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Vene varicose

Pubblicato il 30/7/2002

Si stima che, oltrepassati i 60 anni, una persona su due soffra di qualche forma di disturbo alle vene. Le varici infatti sono un disturbo molto comune. In prevalenza a soffrirne sono le donne, anche se il numero di maschi interessati a questo problema sta aumentando velocemente. Secondo i dati più recenti, soffre di vene varicose il 3,7% delle donne contro l’1,4% degli uomini.
Raramente le vene varicose destano preoccupazione; tuttavia, una volta che si sono sviluppate, difficilmente possono essere corrette. Per questo motivo è importante prendersi cura delle proprie gambe, per evitare che si crei una situazione irrimediabile.

Le cause
A differenza delle arterie, le vene hanno pareti sottili e fragili e devono sopportare una quantità di sangue molto maggiore rispetto alle arterie. Infatti nelle vene è presente l’80% di tutto il sangue circolante, mentre solo il 20% si trova nelle arterie. Inoltre, per riportare il sangue verso l’alto, al cuore, le vene devono contrastare la forza di gravità: basti pensare che sulle vene del piede di un adulto grava una colonna di sangue alta per lo meno 1 m. Questa difficoltà viene superata da una serie di valvole, a forma di nido di rondine, poste sulle pareti interne delle vene: esse assicurano che il sangue pompato dal basso verso l’alto non ritorni indietro. Se per un motivo qualsiasi la parete della vena cede, la valvola non riesce più a funzionare come dovrebbe. Il sangue allora rifluisce e scende in basso creando dei rigonfiamenti, detti varici: questi provocano un ulteriore sfiancamento delle pareti delle vene, che vengono chiamate varicose.

Come si manifestano
Le vene varicose compaiono in genere nella parte posteriore della gamba, sul polpaccio, e in quella interna: sono blu, gonfie, tortuose e sporgenti.
A volte generano un dolore molto intenso, che si accentua quando si sta in piedi per molto tempo.
I medici distinguono quattro stadi nell’evoluzione delle vene varicose. Prima si interviene, maggiori sono le probabilità di fermare la malattia e, in qualche caso, di far regredire i sintomi.
Primo stadio: sensazione di "gambe di piombo", fitte dolorose ai polpacci, pelle delle gambe di colore leggermente bluastro, prurito e crampi durante la notte.
Secondo stadio: dolore più o meno continuo alle gambe, soprattutto in prossimità delle caviglie. Le vene superficiali sono dilatate e sono visibili sotto la pelle, in quanto formano delle serpentine.
Terzo stadio: in alcune zone la pelle diventa scura mentre in altre è pallida, lucida e fragile. Sulle gambe si sviluppano frequenti arrossamenti e desquamazioni.
Quarto stadio: la pelle diventa calda e arrossata, alcune vene si infiammano e appaiono come un cordone rigido e duro. Se si provoca una rottura, si forma un’ulcera che tende a non rimarginarsi.

Le complicazioni
Se non si prendono misure opportune, con il passare del tempo la situazione peggiora: arrivati al quarto stadio della malattia, può succedere che una vena si apra e dia luogo a ulcere. Infatti, a causa della cattiva circolazione nella zona, che manca così di principi nutritivi, la pelle della parte inferiore della gamba diventa sottile e basta poco perché si rompa. La carenza di afflusso sanguigno rende inoltre molto lunga la rimarginazione delle ferite.
Le ulcere sono una delle complicazioni più frequenti delle varici. In particolare, nelle persone anziane si rimarginano in tempi piuttosto lunghi: a causa dei frequenti piccoli traumi a cui la ferita è sottoposta, con il tempo tende a formarsi una piaga.
Un’altra complicazione frequente, dovuta al rallentamento del flusso sanguigno, è la formazione di coaguli di sangue all’interno delle vene. Il disturbo non è molto preoccupante se avviene nelle vene superficiali: può causare un’infiammazione, la flebite, che non è pericolosa. Se però il coagulo si verifica in una vena profonda, si corre il rischio che un suo frammento si distacchi dalla parete e vada a ostruire una delle arterie polmonari.

