Ne erano previsti circa 500.000, ne sono arrivati 1 milione da tutto il mondo. Il Giubileo dei Giovani, a Tor Vergata, è stata la prima grande “prova” per Papa Leone XIV, che ha esortato la generazione dei nativi digitali, cresciuta tra guerre e incertezze, ad «aspirare a cose grandi, perché la pienezza dell’esistenza non dipende da ciò che si accumula ma in quello che sappiamo accogliere e condividere».

Papa Leone XIV: subito al lavoro dopo il bagno di folla

Dopo questo bagno di folla, il Pontefice è tornato al lavoro in Vaticano con lo stile che lo contraddistingue: timido nei modi, fermo nei principi. Lo stesso di quando a 14 anni diceva messa ai fratelli dal pulpito improvvisato di una tavola da stiro. Una cifra stilistica che non è cambiata nemmeno dopo l’elezione al soglio pontificio, l’8 maggio, quando si è presentato al mondo vestito con mozzetta rossa e stola, leggendo il suo primo discorso da un taccuino. A significare quanto per lui le parole abbiano un peso.

Papa Leone XIV, empatico più che simpatico

«Il primo Papa statunitense della storia non cerca di piacere a tutti. La sua più grande abilità è infatti trasmettere empatia, non simpatia» racconta il vaticanista Saverio Gaeta, autore di Papa Leone XIV (Salani). «Preferisce una stretta di mano a un selfie, benedice i bambini senza teatralità e predica il valore del buonumore. Come quando Jannik Sinner, ricevuto in udienza, portando una racchetta in regalo gli ha chiesto: “Giochiamo?” e lui ha risposto divertito: “Qui meglio di no, potremmo rompere qualcosa”. Il suo è un umorismo che alleggerisce l’enorme responsabilità, senza ridurne il peso». E racconta anche una vita fuori dagli schemi.

La vita di Papa Leone XIV

Il quasi 70enne Robert Francis Prevost (li compirà il 14 settembre) «è nato in una villetta a Dolton, nei sobborghi di Chicago, comprata dai genitori nel 1949 con un mutuo da 42 dollari al mese» racconta il giornalista Giorgio Dell’Arti nell’instant book Leone XIV. Vita di Papa Bob, il missionario che lo Spirito Santo ha spedito a Roma (Aliberti). «La casa, dopo essere diventata un ritrovo per spacciatori, nel 2024 è stata acquistata e ristrutturata da un immobiliarista. Ma non appena si è saputo che lì era nato il Papa è sparita dagli annunci», in attesa di essere trasformata in un luogo storico dal Comune. Con un nonno italiano emigrato prima in Francia e poi a New York e una nonna nata a Le Havre, Prevost cresce in un ambiente profondamente cattolico, con la madre Mildred, cuoca, laureata e bibliotecaria, il padre Louis Marius, preside, e due fratelli. Bob, tennista dilettante, si laurea in Matematica a Philadelphia e per mantenersi insegna nei licei di Chicago.

Il seminario a 14 anni

A 14 anni varca la soglia del seminario agostiniano, a 30 parte per il Perù, dove trascorre 20 anni tra le baraccopoli di Lima e Trujillo, raggiunte spesso a piedi o su una vecchia auto. «Non era un gringo di passaggio» ricorda Gaeta «ma un pastore che nelle case più isolate portava cibo e conforto». Nel suo stile pastorale Prevost s’ispira a Sant’Agostino, vescovo tra i poveri di Ippona (oggi Annaba, in Algeria), tanto che a Chiclayo, dove è stato vescovo, lo ricordano come «un grand’uomo che sa farsi piccolo», anche se «la sua mitezza non gli ha mai impedito di prendere posizioni chiare contro corruzione e violenza» scrive Antonio Preziosi, direttore del Tg2, autore di un’altra interessante monografia, Leone XIV. La via disarmata e disarmante (Edizioni San Paolo), con la prefazione del Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. Prevost fu infatti tra i pochissimi ecclesiastici a offrire ascolto e sostegno alle vittime degli abusi sessuali legati al movimento Sodalitium, poi sciolto da Papa Francesco.

