Riscopri così la tua bici! 

Dai viaggi al limite del mondo a quelli sotto casa, tutto è una scoperta, se ci si innamora della sella. Come è successo a Daniela Travella, l'unica donna che ha pedalato lungo la Via della seta, attraversando l'Europa fino alla Cina. Ma non occorre andare così lontano per scoprire il piacere delle due ruote

di Barbara Rachetti  - 28 Marzo 2006

Una sola donna ha pedalato lungo la Via della seta, per più di 14 mila chilometri attraversando l'Europa dei Balcani fino alle campagne sterminate della Cina. Ed è Daniela Travella. Ma sono in 15 mila le donne italiane che vanno regolarmente in bicicletta. Dalla passeggiata vicino a casa del fine settimana all'uscita di 100 chilometri delle gare di Granfondo, la passione per le due ruote travolge e fa fare cose da pazzi. Fino a stare in sella nove, dieci ore al giorno, con 50 gradi all'ombra e un vento caldo come il phon che fa bollire i piedi.

Il piacere della lentezza

«Prima la bici per me era il passatempo del weekend, un modo per fare sport all'aperto» racconta Daniela. «A un certo punto, misurarmi con me stessa non mi bastava più. E così sono arrivate le gare, che ho cominciato a seguire per il mondo. Alla fine, la bici è diventata un bisogno, un folletto che mi ha spinta a continuare a pedalare.

Sarà per la velocità che impone, sarà perché i chilometri li devi conquistare, ma in sella mi sento dinamica, perennemente in esplorazione. Così passo dai viaggi al limite del mondo a quelli sotto casa, e mi accorgo che anche qui è tutta una scoperta. Perché è cambiato il mio modo di guardare le cose».

Su questo mezzo antico e democratico, che unisce la snob di città alla contadina cinese, si torna ad assaporare il piacere della lentezza. «Attraversare paesaggi diversi mentre pedalo, anche solo nelle brevi uscite del fine settimana, mi costringe a usare di più i sensi» spiega Daniela.

«Quando spingo sui pedali, per poi lasciar andare via le gambe e godermi la discesa, torno indietro, a una dimensione di vita sepolta. Che mi ricorda di essere fatta di sangue e muscoli, di avere una fisicità che dorme dentro di me, sedata dai ritmi della vita di città. Il cuore che accelera, il respiro che diventa più forte, sono stimoli per il mio cervello, assetato di sensazioni».

Il piacere della fatica

È questo il piacere dello sforzo di resistenza, la sfida a stare ore sul sellino. Non è da tutti. Daniela Travella in effetti ha compiuto un'impresa unica, anche perché era la sola donna tra 20 uomini. Pedalando, ha abbattuto pregiudizi polverosi come le strade che ha attraversato. Quelli della donna che non regge la fatica, che non sta al passo dei maschi.

Tutte storie, spazzate via dall'allegria con cui ha affrontato disagi di ogni tipo. Ma non occorre fare le ciclomaratone per apprezzare la bici. «È un gesto semplice, che tutti possono imparare. E, soprattutto, modulare» spiega Gaetano Daniele, medico della Nazionale di ciclismo.

«Si può sempre scegliere la pianura, scalare il rapporto, rallentare per chiacchierare con chi pedala accanto. Anzi, più lenti si va, e per più tempo, più si bruciano grassi. E ci si mette in forma». Provare per credere. Per esempio, il 9 aprile alla Granfondo Isola d'Elba, il 17 a quella di Perugia, il 23 a Patti (Messina).

Per informazioni, www.federciclismo.it; www.udace.it

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