Come si fa un soppalco abitabile a norma di legge

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    Stregati dai nostri soppalchi vi state chiedendo se possiate ricrearne uno simile a casa vostra?
    Scopriamolo insieme passo passo: controllando che le leggi lo consentano, verificando a chi rivolgersi e valutando la struttura adatta

    Quello che affascina del soppalco abitabile è che permette di creare ambienti a sviluppo verticale dalla doppia altezza, connotati da due aree sovrapposte e funzionalmente separate ma comunicanti. Un intervento progettuale importante che impone un iter ben preciso, suddiviso in tre fasi.
    La prima? Consiste nella verifica dei vincoli imposti dal Regolamento Edilizio e di Igiene del proprio Comune di residenza: vincoli che, se pur diversi da località a località, hanno denominatori comuni.
    Il più importante dei quali è l'altezza minima del locale che complessivamente (calcolando una media dei Regolamenti italiani) deve raggiungere 430-440 cm (soletta compresa): questo vuol dire che entrambi gli spazi sopra e sotto il soppalco devono misurare almeno 210 cm.

    Occhio alla destinazione d'uso degli spazi: se si vuole attrezzare la zona sottostante il soppalco come bagno o cucina, l'altezza minima richiesta sale a 240 cm nell'area tecnica inferiore e 210 cm nello spazio superiore, per una considerevole altezza totale del locale pari a 450 cm!
    Superato lo scoglio delle altezze minime, il Regolamento stabilisce con precisione quanti metri quadrati si possono di fatto recuperare: la superficie soppalcata non deve essere superiore a 1/3 della superficie del locale. Con un'eccezione: quando le altezze sopra e sotto il soppalco raggiungono o superano i 220 cm, ci si può spingere a soppalcare fino a metà della superficie.  

    Fondamentale infine è anche il rispetto dei rapporti aero-illuminanti: da un lato la superficie totale delle finestre non deve essere inferiore a 1/8 della superficie del locale soppalcato, dall'altro la parte superiore del soppalco deve avere almeno un lato completamente aperto. Apertura che, naturalmente, va resa sicura da una struttura protettiva fissa, stabile e alta almeno 110 cm.

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    La fase progettuale

    Eccoci al secondo step: dopo aver superato gli ostacoli normativi, si può cominciare a progettare l'agognato soppalco. E la stesura del progetto deve essere affidata esclusivamente a un professionista abilitato, quindi un architetto, un ingegnere o un geometra iscritto all'Albo di riferimento. Il quale, dopo essersi recato presso l'abitazione per un sopralluogo, propone sia i sistemi costruttivi più adatti a realizzare la struttura del soppalco (permanente -per aumentare il valore commerciale della casa- o rimovibile -per chi prevede futuri traslochi) sia i materiali con cui realizzarlo (muratura, legno o metallo). E, indipendentemente dalla tipologia e dai materiali scelti, è bene sapere che la resistenza ai carichi di qualunque soppalco -tenuto conto dell'eventuale peso permanente dei mobili- non può essere inferiore ai 200-250 chili per mq.
    Durante la progettazione del soppalco, il professionista dovrà coinvolgervi nella scelta della scala d'accesso, da valutare considerando tutti i possibili ingombri e vincoli legati ai passaggi obbligati, alla posizione di porte, finestre e arredi.
    La scelta è tra un modello a chiocciola -salvaspazio e dal costo medio di 0 160 a gradino- e tra una scala lineare a un'unica rampa - più ripida e costosa, mediamente 0215 a gradino.  

    La richiesta dei permessi

    È l'ultima fase: stilato il progetto, il professionista presenta le pratiche presso l'Ufficio tecnico del Comune: se si tratta di soppalco abitabile con permanenza di persone deve essere richiesto un Permesso a costruire, mentre per il soppalco non abitabile da adibire a ripostiglio in quota -venendo configurato come intervento di manutenzione straordinaria- basta presentare una DIA, la Denuncia di Inizio Attività.
    Se l'intervento avviene in un appartamento di condominio, non serve chiedere autorizzazione all'assemblea condominiale ma, per evitare future contestazioni, meglio consegnare all'Amministratore sia la perizia asseverata del professionista sia i permessi comunali relativi al soppalco.
    È bene sapere, infine, che se la tabella millesimale è calcolata in base alla superficie in mq, il nuovo soppalco abitabile potrebbe comportare una variazione dei millesimi.

    Nell'immagine, una delle camere-tipo del Michelberger Hotel di Berlino dove sono state scattate tutte le foto di questo servizio.

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    Due ambienti "impilati"

    Un cubo funzionale racchiude il bagno, sormontato dal letto e "interrotto" formalmente da tagli, inserti in legno e scala. La zona notte si risolve anche così...

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    Una "gabbia" sottile e protettiva

    Per evitare incidenti (e rispettare la legge) è necessaria una barriera? Qui si punta sulla rete, ludica ma sicura.
    Le foto sono scattate al Michelberger Hotel, Berlino.

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    Sotto la luce giusta

    Il concept è facilmente replicabile: locali di servizio in basso, zona riposo in alto. Ma è essenziale curare i dettagli, come letti king size e lampade dal lungo cavo.

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    Pochi elementi

    Sopraelevazione in chiave soft: una struttura in legno, coordinata agli arredi, sostiene i letti a castello.L'ambiente si fa più pratico, ma resta "leggero".

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    Spazi "raddoppiati", ma con razionalità

    Le stanze in queste foto misurano fra 33 e 55 mq: ottima ragione per ampliarle, conservando un occhio a luminosità e ariosità. Segui l'esempio a casa tua...

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    Un albergo "ruvido-chic"

    Poche metropoli sono cosmopoliti melting-pot di tendenze come Berlino. Ma i creatori del Michelberger hotel (www.michelbergerhotel.com) "esagerano": atmosfera informale, arredi assemblati come un patchwork di emozioni (perché «la perfezione non si ricorda»), accoglienza amichevole. Da euro 59 a notte.

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Stregati dai nostri soppalchi vi state chiedendo se possiate ricrearne uno simile a casa vostra? Scopriamolo insieme passo passo: controllando che le leggi lo consentano, verificando a chi rivolgersi e valutando la struttura adatta

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