Nuove norme sui salvataggi bancari  

L’Italia si allinea alle richieste europee sul tema della disciplina dei piani di risanamento bancari, dell’amministrazione straordinaria e della liquidazione coatta amministrativa.

di DonnaModerna.com consiglia
 
Tag: soldi, risparmio

Dal primo gennaio 2016, nel caso in cui una banca finisca in dissesto, per evitare di incidere troppo sui conti pubblici, a contribuire al salvataggio saranno chiamati in prima battuta gli azionisti delle banca, poi i detentori di obbligazioni e, in ultima battuta, i correntisti. In quest’ultimo caso, tuttavia, il rischio riguarda solo (si fa per dire…) la liquidità superiore ai 100mila euro detenuta sul conto corrente. Ad azionisti e creditori sarà chiesto un contributo pari all’8% del passivo della banca in crisi.

È questo, spiegato in parole semplici, il famoso Bail-in di cui si sente tanto parlare ultimamente, termine che potremmo tradurre con “salvataggio interno”. In pratica, il bail-in si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni. Solo dopo aver esaurito tutte le risorse della categoria più rischiosa si passa alla categoria successiva.

La misura è stata introdotta con un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea (BRRD). E proprio il varo di questo provvedimento ha spianato la strada alla possibilità per il governo di approvare il decreto legge che ha reso possibile il recente salvataggio di Carife, Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti.

Insomma, le autorità europee hanno autorizzato il decreto legge solo dopo aver avuto la garanzia che, in futuro, lo Stato non interverrà nel salvataggio delle banche come successo in passato in Germania, Francia, Spagna, Olanda, Irlanda, Gran Bretagna e Stati Uniti. Con il regime transitorio che si applicherà dal 2016, invece, si eviterà il rischio che gli obbligazionisti si possano ritrovare in portafoglio strumenti più rischiosi di quanto previsto inizialmente.

Dal 2019, poi, le obbligazioni bancarie non garantite saranno colpite in via prioritaria rispetto ai depositi non garantiti diversi da quelli di persone fisiche e Pmi. Ovvio che in una situazione di questo tipo diventerà molto importante sapere a che livello di rischio si colloca il proprio istituto di credito, onde evitare il rischio futuro di trovarsi a pagare di tasca propria per errori e operazioni avventate della banca.

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