Lampade abbronzanti: pro e contro 

Gli svantaggi battono i vantaggi 4 a 3, ma con riserva. Sì all'uso moderato, no a quello sconsiderato di docce e lettini solari UV

di Alessandra Montelli

Le lampade abbronzanti emettono in prevalenza raggi UVA, e in alcuni casi raggi UVB. Per questo motivo, si distinguono in 2 tipi:

1) a bassa pressione: oltre ai raggi UVA, emettono il 2% di raggi UVB. Le riconosci dalla presenza di tubi al neon che possono arrivare ad una lunghezza di 2 metri. I tempi di esposizione devono essere di massimo 10 minuti.
2) ad alta pressione: emettono principalmente raggi UVA ed una percentuale minima di raggi UVB. Le riconosci dal fatto che presentano bulbi montati dentro ad una parabola riflettente. I tempi di esposizione non devono superare i 15 minuti.

Che siano lettini, docce o trifacciali, poco importa: la differenza tra i due tipi di macchinari consiste nell'emissione di raggi UV che a loro volta determina una risposta differente della pelle. I raggi UVB tendono ad arrossare la pelle, ma stimolano anche la formazione della melanina. Se si esagera con una lampada a bassa pressione si può incorrere in scottature ed eritemi ma, con una corretta esposizione, una bassa pressione dona una abbronzatura meno intensa ma più duratura rispetto ad una alta pressione.

L’alta pressione invece dà una abbronzatura meno duratura rispetto alle bassa pressione ma in compenso sono più sicure e donano un intenso colorito dorato.

Per motivi di sicurezza, è bene fare un uso moderato delle lampade (mai più di una volta ogni 15 giorni) e sempre dopo aver schermato la pelle dai filtri solari.

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