Cibi Light 

Dalle caramelle alle bevande, dai latticini ai prodotti da forno, agli snack, ai succhi di frutta... È sempre più ampia l'offerta dei cibi a ridotto contenuto calorico: i cosiddetti "light". Il motivo? Rispondere alla crescente esigenza dei consumatori di ridurre l'introito calorico, senza rinunciare ai propri cibi preferiti...

 - 30 Ottobre 2008

Ma cosa ne pensano i nutrizionisti? Abbiamo chiesto alla dottoressa Vescia di spiegarci le caratteristiche e la valenza nutrizionale di questi alimenti.

Cosa si intende per cibi light?

Secondo una recente normativa europea (Reg. CE 1924/2006, recepita nel Luglio 2007) i cibi light o leggeri sono alimenti che hanno un apporto energetico inferiore del 30% rispetto al corrispettivo prodotto tradizionale perchè hanno un ridotto contenuto di grassi, di zuccheri o di alcool.

Come vengono preparati i cibi light?

Per preparare un prodotto light bisogna togliere o ridurre alcuni nutrienti. Per colmare il vuoto che si crea per la perdita dei suddetti nutrienti, occorre aggiungere acqua o aria o sostanze non assimilabili, oppure sostituire i grassi o gli zuccheri con altri composti. In particolare, al posto dei grassi si utilizzano miscele di proteine o di carboidrati , oppure sostanze sintetiche (es. derivate dal saccarosio) che non vengono metabolizzate e quindi assorbite dal nostro organismo, per cui il loro apporto calorico è nullo. Gli zuccheri, invece, vengono sostituiti con dolcificanti sintetici privi di calorie (come aspartame, saccarina, ciclammato) o naturali come il fruttosio che, pur avendo lo stesso contenuto calorico, ha un potere dolcificante più elevato dello zucchero comune.

Quali categorie di prodotti possono essere light?

In commercio esiste un'infinità di prodotti light.

I più diffusi sono i formaggi e i latticini (latte,mozzarella, ricotta, fiocchi di latte, crescenza, yogurt, panna), a seguire i prodotti da forno (biscotti, fette biscottate, crackers, grissini), i dessert (creme, mousse, budini). Abbiamo anche alimenti diversi come marmellata, caramelle, cioccolatini, patatine, bibite, birra e succhi di frutta.

Light è sinonimo di dietetico?

In base al D.L. n.111 del 27/1/1992 per "dietetico" si intende un prodotto alimentare che è stato modificato per poter essere destinato ad un'alimentazione particolare. In questo senso, quindi, light non è sinonimo di dietetico, ma come abbiamo già detto, identifica un prodotto con un contenuto energetico inferiore del 30% ai prodotti tradizionalmente conosciuti della stessa categoria.

In alcuni casi si pensa erroneamente che un prodotto solo perché light possa essere consumato liberamente e senza limiti all'interno di una dieta per specifiche indicazioni. Ad esempio, se l'assunzione di zuccheri semplici deve essere mantenuta sotto controllo per una patologia come il diabete mellito, nel consumo di succhi di frutta o marmellate "senza zuccheri aggiunti", pur essendo prodotti privi di zucchero o saccarosio, si deve considerare che contengono il fruttosio, cioé lo zucchero presente in natura nella frutta e quindi va raccomandata la moderazione.

Quale può essere il ruolo dei prodotti light nell'ambito di una dieta bilanciata?

In generale, all'interno di una dieta bilanciata per persone anche normopeso e attente alla propria linea, i cibi light possono essere utilizzati come spuntino (pensiamo ai prodotti da forno, ai dessert, allo yogurt) per toglierci il desiderio di qualcosa di sfizioso, ma contenuto nell'apporto calorico.

In alcuni casi, poi, i prodotti light possono davvero essere utili. Mi riferisco, ad esempio, alla scelta del latte parzialmente scremato o scremato rispetto a quello intero: con un consumo giornaliero di 200-300 ml di latte, la riduzione dell'apporto di grassi e quindi di calorie è notevole, pur mantenendo lo stesso apporto di calcio.

Tuttavia, per concludere, direi che occorre usare sempre il buon senso nella preferenza che diamo ai nostri cibi , concedendosi pure i prodotti light, ma senza sostituirli completamente ai prodotti originali. Non bisogna trascurare, inoltre, l'evenienza - esplorata anche da alcuni studi scientifici - che il consumo di cibi light porti ad eccedere sia nelle quantità che nella scelta di piatti ipercalorici nei pasti successivi per "compensare" la rinuncia fatta.

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