Quando i figli litigano, di solito la reazione di ogni mamma è sempre la stessa. Qualche minuto di finta indifferenza nella speranza che risolvano la cosa da soli e poi si passa all'azione: raggiunti gli angioletti, li si separa una volta per tutte, se possibile urlando più forte di loro. «Gridare, però, è la tattica meno indicata» dice Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all'Università La Sapienza di Roma.
«I bambini, se vedono gli adulti andare in crisi, si agitano ancora di più. Poi, non c'è bisogno di perdere le staffe: i litigi tra fratelli sono normali e servono come palestra per imparare a risolvere gli inevitabili conflitti. La capacità di andare d'accordo, infatti, si acquisisce con il tempo. E con l'aiuto di un adulto che insegni il rispetto per gli altri».
Minimizzare lo scontro Fino a sei anni, i bambini vogliono essere sempre al centro dell'attenzione e dell'amore dei genitori. E questa è una delle principali cause di litigi tra fratelli. «Per riportare la pace in famiglia è bene non dare mai ragione all'uno o all'altro. Perché ci sarà sempre chi si sentirà il preferito e chi l'incompreso, peggiorando la situazione» spiega l'esperta. «Poi, per stemperare le ostilità è utile passare ai fatti e proporre ai bambini di cambiare gioco. In modo da spostare la loro attenzione su un'attività nuova e neutrale».
Stimolare la complicità Dai sette, otto anni in poi la molla che scatena i litigi di solito è il desiderio di far valere il proprio carattere e la personalità, ricorrendo anche alla prepotenza. A questa età, allora, conviene essere rigidi e dare degli ultimatum: «Avete tre minuti di tempo per trovare un accordo. Se non ce la fate dovrete accettare quello che deciderò io. E nessuno di voi due ne sarà contento».
Così facendo si stimola in loro il senso di complicità, il desiderio di prevaricare l'altro viene sostituito dalla necessità di fare fronte comune per evitare la punizione del genitore. «Non bisogna dimenticarsi che i bambini sono sempre combattuti tra il desiderio di primeggiare e quello di mantenere un buon rapporto con il fratello o gli amici: alla fine, pur di giocare, si rassegnano a trovare una soluzione». È importante poi tener conto delle emozioni dei figli e aiutarli a sfogare il malumore in modo non violento. «Magari, mandandoli fuori a tirare due calci al pallone» consiglia la psicologa. «Spesso, infatti, basta una corsa all'aria aperta per dissipare i malumori. In fondo, tanti litigi nascono proprio dalla noia di un pomeriggio a casa». |