La predisposizione
Non è ancora chiaro se le varici siano ereditarie. All’esame con il microscopio elettronico, le pareti delle vene di coloro che soffrono di varici mostrano una struttura disordinata, come la trama di un tessuto poco pregiato. Potrebbe essere questa la ragione per cui le vene di queste persone non sono in grado di resistere alla pressione del sangue.
D’altro canto, da studi condotti in diversi paesi africani, si è riscontrato che le varici sono pressoché sconosciute dalle popolazioni rurali e appaiono invece solo quando queste si trasferiscono nelle grandi città e iniziano ad adottare le abitudini caratteristiche dei paesi industrializzati. Gli studiosi ritengono dunque che sia più corretto parlare di una predisposizione alle malattie delle vene, che si manifesta quando le condizioni di vita sono tali da favorirne l’insorgenza. Chi appartiene a famiglie dove sono presenti casi di varici deve porre attenzione a individuare i primi sintomi della malattia, in modo da prendere i provvedimenti necessari per ostacolarne il progredire.

Le cause più frequenti
La mancanza di esercizio. Se non si esercitano i muscoli delle gambe e dei piedi, le probabilità di soffrire di vene varicose sono alte.
Coloro che, per ragioni di lavoro, devono stare in piedi per lungo tempo sono nella situazione peggiore: non solo le vene delle gambe non vengono esercitate, ma devono sopportare tutto il peso della colonna di sangue, che grava direttamente su di esse. Secondo i dati più recenti, il 65% di coloro che svolgono un’attività che costringe a rimanere in piedi per molte ore accusano i primi sintomi che preannunciano le vene varicose.
Anche chi passa seduto gran parte della giornata corre lo stesso rischio, se pure in misura minore: le statistiche riportano che il 30% dei lavoratori sedentari ha problemi di circolazione alle gambe.
L’alimentazione. I cibi raffinati, privi di fibre, provocano stitichezza e il conseguente rigonfiamento dell’intestino, che preme sulle vene addominali rendendo difficile la circolazione del sangue. Inoltre la maggiore pressione esercitata durante la defecazione ostacola il reflusso venoso dagli arti inferiori. In aggiunta, l’alimentazione odierna è prevalentemente a base di cibi che favoriscono l’accumulo di acido urico, come per esempio la carne, il pesce e le uova. L’acido urico altera l’equilibrio dei tessuti del corpo, le pareti delle vene si indeboliscono, si sviluppa una tendenza alle emorragie che ostacola la guarigione delle ulcere qualora si verifichino.
La gravidanza. Durante la gravidanza si verificano una serie di mutamenti ormonali che hanno il compito di rendere la parete dell’utero più permeabile per favorire l’impianto dell’ovulo fecondato. Le alterazioni ormonali, però, influiscono anche sulla permeabilità delle pareti delle vene, facilitando così la formazione di varici. Inoltre, il feto preme sulle vene addominali allo stesso modo dell’intestino gonfio di chi soffre di stitichezza e ostacola così il deflusso venoso. Spesso le varici regrediscono qualche settimana o qualche mese dopo il parto.
Lo stesso effetto può avere la pillola anticoncezionale: tuttavia, le nuove pillole a basso dosaggio non sembrano avere effetti negativi in tal senso.
Le temperature elevate. Il calore dilata le vene: è la conseguenza di un meccanismo di regolazione della temperatura che l’organismo mette naturalmente in atto per liberarsi dal caldo. Questa è la ragione per cui nelle giornate più calde si ha una sensazione di gonfiore e pesantezza alle gambe. Il freddo, al contrario, provoca una costrizione dei vasi sanguigni.

