La prevenzione: che cosa è cambiato 

In Veneto, dal 1° gennaio, le vaccinazioni non sono più obbligatorie: i genitori possono decidere se vaccinare o no i propri figli contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. È uno degli effetti della devolution, che dà autonomia alle Regioni su alcune decisioni di salute pubblica

di Alessandro Pellizzari  - 23 Gennaio 2008

In Veneto, dal 1° gennaio, le vaccinazioni non sono più obbligatorie: i genitori possono decidere se vaccinare o no i propri figli contro difterite, tetano, poliomielite ed epatite B. È uno degli effetti della devolution, che dà autonomia alle Regioni su alcune decisioni di salute pubblica.

Perché questa decisione

Il contesto sociale è molto cambiato da quando l'obbligo delle vaccinazioni provocava l'intervento dei Carabinieri (oggi è prevista una sanzione amministrativa e, dal 1999, il bimbo non vaccinato può frequentare la scuola). Inoltre, occorre allinearsi agli altri Paesi europei (solo in Grecia e Portogallo esiste ancora l'obbligo) e alla legislazione Ue, che prevede la fine dell'obbligatorietà nel 2010.

Le conseguenze

In realtà in Veneto, e nelle altre Regioni che lo seguiranno (si parla di Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Puglia e Trentino), l'obbligatorietà delle vaccinazioni è solo sospesa. "La legge sui vaccini rimane" ha dichiarato Donato Greco, direttore del Dipartimento per la promozione della salute del ministero della Salute. "Se i risultati saranno buoni, si proporrà al Parlamento di trasformare l'obbligo in "offerta attiva"". Cioè, la struttura sanitaria  metterà a disposizione il vaccino e poi i genitori decideranno se vaccinare i figli o no". I pediatri della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), però, si dicono allarmati. Secondo loro, questo potrebbe causare il ritorno di malattie come pertosse o morbillo.

I rischi secondo gli esperti

"Ogni strategia, per essere efficace, deve coprire tutti i bambini di un certo territorio e allo stesso tempo" spiega Alfredo Guarino, professore di pediatria all'Università Federico II di Napoli, che ha fatto parte della Commissione parlamentare per l'infanzia sullo stato delle vaccinazioni in Italia. "La prevenzione a macchia di leopardo comporta alti rischi. Pensiamo all'epidemia di morbillo del 2002, la più grave degli ultimi trent'anni: a Napoli, dove la copertura vaccinale era del 40 per cento, ci furono 30.000 casi, quattro morti e 30 encefaliti. Se non si vaccinano abbastanza bambini, la popolazione a rischio aumenta. "Se si dovesse scendere sotto certi livelli" aggiunge Fabrizio Pregliasco, virologo del dipartimento di Sanità pubblica dell'Università di Milano "potrebbero comparire malattie gravi oggi scomparse". Ma i sostenitori della devolution sono ottimisti: il livello di vaccinazioni (oggi per le obbligatorie è del 96,5 per cento) rimarrà alto.

5 DOMANDE A UMBERTO VERONESI

Molti esponenti del mondo scientifico sono contrari alla scelta del Veneto, lei cosa ne pensa?

"Il Veneto e le altre Regioni che seguiranno questa linea non fanno altro che anticipare il fatto che nessun vaccino sarà più obbligatorio a partire dal 2010. È questa la via del futuro".

Ma non cambierà nulla?

"In diversi Paesi europei l'obbligo delle vaccinazioni è stato abolito da anni. E il tasso di vaccinazioni si è assestato intorno al 95 per cento, che è universalmente riconosciuta come soglia di sicurezza. È un fatto che, in questi Paesi, è stata prima realizzata un'intensa campagna informativa. In Italia no, e per questo io sarei prudente con le previsioni. La gente penserà: "Se non è obbligatorio, non è necessario". Credo che non siamo pronti alla libera scelta da un punto di vista culturale e organizzativo".

L'immigrazione non rappresenta un rischio?

"Rende più acuto il problema. I cittadini che arrivano da altri Paesi non sono più evoluti di noi dal punto di vista della prevenzione".

Non crede che certe vaccinazioni facoltative, come quella per il morbillo, andrebbero garantite a tutti?

"La strategia va aggiornata. Per esempio, si potrebbe abolire l'obbligatorietà dell'antidifterica, che è clinicamente scomparsa, e introdurre la vaccinazione contro il morbillo. Ma anche contro malattie come la rosolia e la meningite".

Alcuni vaccini si devono pagare: questo non ostacola la diffusione delle vaccinazioni?

"Dovrebbero essere gratuiti, ma le risorse sono limitate. Non possiamo più pensare a uno Stato che si fa interamente carico della salute dei cittadini. Si va verso una partecipazione della comunità e dei singoli più estesa".

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