è stata diagnosticata la morte encefalica. Ma, prima di tutto questo, c'è la richiesta ai parenti più stretti di dare il consenso alla donazione, controfirmando la cartella clinica del loro congiunto. Se rifiutano la donazione, sulla cartella verrà scritto che l'autorizzazione è stata chiesta, ma non è stata concessa.

Senza il consenso dei familiari, quindi, i medici non possono procedere al prelievo degli organi. "Con l'introduzione del testamento biologico, invece, la volontà del paziente sarebbe messa nero su bianco, sia nel caso di dissenso sia in quello di consenso" spiega Carlo Guastoni, primario dell'Unità operativa di nefrologia e dialisi dell'Ospedale civile di Legnano. Al momento, la percentuale di rifiuto al prelievo da parte dei parenti si aggira intorno al 20-25 per cento.

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