Perché nelle poesie è sinonimo di erotismo 

Maggio è il suo mese. La celebrano manifestazioni in tutta Italia. I suoi petali morbidi fanno sognare. E quei colori accesi evocano la passione. Romantica e sensuale, ma anche morbida e scontrosa, è il simbolo di Venere. Osannata dai poeti e donata dagli innamorati. In queste pagine vi sveliamo come mai, sin dai tempi di Cleopatra, è sinonimo delle donne

di Lavinia Rittatore  - 05 Maggio 2005

"Ditelo con una rosa. Sì, ma che cosa?" si chiede la scrittrice e botanica Pia Pera. "È talmente evidente la somiglianza di questo fiore con l'apparato sessuale femminile che "dirlo con una rosa" toglie dall'imbarazzo di parole troppo esplicite.

Faccio un esempio. C'è un sonetto del poeta inglese Keats dove lui si strugge d'amore per una donna. Prima teme di essere troppo basso per sussurrare il suo amore alla "conchiglia d'avorio", l'orecchio dell'amata. Poi decanta la bellezza di una rosa bagnata di rugiada, e spera che, se la luna si disvelerà, ovvero se la donna si svelerà, lui potrà finalmente bere da quella rosa. Più lampante di così.

L'uso della rosa ha tolto dai guai molti scrittori, che hanno così potuto evitare di parlare direttamente del sesso femminile. Perfino Dante, nel Paradiso, sublima la sua passione per Beatrice con una rosa: è lei che la mostra al poeta.

E Guido Gozzano quando ha scritto "Non amo che le rose che non colsi" non si riferiva certo a una rinuncia botanica". Ma la lista dei poeti che si sono ispirati alla rosa è lunghissima: "Saffo, Virgilio, Ovidio, Ariosto, Rilke" enumera la poetessa Vivian Lamarque. "E sempre accostandola alla passione, all'amore, alla bellezza femminile.

Sottolineerei un'altra caratteristica della rosa che la avvicina alla donna. I petali delicati e vellutati in contrasto con la durezza delle spine: il soave stemperato da una forte autodifesa".

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