Quanto incide l'abbronzatura sul benessere psicofisico? 

Abbronzato vuol dire bello, sano, vitale e giovane. Ecco perchè l'abbronzatura ci procura benessere

di Alessandra Montelli  - 18 Agosto 2012
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Da sempre il sole rappresenta per l’uomo, a livello psicofisico, un’importante fonte di benessere. Il sole, nelle giuste dosi, ha un effetto positivo sulla pelle, sulle ossa sulla psiche; possiede un potente effetto antinfiammatorio. Quindi, il sole preso a piccole dosi, negli orari giusti e con l’opportuna protezione, può avere effetti terapeutici sul nostro corpo.
Il benessere, dato dal sole, influisce su tre aspetti: quello estetico per cui abbronzatura richiama l’idea di sano, vigoroso, giovane e a contatto con l’aria aperta e con la natura.

Poi c’è un benessere psicologico dato dal fatto che il sole attiva neurotrasmettitori come endorfine, dopamina, noradrenalina e adrenalina. Questi neurotrasmettitori generano un senso di euforia e di benessere, stimolano la produzione della melatonina che viene prodotta in presenza di luce dalla ghiandola pineale. Pertanto aiuta meglio secondo i ritmi circadiani giusti.

Il terzo fattore riguarda la produzione di vitamina D, utile per fissare il calcio nelle ossa. Inoltre l’esposizione al sole è indicata per la riduzione di alcune dermatiti, come la psoriasi.

L’abbronzatura è dovuta alla reazione della pelle pigmentata ai vari raggi del sole attraverso la melanina.
Alla base della spinta ad abbronzarsi c’è il desiderio di migliorare il proprio aspetto fisico, di rilassarsi, di alzare il livello dell’umore e la socializzazione.

La nostra cultura ha inciso sull’acquisizione di questa abitudine. A questo proposito pensiamo al messaggio abbronzato = VIP che viene lanciato dai mass media. La moda spinge ad assimilare l’immagine della buona salute, se non addirittura della bellezza, con l’abbronzatura. Tutto questo nonostante la campagna informativa sui pericoli dell’eccessiva esposizione al sole, con particolare riguardo all’aumento di tumori cutanei come melanomi ed epiteliomi. Nel caso dei melanomi l’aumento dell’incidenza legata all’esposizione risulta conseguente a esposizioni saltuarie e intense, nel caso invece degli epiteliomi il fattore determinante è rappresentato dall’esposizione costante e prolungata. A prescindere dalle modalità di esposizione, ciò che accomuna l’aumento dell’incidenza di entrambi sarebbe imputabile all’elevato inquinamento radioattivo attuale.

Tralasciando gli effetti negativi e quelli positivi relativi all’esposizione alle radiazioni ultraviolette, soffermiamoci sul senso di benessere, sull’aumento della performance fisica e sulla sensazione di miglioramento del tono dell’umore che si accompagnano all’esposizione prolungata agli UV.

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