Qui ci vuole orecchio 

Ieri a non sentirci bene erano gli anziani. Ora le cose sono cambiate. E l'udito se ne va sin dai primi anni di vita. Ma rimediare si può. Così

di Cinzia Testa  - 06 Settembre 2007

Sembra strano, eppure il calo dell'udito è diventato un disturbo frequente già attorno ai 40 anni. Quello che una volta era un disagio tipico della vecchiaia, insomma, oggi è un problema diffuso. Di ipoacusia (questo è il termine medico), infatti, soffrono sette milioni di italiani. Numeri destinati a crescere a causa dell'inquinamento acustico che danneggia irrimediabilmente le cellule uditive. Gli specialisti, riuniti recentemente al congresso internazionale di Parigi, hanno dichiarato che le nostre orecchie ormai vengono esposte senza tregua al limite massimo tollerabile (stabilito dall'Organizzazione mondiale per la sanità), pari a 65 decibel. Che cosa fare? "L'unica soluzione è l'apparecchio acustico" spiega Antonio Arpini, professore di audiologia, Università degli Studi di Milano. "I nuovi modelli sono stati perfezionati: niente più i fastidiosi fischi e difficoltà a sentire in ambienti rumorosi. E ce ne sono anche per i bambini molto piccoli". La sordità infantile, infatti, colpisce un neonato ogni mille. A rischio sono i prematuri e i bimbi nati dalla mamma che ha avuto la rosolia in gravidanza. Vediamo, allora, con l'aiuto dell'esperto quali sono i campanelli d'allarme e gli esami da fare.

Per i bambini

I segnali spia

Quando un bambino ha almeno già sei mesi di vita, l'indizio che fa sospettare dei problemi di udito è la mancanza di lallazione: in caso di sordità, infatti, il piccolo non chiacchiera. Prima di quel momento, però, è difficile stabilirlo a meno di fare un test casalingo: il "riflesso di Moro". Mentre la mamma cambia il pannolino al figlio in una stanza silenziosa, il papà senza farsi vedere scuote dei campanellini. Per reazione al trillo, il neonato sdraiato dovrebbe allargare le braccia e le gambe: è la prova che ci sente bene.

Gli esami utili

L'esame che permette di capire la gravità dell'ipoacusia si chiama "Potenziali evocati uditivi". Sulla fronte, sulla testa e dietro il padiglione auricolare vengono applicati degli elettrodi simili a quelli dell'elettrocardiogramma. Sono collegati a un macchinario che registra il segnale acustico che dall'orecchio arriva al cervello dove viene trasformato in suono reso comprensibile. Anche se è un test lungo (dura circa un'ora), i bambini di solito lo vivono come un gioco.

I rimedi

Se la sordità è totale si inserisce un impianto cocleare. In pratica si mette un apparecchietto dietro all'orecchio che cattura il segnale acustico. Un sottile filo collegato a un elettrodo inserito nella coclea (la parte interna dell'orecchio) fa le veci delle cellule uditive. L'impianto viene installato con un intervento in anestesia generale e regolato dopo un mese con il computer. Negli altri casi, invece, cioè se la perdita è fino a 90 decibel, la soluzione è mettere una piccola protesi retroauricolare. È programmata in modo da adattarsi a tutte le situazioni: dal gran baccano durante i giochi in asilo, alla voce bassa della mamma quando legge una favola della buonanotte. Ogni sei mesi circa, per i primi tre anni, il tubicino con la chiocciola uditiva va cambiato per adeguarsi allo sviluppo dell'apparato uditivo. In genere ogni settimana bisogna sostituire la micropila, altrimenti la protesi non funziona più bene.

Il mese della prevenzione

Donna Moderna dedica settembre alla prevenzione della sordità con il professor Antonio Arpini e la sua équipe. Telefona ogni lunedì, martedì, mercoledì dalle ore 12 alle ore 15 al 3315225746 oppure invia un'e-mail a: antonio.arpini@unimi.it

Per gli adulti

I segnali spia

I campanelli che devono insospettire sono tanti. Per esempio la difficoltà di avere una conversazione al cellulare mentre si percorre una strada trafficata. Non perché si fatica a sentire la voce di chi è all'altro capo del telefono, ma perché è difficile distinguere le parole. E lo stesso può capitare durante le cene nei posti affollati. Chi parla bene la lingua inglese, può fare un piccolo test e verificare se è ancora in grado di sostenere un discorso. Con il calo dell'udito, infatti, vengono danneggiate per prime le cellule responsabili della percezione delle consonanti, così abbondanti nella lingua inglese.

Gli esami utili

Per una diagnosi certa è sufficiente fare alcuni test audiologici nell'ambulatorio di audiologia degli ospedali.

Le prove sono semplicissime come, per esempio, riconoscere gli stimoli sonori che vengono inviati con frequenze differenti.

I rimedi

L'ipoacusia in età adulta si controlla con un apparecchio quasi invisibile. È formato da una piccola placchetta da mettere dietro all'orecchio (non si nota neppure se si portano i capelli cortissimi) e da un tubicino sottile o da un piccolo involucro inserito nel condotto uditivo. Ha una capacità di ricezione dei suoni e di amplificazione così elevata da fare ritrovare la stessa sensibilità uditiva perduta. Si puó usare senza problemi anche l'auricolare del cellulare oppure quello dell'iPod. Come ogni protesi, ha una durata di 10 anni e va conservato con cura, protetto dall'umidità e dall'acqua. Si puó indossare anche per 18 ore di seguito, ma va sempre tolto quando si va a letto a dormire.

Per gli over55

I campanelli d'allarme

Dopo i 55 anni le occasioni per accorgersi che le orecchie non sono più quelle di una volta sono davvero tante: per esempio capita spesso di non sentire il campanello di casa o di lasciare che il telefono squilli a lungo, e invano, perché coperto dal volume alto del televisore. Sono i primi segni di ipoacusia, normale quando l'età aumenta.

Gli esami utili

I test audiometrici sono gli stessi che si fanno anche quando si è più giovani, e servono per definire la gravità della perdita.

I rimedi

Per mettere a punto la protesi più adatta è importante fornire al medico più informazioni possibili sul proprio stile di vita. Chi, per esempio, cura i nipotini ha bisogno di un apparecchio estremamente sensibile perché si può ritrovare con più facilità in ambienti molto rumorosi. Ha invece delle esigenze differenti una persona che trascorre molto tempo in casa e dedica il suo tempo libero agli hobby.  Non ci sono problemi, invece, per quanto riguarda la manualità. La protesi più moderna si accende da sola e l'applicazione è così semplice che può essere fatta anche da chi soffre di grave artrosi alle mani. E le dimensioni? Come negli altri casi, la protesi è quasi invisibile. Non solo: chi ha un taglio di capelli non troppo corto può anche sceglierla di un colore molto simile a quello della capigliatura. Per camuffarla meglio e di più.

La protesi a conti fatti

Le protesi per i sordomuti, gli invalidi civili e i bambini fino a 12 anni vengono rimborsate totalmente dal Servizio sanitario nazionale. Gli anziani, invece, hanno diritto a un rimborso parziale. Attenzione, però, i modelli previsti dalla Asl non sono quelli digitali da circa 2.000 euro al pezzo, ma quelli analogici che costano la metà. Di solito vanno adattati manualmente in base all'intensità del rumore esterno, possono essere meno sensibili e più ingombranti e visibili. Come fare allora? Bisogna richiedere alla propria Asl di acquistare la protesi digitale con la "riconducibilità". Cioè si paga di tasca propria solo la differenza tra il costo della protesi analogica prevista dall'Asl, e quella digitale acquistata.

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