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Designer donne: intervista a Ilaria Marelli 

Intervista realizzata in occasione della mostra "Design, il tuo nome è donna. Il bello quotidiano nato dalla creatività femminile"

 - 24 Aprile 2009

Architetto e designer, apre nel 2004 il laboratorio di idee ilaria marelli studio, che si occupa di design di prodotto, di interni e allestimenti, e fornisce consulenza di strategia e trend nei settori moda, arte e design. Tra i principali clienti: Cappellini, Cassina, Zanotta, Fiam, E&Y, Coin, Bosa, Invicta, Lancia, Tivoli Audio, Pitti, gruppo World Japan. Ilaria Marelli fa parte del Consiglio Italiano del Design, ed è promotrice del primo progetto sul cohousing in Italia. Insegna Industrial Design presso il Politecnico di Milano.

"Design, il tuo nome è donna. Il bello quotidiano nato dalla creatività femminile", è il titolo della mostra: perché la donna designer si affaccia da poco tempo al mondo degli oggetti?

Non è vero. Charlotte Perriand, Cini Boeri, Anna Castelli, Antonia Astori e così via... Ci sono sempre state nel campo del design donne designer di grande valore, certo, una minoranza, ma ci stiamo rifacendo oggi: per una donna portare avanti la sua professionalità in ogni campo è probabilmente meno complicato di un tempo.

Philippe Starck , un anno fa ha dichiarato che il futuro è donna: lo pensi anche tu?

Speriamo! La sensibilità femminile è senz'altro più attenta alla cura dell'ambiente e delle relazioni tra le persone (anche attraverso progetti di design), qualità che ritengo importanti per costruire un futuro "più sano".

Lo slogan "less is more" ha salvato il design o lo ha troppo semplificato?

Per il mio sentire "less is more" è una qualità positiva, ma c'è anche chi fa progetti molto ricchi e barocchi dove trovo un "more is more" gestito con grande leggerezza... il design è fatto di linguaggi e poesie differenti - è bello e giusto che ognuno possa trovare la propria espressione.

Ora si parla di energia, innovazione tecnologica, riciclo: pensi che questi elementi possano portare al design nuovi spunti?

Sicuramente - pensare al progetto in una cornice di conservazione delle risorse e dell'ambiente non può essere che uno stimolo positivo.

Dall'idea al progetto: raccontaci come nasce un tuo progetto e da cosa.

I progetti nascono nelle maniere più varie: per un'esigenza personale o su preciso brief dell'azienda, dall'osservazione dei gesti quotidiani di persone "comuni", a stimoli che mi vengono da una mostra d'arte o uno spettacolo teatrale. Dall'idea alla realizzazione il progetto cambia e prende forma grazie agli incontri con le persone che ruotano intorno al progetto: imprenditori, tecnici, artigiani, collaboratori... fino ad arrivare alla "creatura finale".

Quali sono i pezzi della tua casa a cui non potresti rinunciare?

Nessuno! mi piace lavorare sui desideri abitativi degli altri, ma io vivrei benissimo in albergo... L'unica cosa a cui non posso rinunciare è una finestra con una visuale aperta.

Cosa ti piacerebbe progettare ancora?

La lista potrebbe essere lunghissima, ma identifico le "perle": un grande spazio urbano dove le persone possano stare bene, una scenografia per la Scala, una casa sull'albero dove rifugiarmi, una Ducati.

Sguardo al futuro: che cosa suggerisci ad una giovane designer che si affaccia ora al mondo del design?

Di essere umile e ricettiva agli stimoli perché c'è sempre da imparare dalle persone che ci circondano: dagli artigiani che mettono in gioco il loro know how, al "boss" dell'azienda, dal negoziante che propone il tuo progetto ai clienti, al vicino di casa che ti dà la sua opinione.

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