Perché nei miti è il simbolo dell'amore 

Maggio è il suo mese. La celebrano manifestazioni in tutta Italia. I suoi petali morbidi fanno sognare. E quei colori accesi evocano la passione. Romantica e sensuale, ma anche morbida e scontrosa, è il simbolo di Venere. Osannata dai poeti e donata dagli innamorati. In queste pagine vi sveliamo come mai, sin dai tempi di Cleopatra, è sinonimo delle donne

di Lavinia Rittatore  - 05 Maggio 2006

"La rosa è il simbolo dell'amore, sia quello sacro che quello profano" rivela Maurizio Marini, critico e storico dell'arte. "Non a caso nell'antica Grecia era il simbolo di Afrodite, la dea dell'amore". L'antichità è ricca di leggende sull'origine delle rose.

In Grecia si narrava della dea Cloris che, vedendo una giovane ninfa morta, l'ha trasformata in fiore. Mentre Afrodite le donava la bellezza, rendendola una rosa.

Presso i Romani si raccontava che la splendida Rodante rifiutasse tutti i corteggiatori. Che un giorno violarono la sua casa, provocando le ire della dea Diana, che trasformò la fanciulla in rosa, e i pretendenti in spine.

"Rifacendosi a quelle tradizioni, il pittore Sandro Botticelli fa nascere la sua Venere dalle acque sommersa da una cascata di petali di morbide e sensuali rose Cuisse de Ninfe (coscia di ninfa)" continua Marini.

"Nel Medioevo, invece, la rosa è diventata il simbolo della purezza femminile, ed è stata associata alla Madonna. E Maria venne definita "rosa rosarum", ovvero la rosa delle rose. Senza contare che in suo onore è stato inventato il rosario. Insomma, è il fiore che rappresenta la femminilità in tutti i suoi aspetti, quelli più sensuali e quelli più angelicati".

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