Se gli starnuti iniziano a tavola 

Prurito, gonfiori e arrossamenti. Le intolleranze sono in aumento e la pelle si irrita. Colpa della dieta e delle nuove allergie. Che creano incroci pericolosi

di Alessandro Pellizzari  - 12 Aprile 2007
Tag: allergie

Gli italiani sono in lotta con il cibo. O forse è meglio dire il contrario. Visto che gli alimenti più disparati scatenano intolleranze nel 15 per cento delle persone, con una serie di disturbi che vanno dalla rinite all'orticaria. E provocano allergie a otto bambini su 100. «Colpa delle abitudini alimentari, che sono radicalmente cambiate, e dell'introduzione di alimenti relativamente "nuovi" per noi» spiega Giampiero Patriarca, direttore del servizio di allergologia al Policlinico Gemelli di Roma. «Prendiamo il kiwi, che ha dimostrato di provocare tante allergie.

Sino a 20 anni fa non esisteva in Italia, ora siamo fra i maggiori produttori al mondo. E poi ci sono gli additivi alimentari: circa 3.000 sostanze usate per preservare durata, colore e sapore dei cibi». Insomma, siamo circondati da alieni pronti a farci grattare e starnutire. Donne in prima fila, visto che rappresentano il 70 per cento delle vittime. A complicare le cose ci sono anche le allergie emergenti. «Come quella al nichel di orologi e bigiotteria, e quella al lattice, in aumento perché questa "gomma" è usata ovunque: negli imballi alimentari e nei guanti di chi li manipola» spiega Patriarca. Non solo. Chi è già allergico a una sostanza può stare male anche quando mangia un alimento che contiene proteine simili. Sono le cosiddette allergie crociate.

Gli esami utili. Ma come si riconoscono i disturbi? «Pruriti, raffreddore, rigonfiamento di labbra e lingua sono i segnali più comuni dell'allergia. Mal di testa, pancia gonfia e diarrea sono frequenti nelle intolleranze» dice l'esperto. «Il medico di base prescrive un antistaminico e poi una visita specialistica che faccia chiarezza». L'allergologo richiede il Prick test, che consiste nel pungere il braccio con un estratto dell'alimento sospetto. Se la pelle reagisce con un ponfo rosso è il primo indizio di allergia, che può essere confermato da altri esami del sangue specifici. Se i test sono negativi, si tratta di un'intolleranza. «In questo caso si elimina per un mese il cibo sospetto: se abbiamo ragione, i sintomi spariranno» spiega il professor Patriarca.

La cura è servita. Anche se non esiste un vaccino per le allergie, esistono delle alternative al dire addio agli alimenti mal sopportati. «Basta seguire la desensibilizzazione» spiega Patriarca. «Il paziente assume, per circa 12 mesi, crescenti dosi quotidiane del cibo incriminato, facendo controlli periodici. Dopo un anno così, l'80 per cento dei pazienti di solito torna a mangiare senza più problemi».

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