Quello di esser una genovese DOC rimarrà un sogno: qui sono e sarò per sempre “la furesta” arrivata da una grande città. Nonostante ciò, da quando vivo in Liguria coltivo quasi tutte le orticole super-local (zucchino verde genovese, trombetta di Albenga, cipolla di Zerli…) e anche per il frutteto scelgo se possibile antiche varietà del territorio. Non è solo un discorso di gusto e di giustezza pedoclimatica, io ne faccio anche una questione di tramando. Starò invecchiando ma ora etnobotanica e tradizioni rurali mi affascinano più di un episodio di Sex and the city dei miei 30 anni… Tra tutte le belle orticole scoperte, c’è il “segreto” del basilico di Pra’ (che non è DOC ma DOP per esser precisa).
Genovese DOC (lei, non io)

Quale? Le foglie piccole (ed io che pensavo che la foglia grande mi rendesse abile giardiniera…) e il profumo persistente. In zona è piuttosto facile reperirne i semi, quindi ho capitolato coltivando questa varietà a scapito di altre più redditizie in fatto di raccolto. Facendone una ragione di campanilismo.

Poi ho conosciuto Enrica, un’altra donna che da adulta, proprio come me, ha cambiato vita ed ora cucina felice e divulga prelibatezze del territorio: ecco, lei -la genovese DOC- mi ha fatto innamorare del suo pesto lento, battuto al mortaio con l’unico basilico nominabile, “il” Pra’. (Se volete, seguitela qui oppure leggete il suo libro-racconto sulla cucina ligure).
Basilico senza segreti
Erbacea annuale di origine indiana, in passato il basilico (Ocimum basilicum) veniva coltivato a scopo ornamentale.

Solo nel Rinascimento si diffuse in cucina e trovò la sua nuova patria in Liguria nel XIX secolo, grazie al clima favorevole e alle prime serre di coltivazione.

Arrivando dall’India si può capire ciò che ama. Clima mite e umido; una temperatura che non scenda sotto ai 15 gradi (il minimo affinché possa anche germinare con successo). Ma anche un terreno fresco e ricco di materia organica. E una bella ombra luminosa e diffusa. Praticamente tutto il contrario delle “nostre” erbe aromatiche, quelle di origine mediterranea, che amano suoli poveri, aridità, vento, salmastro, calore anche estremo e luce solare diretta. Forse la si considera una botanica difficile proprio perché la si coltiva insieme a rosmarino, origano, timo. Anche qui sulle terrazze assolate del Giardino Felice ci ho messo un po’ a capire come far stare bene il mio basilico di Pra’, e ora vive finalmente felice sotto al grande pergolato di glicine , ma anche in piccoli contenitori mobili nell’orto, posizionati all’ombra di orticole rampicanti, e poi sparso un po’ ovunque laddove luce filtrata e rugiada arrivino bene. Sempre in vaso per praticità: mai avrei pensato che una pianta potesse esser più felice in contenitore che in piena terra, eppure nel suo caso è così.
Perché in città?

Proprio perché coltivato in vaso diventa semplice “ricreare” un ambiente giusto per lui: il basilico potrebbe diventare il vostro miglior amico verde anche se vivete in città. Azzardo ancora di più: anche se non avete uno spazio all’aria aperta dove ospitarlo. Tanto a lui la troppa luce non piace, le sue belle foglie si brucerebbero perdendo il loro profumo. Quindi, perché non provare?
Adesso per altro è ancora possibile seminarlo: sarà una buona scusa e un’ottima compagnia per chi non farà vacanze, perché all’inizio occorre seguirlo un po’ (parlo di qualche nebulizzazione al giorno, quando gli passerete accanto).

Io ho appena fatto la quarta risemina per la gioia del mio compagno che a breve batterà pure Enrica con pestello e mortaio, ma anche per la mia felicità quando mangerò il suo pesto. E poi seminare è un atto meditativo e senza sforzo (se lo si fa in vaso), perfetto per il caldo di queste settimane che invita all’immobilità anche i giardinieri più temprati.

Ed è pure divertente: proprio così, una volta che si inizia a giocare con i semi non ci si ferma più.
Pillola verde: il suono delle campane

Per seminare il basilico con successo occorre terriccio di ottima qualità, che va mantenuto fresco mediante nebulizzazioni di acqua (meglio se piovana o senza calcare) fino alla germinazione che ora avviene entro dieci giorni. I vecchi dicevano che i semi del basilico “devono sentire il suono delle campane”. Questo significa che non vanno interrati troppo ma disposti a spaglio sulla terra e poi leggermente compressi col palmo della mano.
Curiosità: tutto si ricicla

Qualsiasi contenitore forato alla base e alto almeno 15 centimetri va bene per seminare il basilico. Io che ne coltivo molto da quest’anno ho iniziato a farlo nei cassetti di legno riciclati da comodini trovati al cassonetto: hanno una misura perfetta per contenere abbastanza piante e non pesare troppo una volta riempiti di terra, così li posso spostare secondo necessità (e sono pure carini, non trovate?). Ricordatevi solo di praticare dei fori di drenaggio per evitare marciumi e quindi inutile sofferenza alle piante.