La prevenzione
La prevenzione è l’unica arma veramente efficace per impedire l’insorgenza delle varici, perché, una volta che si sono sviluppate, è molto difficile farle regredire.
La posizione
Per almeno 15 minuti al giorno distendetevi tenendo le gambe leggermente sollevate. Durante la notte cercate di dormire con un cuscino sotto i polpacci.
L’esercizio fisico
I muscoli delle gambe sono essenziali per spingere verso il cuore il sangue delle vene. Per svilupparli bisognerebbe farli lavorare per almeno 3-4 ore alla settimana: l’ideale è camminare a passo sostenuto con scarpe senza tacco oppure fare nuoto o ciclismo.
Il lavoro casalingo non è un valido sostituto di queste attività: andando avanti e indietro per la casa, infatti, non si sviluppano i muscoli lunghi del polpaccio, che sono quelli utili per la salute delle vene.
Per la stessa ragione non tutti gli sport sono utili per prevenire le vene varicose: per esempio, body building, tennis, ginnastica aerobica e anche jogging non sempre si rivelano adatti a esercitare la muscolatura lunga del polpaccio. Prima di decidere di praticarli, è bene chiedere il parere del proprio terapeuta.
Non è indispensabile praticare uno sport. È sufficiente prendere l’abitudine di camminare, evitare di prendere l’ascensore e praticare ogni giorno, in casa, esercizi specifici che rafforzino i muscoli delle gambe.
La respirazione addominale
La maggior parte delle persone respira utilizzando la parte alta del torace. Così facendo i polmoni si riempiono solo parzialmente di aria e non massaggiano le vene dell’addome. La respirazione profonda, invece, oltre a ossigenare completamente i polmoni, massaggia le vene dell’addome favorendo il flusso del sangue. Ciò avviene grazie alle contrazioni del diaframma, il muscolo posto al di sopra dell’ombelico che viene utilizzato per praticarla.
Si consiglia di dedicare ogni giorno qualche minuto alla pratica della respirazione profonda, gonfiando la pancia quando si inspira e comprimendola quando si espira. Con il tempo diventa un’abitudine molto utile nella prevenzione delle vene varicose ed è un esercizio che si può fare sempre e in qualsiasi situazione.
L’idroterapia
Le applicazioni di acqua fredda inducono il restringimento dei vasi capillari, diminuendo quindi il volume di sangue nelle gambe. Aumentano inoltre la tensione delle pareti delle vene e facilitano così il trasporto del sangue. Va ricordato che prima di applicare l’acqua fredda sulle gambe o sui piedi ci si deve accertare che i piedi siano caldi.
Doccia alle gambe con acqua fredda. È tra i trattamenti più efficaci. Il getto non deve essere violento: se necessario, si può togliere la rosetta al telefono della doccia. Il getto va indirizzato dal basso verso l’alto e protratto il più a lungo possibile, comunque non meno di 1-2 minuti per gamba. Durante il trattamento potete anche indossare le calze: manterranno le gambe bagnate e fresche per un periodo di tempo più lungo. Quando è possibile si consiglia di fare, dopo la doccia, una passeggiata a passo rapido.
Pediluvio. Al mattino immergete per 30-60 secondi i piedi in acqua fredda, non asciugateli, ma lasciate che si asciughino all’aria. Il pediluvio può essere ripetuto al ritorno da una passeggiata o alla sera. Se i piedi sono freddi, immergeteli un momento nell’acqua calda, per scaldarli, e poi in quella fredda.
Camminare nell’acqua. Riempite la vasca da bagno con tanta acqua quanta è necessaria perché vi arrivi al polpaccio. Camminate nella vasca con il passo dell’oca, procedendo cioè con le gambe diritte, senza piegare le ginocchia. In questo esercizio si combinano i vantaggi dell’idroterapia con quelli del movimento. Se siete al mare, camminare lungo la riva con l’acqua che arriva al polpaccio è un esercizio eccellente per le vene delle gambe.
Calze bagnate. Prima di questa pratica, assicuratevi di avere i piedi caldi: se necessario fate un pediluvio. Bagnate un paio di calze di cotone e indossatele. Infilatevi poi un secondo paio di calze di lana che coprano completamente le altre e mettetevi a letto. Potete tenerle per tutta la notte: oltre a svolgere un’azione benefica per le vene, facilitano il sonno.
La tecnica delle calze bagnate può essere utilizzata ogni sera, a meno che non siate predisposti a soffrire di funghi ai piedi: in tal caso è bene non utilizzarla per più di 2 volte alla settimana.
È comunque consigliabile consultarsi con il proprio medico qualora si decida di praticarla per accertarsi che non ci siano controindicazioni.
L’alimentazione
Per prevenire le vene varicose la dieta deve essere ricca di fibre e povera di cibi che creano acidità, come per esempio le proteine animali. Vanno quindi privilegiati i cibi integrali, le verdure crude e cotte, in particolare carote, cavoli e patate, la frutta fresca, soprattutto mele e banane. Sono da evitare invece i cibi raffinati, i dolciumi e un eccesso di proteine animali: carne, pesce, uova, formaggi. Se le evacuazioni sono quotidiane o si verificano 2 volte al giorno, è segno che l’alimentazione è sufficientemente ricca di fibre.
L’ambiente
Per proteggere le vene è bene non trascorrere le vacanze in luoghi molto caldi e non esporsi a lungo al sole. Soprattutto è importante evitare, per quanto possibile, gli impianti di riscaldamento a pannelli, che trasmettono il calore dal pavimento direttamente ai piedi e alle gambe.

