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Sorvegliare e proteggere la “Generazione Touchscreen” 

I nostri figli oggi accedono a Internet con ogni mezzo: dal PC agli smartphone, senza dimenticare i tablet. La funzione di controllo dei genitori non può venir meno, ma agli strumenti tecnologici occorre affiancare anche strategie educative “analogiche”.

di DonnaModerna.com consiglia
 

Scene dalla Riviera Romagnola: un padre munito di racchettoni implora il figlio di giocare, ma quest’ultimo, con la cadenza annoiata tipica di uno scafato teenager, risponde alle ripetute sollecitazioni paterne con un semplice e laconico: “Papà sono grande per questi giochi, ora ho il tablet”.

Tranquilli, non è nulla di preoccupante, è solo la tecnologia che si rivolta contro l’uomo e rapisce ciò che ha di più caro: i figli. Scherzi a parte, con la tecnologia e soprattutto con la precoce passione per essa della nostra discendenza bisogna imparare a convivere. Quindi riponete i vostri bellicosi propositi luddisti e concentrate le energie sui pericoli principali: sicurezza e numero di ore dedicato alla tecnologia, in primis.

Fortunatamente negli ultimi anni il tema della sicurezza online è diventato centrale: i principali sistemi operativi (Windows e Apple, ma anche Linux con DansGuardian), alcune console di videogiochi (come ad esempio la Nintendo Wii), quasi tutti i motori di ricerca (Google, Yahoo, Alice, Libero e Bing) e alcuni fornitori di connettività prevedono funzioni di parental control, che possono essere gestite anche da genitori dalla modesta alfabetizzazione digitale. Sostanzialmente possono operare in due modi: creando delle black list (che escludono la possibilità di accedere a contenuti per adulti, chat, P2P, messaggeria istantanea, etc…) o, al contrario, consentendo al device di raggiungere solo ciò che è stato appositamente autorizzato. Per i più grandi esiste anche la possibilità di settare un numero massimo di ore al giorno in cui poter utilizzare PC e tablet, sbizzarrendosi su regole diverse per giorni feriali e festivi, con la possibilità anche di vietare tout court determinati orari. Tutti questi filtri, come accennato, possono essere impostati direttamente sul browser, o sul sistema operativo del device utilizzato (fisso o mobile che sia) o essere forniti direttamente a livello di DNS o dal provider che ci fornisce la connessione fissa o mobile.

Se si hanno più computer connessi in rete (cablata o wireless), occorre ovviamente impostare i filtri su ogni macchina o, se si ha qualche competenza tecnica, si può installare Ubuntu su un vecchio computer e con Dans Guardian filtrare i contenuti per tutta la rete.

I risultati della ricerca EU Kids sottolineano, tuttavia, come il ricorso a meri strumenti repressivi sia controproducente e rischia di limitare o ritardare l’alfabetizzazione digitale dei bambini. Il filtro parentale, quindi, deve essere un aiuto a una strategia che vede nel dialogo aperto con i figli la propria arma vincente: aiutare a formarli digitalmente, sedendosi accanto a loro nei primi approcci a Internet e aiutandoli a scegliere responsabilmente tra i contenuti fruibili. E soprattutto parlare e fare domande: chiedere quali giochi o applicazioni usano, spiegare perché è importante non condividere online informazioni personali come indirizzo, scuola o piani per il weekend, o spiegare come comportarsi di fronte allo “strano” comportamento di un giocatore online. Un’utile strategia è anche quella di collocare il PC di casa in un’area comune.

Come quando si insegna loro a camminare nel mondo reale, anche in quello virtuale è decisivo prenderli per mano e, quando pronti, lasciarli camminare con le proprie gambe.

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