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I nuovi vocaboli inseriti nel dizionario Zingarelli  

Disposofobia, supercazzola, tiki-taca...tre dei 500 termini che entrano a far parte dell'edizione 2016, insieme a pentastellato e cioccolatoso. La scrittrice Enrica Tesio ha scelto i suoi preferiti

di Enrica Tesio
Credits: 

Ansa

 

«Vorrei trovare parole nuove» cantava Domenico Modugno in Ciao ciao bambina. Chissà a cosa gli servivano. Molto probabilmente a sorprendere la sua amata o a salutarla con qualcosa di meglio di un semplice “ciao ciao”. In fondo di parole nuove c’è sempre bisogno: per rinfrescare discorsi ritriti, per non cadere nel banale chiacchiericcio, per dire cose vecchie, ma almeno con un vestito diverso.

Così, anche quest’anno, la casa editrice Zanichelli ci regala neologismi, inglesismi, espressioni gergali… 500 lemmi che, dal parlato, entrano a far parte dell’edizione 2016 del dizionario Zingarelli. La mia preferita è senza dubbio SUPERCAZZOLA, il tormentone tratto dal film Amici miei di Mario Monicelli, che è per definizione una “frase senza senso, pronunciata con serietà per sbalordire e confondere l’interlocutore”. Una pratica molto in uso tra noi genitori per svicolare dalle domande imbarazzanti poste dai bambini e comune anche tra fidanzati per giustificare la visualizzazione senza risposta su WhatsApp. C’è poi TIKI-TACA, che non è una danza tipo tuca tuca in voga sul lago Titicaca, ma un insistito possesso della palla tipico del gioco del calcio.

Ottima pure come imprecazione edulcorata, arriva MISERICORDINA, la scatola porta-rosario distribuita dalla Chiesa cattolica su iniziativa di Papa Francesco. Quando ho letto FOTODEPILAZIONE, invece, ho temuto che non si trattasse del trattamento a luce pulsata delle estetiste, ma di un nuovo tipo di selfie pensato per immortalare le gambe, prima e dopo il disboscamento. Nulla a che fare con il terrore di sposarsi ha la DISPOSOFOBIA, cioè la paura ossessiva di eliminare gli oggetti. Mentre TROJAN non è il cavallon dell’Iliaden di Omeron, ma un virus che colpisce i computer, nascosto in un programma apparentemente utile. A seguire c’è lo STARTUPPER, che sembra uscito da Sturmtruppen, il leggendario fumetto di Bonvi, però indica il responsabile della gestione di un’impresa nascente.

Arrivata a POLTRONISMO, lo confesso, ho tirato a indovinare. Pensavo fosse la sindrome da domenica invernale che ti fa restare in pigiama fino al tramonto, ciondolando tra frigo e tv. Soffre di questa patologia il sofalopiteco, come lo chiamo io. Ovvero l’individuo che indugia sul sofà per ore mosso da istinti primordiali, quali il sonno e la fame. Una specie di uomo delle caverne con il telecomando, insomma. Mi sbagliavo: pare che il poltronismo sia un termine mutuato dal gergo politico per definire l’atteggiamento di chi farebbe qualsiasi cosa pur di conservare il proprio incarico.

Fra tante parole nuove, mi permetto di fare 2 proposte per il prossimo anno tratte dal mio lessico familiare. La prima è INCAVOLODOMINO, ossia il fenomeno che spinge le donne a collezionare piccoli nervosismi facendo finta di niente, per poi riversarli a valanga, tutti insieme, sull’amato. In pratica un’arrabbiatura a effetto domino. La seconda è ABRACAGATA, coniata per errore da mio figlio Lorenzo nel tentativo di trasformare per magia la sorella in una renna. È la formula magica che a casa mia ha scalzato addirittura il famoso “supercalifragilistichespiralidoso” di Mary Poppins. Tra l’altro, il velato riferimento all’effetto lassativo del termine mi pare perfettamente in linea con i moderni dettami dell’Accademia della Crusca. Aspetto dunque fiduciosa lo Zingarelli 2017.

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