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    Tivù sì, ma senza indigestioni

    Foto di Getty Images

    I genitori possono prevenire le scorpacciate di programmi non adatti ai bambini. Con poche misure drastiche e molto buon senso

    di Rossana Cavaglieri8/2/2007

    I nostri figli fanno indigestione di tivù. L'ultima ricerca, appena realizzata dall'Università di Udine su 1.212 bambini italiani dagli otto agli 11 anni, dimostra che i ragazzi passano davanti al piccolo schermo più di due ore al giorno. A cui se ne aggiungono altre tre dedicate ai videogiochi e al computer. «Queste “scorpacciate” vanno arginate per evitare rischi alla salute, come il sovrappeso, e per non impedire lo sviluppo della loro creatività» spiega Alberto Pellai, medico e autore di Il (nuovo) bambino che addomesticò il televisore (Franco Angeli). Vediamo insieme come.

    A piccole dosi fino a tre anni
    «Anche se ci sono programmi per i più piccoli (Teletubbies o La Pimpa), la tivù andrebbe dosata fino a tre anni» consiglia Pellai. «A quest'età, infatti, i bambini non hanno bisogno di stimoli televisivi. Creare un desiderio che ancora non sentono li abituerebbe alla videodipendenza».

    No ai cartoni al risveglio
    «È, vero, accendere la tivù al mattino, prima della scuola è comodo. E tiene buoni i propri figli che, spesso, si rifiutano di vestirsi o di fare colazione senza i cartoni. «Resistere ai loro ricatti è faticoso, ma premia» dice Pellai «Il risveglio è un momento delicato, da dedicare alle coccole, per prepararli al distacco dalla famiglia».

    Lontano dalla cameretta.
    «Sei bambini su 10 hanno il televisore in camera» dice Francesco Pira, docente di Comunicazione sociale all'Università di Udine. «Ma lasciare che un figlio guardi la tivù da solo nella sua stanza sarebbe come dargli la patente troppo presto» avverte Pellai. «È preferibile abituarsi a vederla tutti insieme, in soggiorno. Così è più facile per i genitori controllare se un programma è adatto al bambino».

    Fissare un limite di tempo
    Si sa, vietare i cartoni animati a un figlio è pressoché impossibile. «Ma soprattutto controproducente» aggiunge Pellai. «Perché ciò che è proibito attrae. È più utile fissare dei limiti di tempo: per un'ora lo si lascia libero di guardare ciò che vuole. Poi, però, si dedicherà ai compiti e alle altre attività. In questo modo lo si educa all'autonomia e a una visione equilibrata».

    Commentare le immagini
    Nei telegiornali, ma anche nei programmi preferiti dei bambini, come il wrestling, ci sono scene violente che possono turbare. «Per evitare che di notte siano irrequieti e in preda agli incubi, è necessario rassicurarli» conclude Pellai. «Ma senza minimizzare il contenuto delle immagini, altrimenti il rischio è che imparino a considerare la violenza una cosa normale».


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