Sorriso nuovo? Dipende 

Con l'implantologia ponti e dentiere sono andati in soffitta. Una bella notizia. Ma non per tutti. Le cose da sapere per evitare complicazioni

di Alessandro Pellizzari  - 24 Maggio 2007

L'implantologia ha cambiato la nostra vita. Oggi, quando perdiamo un dente, possiamo contare su questa tecnica chirurgica, che permette di inserire una vite in titanio all'interno delle ossa della bocca e ricreare un nuovo elemento dentale, radice compresa. Per sempre. O almeno così dovrebbe essere, perché ai dati sui successi in questo campo (gli studi dicono che gli impianti, nel 93 per cento dei casi, non danno problemi nei primi 10 anni) risponde una realtà fatta di  “nuovi” denti perduti.

Pulizia accurata
«In Italia i dentisti che fanno implantologia sono 20 mila e si stima che gli impianti eseguiti ogni anno siano circa 500 mila» racconta Antonio Carrassi, professore ordinario all'Università di Milano e parodontologo all'Ospedale San Paolo di Milano. «Non sempre, però,  viene posta la necessaria attenzione alle controindicazioni dell'intervento. Gli studi che dimostrano i risultati più attendibili sono realizzati dalle migliori équipe del mondo (Italia compresa), su pazienti selezionati con cura. Ma nella realtà, il 25,30 per cento degli impianti ha dei problemi nei primi 10 anni».
Troppi. Il guaio più temuto è la perdita del costoso dente artificiale (che si arriva a pagare anche 2.800 euro). Le ragioni? «La non riuscita dell'intervento può dipendere da un errore del dentista oppure da un'infezione (perimplantite) dovuta alla scarsa igiene quotidiana» spiega il professor Carrassi. «Prima di proporre l'impianto, quindi, l'odontoiatra deve fare presente al paziente che il dente nuovo è più difficile da pulire e che richiede maggiori attenzioni».

Le controindicazioni
«Sicuramente l'impianto è sconsigliato in caso di una gengivite o una malattia parodontale in atto: prima il disturbo dev'essere guarito completamente» dice l'esperto. «Va poi evitato quando si fuma più di un pacchetto di sigarette (agevolano le infezioni). E spesso non è possibile proporlo a chi ha l'osteoporosi, il diabete o una malattia autoimmune». Insomma, le controindicazioni non sono poche, a fronte di un'offerta crescente e non sempre di qualità.
«A parte la preparazione del dentista, che dev'essere un esperto, anche la marca dell'impianto è importante», conferma Carrassi. «Quelli con studi di alto livello alle spalle sono una decina, mentre oggi esiste un pericoloso fenomeno di “clonazione” di impianti non supportati da ricerca scientifica. Ecco perché è meglio chiedere all’odontoiatra di quale marca sarà e che studi ha a suo sostegno».

Le regole d'oro per un'igiene sicura

1 Occorre pulire bene tutti gli spazi interdentali (sono a rischio di carie) e i punti più difficili (come i molari).

2 Il filo interdentale va usato almeno una volta al giorno.

3 Chi è predisposto alle gengiviti può usare lo spazzolino elettrico, che raggiunge gli spazi difficili.

4 Ed è bene anche fare ogni giorno degli sciacqui con un collutorio a base di oli essenziali o di dicetilpiridinio: riducono la placca e le infiammazioni gengivali.

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