Terapia del dolore e cure palliative: gli aspetti da migliorare 

Il ministro della Sanità ha creato una commissione che si sta occupando di promuovere la dignità dei pazienti in condizioni gravissime o in fin di vita. Quali sono i problemi di una persona che si trova in queste condizioni? Vediamoli uno per uno

di Paola Fiorio  - 03 Maggio 2007

Fare testamento biologico, come abbiamo visto, vuol dire prendere una decisione circa le terapie che si sceglie di accettare, o non accettare, nel caso in cui ci si trovi in condizioni di incapacità. Il tema delle cure, quindi, è molto importante. E lo dimostra il fatto che il ministro della Sanità Livia Turco ha creato, lo scorso dicembre, una commissione apposita, composta da 30 esperti, che si sta occupando di promuovere la dignità dei pazienti in condizioni gravissime o in fin di vita. Quali sono i problemi di una persona che si trova in queste condizioni? Vediamoli uno per uno.

La terapia del dolore

Che cos'è

"Per terapia del dolore si intendono tutti gli strumenti, soprattutto farmacologici, che possono alleviare il dolore fisico" spiega Barbara Rizzi, medico dell'associazione per l'assistenza dei malati terminali Vidas (tel. 02725111, www.vidas.it). "Oggi vengono utilizzati per diversi tipi di pazienti, da quelli con malattie croniche, come l'artrite reumatoide, ai malati di cancro, fino a quelli in fin di vita". Il documento "Ospedale senza dolore", su cui sono al lavoro gli esperti della commissione creata dal ministro Livia Turco, ha come obiettivo principale quello di creare in tutti gli ospedali centri su misura per monitorare e alleviare il dolore nei pazienti. "I problemi da affrontare sono la formazione dei medici, universitaria e di base" spiega Barbara Rizzi. "E la semplificazione della ricetta degli oppiacei, che oggi deve essere fatta in tre copie. La proposta è di potere emettere la ricetta in una unica copia".

Le cure palliative

Che cosa sono

"Palliativo deriva dal latino pallium, il mantello che copre e rassicura" spiega Barbara Rizzi. "Con questo termine si vuole indicare il prendersi cura della persona nella sua globalità, allo scopo di migliorarne la qualità di vita". In pratica, si tratta di un intervento complesso, finalizzato a lenire non solo il dolore, ma anche tutti i sintomi che causano sofferenza, oltre che sotto il profilo fisico anche dal punto di vista psicologico, sociale, spirituale, assistenziale in genere. Nei servizi di cure palliative intervengono équipe i cui componenti possono essere medico, psicologo, fisioterapista, infermiere, sacerdote, volontari, e tutte le figure sanitarie e no di cui il paziente può avere bisogno.

In Italia questi servizi sono stati introdotti negli anni Ottanta da Vittorio Ventafridda, dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. Si praticano a domicilio, con il supporto della famiglia e della rete di amici del malato, o in ambulatorio, a seconda delle condizioni cliniche del paziente. Per accedere al servizio, le regole cambiano da regione a regione. In alcune Asl, con l'impegnativa del medico curante, si può avere l'elenco delle strutture abilitate. Altre volte, è il medico stesso a indirizzare il paziente a un centro specializzato. I malati di cancro, invece, possono essere assegnati direttamente al servizio di riferimento dagli ospedali che li hanno in cura. Consultando i siti della Federazione italiana cure palliative, www.fedcp.org, e dell'Osservatorio italiano cure palliative, www.oicp.org, si possono trovare gli indirizzi dei centri attivi in Italia.

cosa si intende per...

coma

Si chiama così il profondo stato di incoscienza che può essere provocato da tre fattori: intossicazione (per stupefacenti, alcol o veleno); gravi alterazioni del metabolismo (per esempio ipoglicemia o iperglicemia); importanti patologie del sistema nervoso centrale (come ictus o tumori). Il livello di coma, da vigile a profondo, viene stabilito in base a una scala di gradazioni che assegna dei punti a seconda delle risposte a particolari stimoli neurologici.

stato neurovegetativo

Un paziente si definisce in stato vegetativo quando ha perso le funzioni neurologiche cognitive (non parla e non reagisce ai comandi) e la consapevolezza dell'ambiente intorno a sé. Ma mantiene quelle non cognitive e il ciclo sonno/veglia. Per esempio, può compiere movimenti spontanei, aprire gli occhi se stimolato. E, di tanto in tanto, perfino ridere o piangere. Se lo stato vegetativo dura alcuni mesi, si chiama "persistente". Trascorso un anno, invece, diventa "permanente".

morte encefalica

Si chiama così uno stato irreversibile di totale assenza dell'attività cerebrale e perdita dei riflessi del tronco cerebrale (la parte del cervello che stimola il centro cardiorespiratorio). Il paziente, quindi, viene sottoposto a ventilazione artificiale e il circolo sanguigno viene sostenuto da farmaci. Lo stato di morte encefalica viene dichiarato quando, per un periodo di almeno sei ore per i pazienti adulti, e dalle 12 alle 24 ore per i bambini, viene constatata la contemporanea e completa assenza di queste funzioni: respiro, reazioni agli stimoli dipendenti dall'attività del tronco encefalico, stato di coscienza e ogni attività elettrica del cervello. Per accertare lo stato di morte encefalica servono i pareri di tre medici: il rianimatore, il medico legale e il neurologo.

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