La svolta nel 2023

Papa Leone XIV

La svolta per “Padre Bob” arriva nel 2023, quando viene richiamato a Roma da Bergoglio come Prefetto del Dicastero per i Vescovi, un incarico chiave. Per Dell’Arti «è stato probabilmente questo ruolo, insieme alla sua figura di mediazione tra centro e periferia del mondo, a renderlo un candidato ideale per il soglio di Pietro. È un “pastore con l’odore delle pecore”, come piaceva al suo predecessore, ma ha vissuto abbastanza a lungo in Curia da sapere quanto siano complessi gli equilibri interni. La sua prima grande sfida, infatti, sta nel ricostruire la governance vaticana, disintegrata da Francesco in nome della spending review: “Pietro non ha mai avuto una banca” amava dire Bergoglio». Leone XIV, però, si muove con calma: dopo 100 giorni non ha ancora avviato il ricambio delle nomine ai vertici vaticani, nonostante le pressioni interne. «Ora più che mai servono pazienza, riflessione e preghiera» ribadisce a chi lo incalza.

Il Papa e i giovani

Tre mesi di Pontificato bastano a tracciare il ritratto di un Papa che non corre, ma costruisce, alla guida di una Chiesa che preferisce il dialogo agli slogan, la fermezza all’autoritarismo, la pazienza alle scorciatoie del potere. In questi primi 100 giorni Leone XIV ha tracciato alcune linee chiare: ha rilanciato la riforma sulla partecipazione femminile con la nomina di suor Tiziana Merletti alla guida di un ufficio della Curia; ha messo al centro il tema della pace – a partire dalla quella «disarmata e disarmante» del primo discorso dalla Loggia di San Pietro al messaggio di preghiera di agosto: «Non costruiamo muri che dividono, ma ponti che uniscono» – e ha parlato senza mezzi termini della guerra in Ucraina («insensata») e della crisi a Gaza (dicendosi «preoccupato per la popolazione schiacciata dalla fame», ma sottolineando: «Si rispettino gli ostaggi, si garantisca il diritto umanitario»). I giovani, poi, sono al centro della sua attenzione fin dall’inizio. A Tor Vergata li ha esortati con domande semplici e dirette: «Cos’è veramente la felicità? Qual è il vero gusto della vita? Cosa ci libera dagli stagni del non senso, della noia, della mediocrità?».

A novembre il primo viaggio

A novembre Leone XIV si prepara a compiere il suo primo viaggio internazionale da Pontefice. Meta: Iznik, l’antica Nicea, per celebrare i 1.700 anni del primo Concilio ecumenico. Una tappa scelta non per visibilità, ma per il valore simbolico della riconciliazione cristiana. Dopo la Turchia, l’agenda prevede un pellegrinaggio mariano a Fatima, in Portogallo, e forse una visita storica a Kiev, accogliendo il ripetuto invito del presidente Zelensky per portare un messaggio di pace nel cuore del conflitto. Un percorso di ponti e speranza, che rispecchia una vita sobria ma con una determinazione fuori dal comune. «Se non l’avessero eletto Papa» conclude Gaeta «sarebbe stato l’amministratore di una grande azienda. In 267 Papi non ce n’è stato uno con il suo straordinario curriculum». Eppure dietro quel profilo da Ceo si cela soprattutto un missionario convinto, che a 69 anni avrebbe continuato a camminare tra le carreteras del Perù, se lo Spirito Santo non lo avesse chiamato a Roma.

In libreria

Ecco 4 ritratti di Robert Francis Prevost, per conoscere la sua personalità e le sfide del suo Papato.

Da Francesco a Leone di Antonio Spadaro (EDB): individua il legame tra i due Pontefici nel tema dell’inquietudine, come simbolo dell’umano contemporaneo.
Leone XIV di Antonio Preziosi (Edizioni San Paolo): racconta la capacità di dialogo del Papa e le sfide di un Pontificato che sarà “fucina di riforme”.
Papa Leone XIV di Saverio Gaeta (Salani): disegna un ritratto del “Papa della globalizzazione” che intreccia radici culturali diverse e parla chiaro il linguaggio dell’attualità.
Leone XIV di Giorgio Dell’Arti (Compagnia Editoriale Aliberti): esplora il viaggio umano e spirituale di Robert Francis Prevost dagli Stati Uniti al Vaticano, passando per il Perù.