Oggi l’artrite fa meno paura 

Per bloccare questa malattia, ora ci
sono terapie più efficaci. Gli esperti ci spiegano come proteggere le nostre articolazioni. E come riconoscere i primi sintomi del disturbo

di Cinzia Testa  - 19 Ottobre 2005

Lo hanno spiegato gli specialisti riuniti qualche giorno fa per la giornata mondiale delle malattie reumatiche: l'artrite reumatoide si può bloccare. A patto di iniziare presto le cure. «È inutile farsi illusioni: da questa malattia non si guarisce» spiega Roberto Perricone, direttore della Clinica di reumatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. «Ma oggi sono stati messi a punto farmaci che possono cambiare la vita dei malati. L'obiettivo delle cure più moderne, infatti, non è più solo quello di tenere sotto controllo il dolore. Ma di bloccare il meccanismo che è alla base dell'artrite, evitando che peggiori».

Colpevoli della malattia sono alcune cellule del sistema immunitario. Senza una ragione precisa impazziscono e attaccano la pellicola che riveste le articolazioni. Comincia così una lotta nell'organismo, prima sottovoce, poi in modo sempre più acceso. «All'inizio la malattia dà dei sintomi difficili da riconoscere e da collegare all'artrite reumatoide» dice il professor Perricone. «Ma non vanno mai sottovalutati, a maggior ragione se si ha un familiare malato».

Quali sono i campanelli d'allarme? Ci si sente poco bene, mancano le forze, si continua a dimagrire, senza essere a dieta, e si ha sempre la febbre a 37, 37 e mezzo. Se questi disturbi durano da un paio di mesi, ci si deve rivolgere al proprio medico o al reumatologo. Più avanti, invece, le articolazioni iniziano a fare male, a gonfiarsi e a diventare calde e arrossate. Le prime a essere colpite in genere sono le mani, seguite da polsi, gomiti, ginocchia, piedi, caviglie e anca.

Le nuove cure. «Le terapie oggi permettono di condurre una vita pressoché normale» aggiunge il professor Perricone. «E di avere anche dei bimbi, se si vuole». I nuovi medicinali si chiamano Dmards. È una sigla inglese che viene usata in tutto il mondo per riconoscere alcuni farmaci tra i quali la ciclosporina (i nomi commerciali sono Sandimmun e Neoral) e il metotressato (Metotrexato, Teva, Methotrexate). «Hanno la capacità» spiega l'esperto «di frenare le cellule impazzite del sistema immunitario».

Il medico decide qual è il più adatto in base alla gravità dell'artrite reumatoide e allo stato di salute generale. Spesso questi farmaci si usano in associazione. Bisogna, però, avere molta pazienza. Perché a volte i primi benefici si sentono dopo qualche mese. Per questo si deve prendere per circa sei mesi anche un antinfiammatorio che attenua il dolore e calma l'irritazione alle articolazioni. È altrettanto recente un gruppo di farmaci con una sigla degna di un film di fantascienza: anti-TNF-alfa (Embrel, Humira, Remicade). «Bloccano una particolare proteina, il TNF-alfa appunto, che aumenta nel sangue di chi soffre di artrite reumatoide» precisa l'esperto. Per ora questa cura viene prescritta solo quando la malattia è avanzata e le altre terapie non fanno più effetto. Si fa un'iniezione sottocutanea una volta la settimana o ogni quindici giorni. A differenza degli altri medicinali, però, questo è in fascia H: significa che è disponibile solo nelle farmacie interne agli ospedali.

Qui trovi una scheda per sapere di più sull'artrite reumatoide

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