Solari: le novità del 2017 

Dai solari che non lasciano l'alone sui vestiti a quelli che prevengono la cheratosi attinica, ecco cosa c'è di nuovo sotto il sole

di Alessandra Montelli

Prima di acquistare il tuo solare, curiosa di sapere se e come si proteggono le popolazioni del mondo? Leggi i dati di una ricerca condotta da La Roche Posay.

Uno studio realizzato da La Roche-Posay e dalla George Washington University in 23 Paesi in tutto il mondo - inclusa l’Italia - ha analizzato i differenti atteggiamenti che le persone hanno nei confronti del sole e la loro conoscenza generale dei rischi associati all’esposizione ai raggi solari.

La ricerca internazionale rivela che ci sono molte lacune e disparità geografiche in relazione alla prevenzione del melanoma della pelle.

«Questo è un campanello d’allarme globale - afferma Adam Friedman, dottore in medicina, relatore responsabile dello studio e professore associato in dermatologia alla George Washington School of Medicine and Health Sciences - Le persone mostrano ancora molte lacune, anche sulla prevenzione».

I risultati dell’indagine indicano che l’88% degli intervistati è consapevole del rischio di sviluppare un tumore della pelle se esposti al sole senza protezione.

Nonostante ciò, solo 1 intervistato su 2 ha consultato un dermatologo per il controllo dei nei, mentre 4 su 10 non si preoccupa di proteggersi dal sole quando non è in vacanza .

Secondo i dati raccolti, l’applicazione di creme solari e indossare gli occhiali da sole sono i due accorgimenti utilizzati più di frequente come misure preventive. Il grado di istruzione, così come il sesso, influenza il livello di protezione al sole: a un grado di istruzione più alto corrisponde un più elevato livello di protezione solare. Anche l’auto-esame e il consulto di un dermatologo sono strettamente collegati con lo status socio-economico e il grado di istruzione.

Le donne risultano avere maggiore conoscenza rispetto agli uomini sui fattori di rischio e hanno una maggiore consapevolezza di quali siano le misure e risorse più appropriate da adottare.

Sono state evidenziate anche differenze a livello geografico. Gli abitanti di paesi dell’Europa occidentale e meridionale sono più propensi all’uso della protezione solare rispetto alla media degli intervistati. In America Latina, evitare l’esposizione solare è molto più comune. In Australia, gli intervistati mettono in atto diversi comportamenti di protezione al sole tra cui restare all’ombra, indossare un cappello o abiti protettivi. Gli intervistati in Australia, Irlanda, Brasile e Grecia risultano essere sensibilmente più informati degli altri partecipanti alla ricerca sui rischi e sui primi sintomi di tumore della pelle. Al contrario, gli intervistati di Messico, Russia e Italia risultano, tra tutti, i meno informati. In generale, Australia e Europa meridionale hanno mostrato un maggior tasso di comportamenti di prevenzione rispetto alla media.

Ma se la popolazione campione è consapevole dei rischi legati all’esposizione al sole, non conosce altrettanto bene i fattori di rischio individuali, come il tipo di pelle e la grandezza dei nei.

I dati mostrano che ricorrere all’auto-esame e la ricerca di una visita medica non è frequente e i segnali del cancro della pelle che dovrebbero portare a consultare il medico immediatamente non sono universalmente conosciuti.

Secondo Sophie Seite , direttore scientifico di La Roche-Posay, «Questa ricerca offre nuovi spunti, e i dati suggeriscono che i messaggi di sensibilizzazione devono essere mirati e devono tenere conto degli aspetti demografici (in particolare età, sesso, tipo di pelle e persino paese)».

Per scoprire come proteggere la pelle dal sole, sfoglia la gallery e scopri le novità 2017 su creme e prodotti solari.

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