Quando rivolgersi al medico
Poiché la prevenzione è l’arma più efficace per evitare le vene varicose, è di estrema importanza ricorrere al consiglio del medico appena si notano i primi sintomi, fin dal primo stadio del disturbo.

Come si affronta
Con l’alimentazione
Ciliegie, mirtilli, more, grano saraceno. Questi alimenti contengono sostanze, come la rutina e le proantocianidine, che riducono la fragilità dei capillari e mantengono elastiche le pareti delle vene.
Agrumi, kiwi e barbabietole crude. Sono tutti alimenti ricchi di vitamina C, che ostacola la formazione di coaguli nel sangue.
Peperoncino rosso, aglio, cipolla, zenzero e ananas. Sciolgono la fibrina, una proteina presente nel sangue, necessaria alla coagulazione del sangue. Questa, infatti, se è presente in eccesso, crea i noduli duri, caratteristici delle vene varicose.
La dieta disintossicante
Chi soffre di vene varicose può dedicare un giorno ogni due settimane a una dieta disintossicante a base di sola frutta.
Con gli integratori
Le vitamine: integrazioni di vitamina C e di vitamina E prevengono la formazione di coaguli: sono da assumere secondo le indicazioni prescritte dal proprio medico curante.
La bromelina, un enzima estratto dall’ananas: è particolarmente indicata per sciogliere la fibrina e per prevenire l’indurimento della pelle che si verifica nelle zone attorno alle varici. Le dosi che vengono solitamente indicate sono di 500-750 mg al giorno, salvo parere diverso del proprio terapeuta.
Con la fitoterapia
Le piante più utili per le vene sono l’ippocastano, comunemente conosciuto come castagno d’India, il pungitopo e la centella asiatica. Presso le erboristerie e le farmacie specializzate si trovano prodotti già confezionati che contengono miscele di queste piante.
L’ippocastano: svolge un’azione antinfiammatoria, rafforza i capillari e favorisce il riassorbimento dei liquidi che si sono accumulati nelle gambe. La pianta contiene l’escina, una sostanza che ha la proprietà di migliorare il tono delle vene, aumentandone la capacità di contrazione. Le dosi consigliate sono 2 capsule da 100 g di estratto secco, 3 volte al giorno, fino a miglioramento.
In alternativa si possono assumere 15 gocce di tintura madre di ippocastano, 3 volte al giorno, fino a miglioramento.
Per le cure prolungate si consiglia di ricorrere al macerato glicerinato, Aesculus hippocastanum M.G, da associare con i macerati glicerinati di sorbo (Sorbus domestica M.G.) o di castagno (Castanea vesca M.G.). Se ne prendono 20 gocce di ciascuno, 3 volte al giorno, per un periodo di 3 settimane: si interrompe per una settimana e si riprende la cura per altre 3 settimane, interrompendo per una settimana e così via, fino a miglioramento. I macerati glicerinati sono estratti dai germogli della pianta e hanno un’azione meno aggressiva delle tinture madri.
La radice di pungitopo: è sempre stata utilizzata per la cura delle vene varicose e delle emorroidi. Contiene una saponina, chiamata ruscogenina, che ha un’azione antinfiammatoria e astringente dei vasi sanguigni. Se ne assumono 2 capsule di estratto secco da 100 mg, 3 volte al giorno, fino a miglioramento; oppure 20 gocce di tintura madre, 3 volte al giorno, fino a miglioramento.
La centella asiatica: ha la proprietà di migliorare il tessuto delle pareti delle vene, ne riduce l’indurimento e stimola la circolazione. Se ne prendono 3 capsule da 100 mg di estratto secco, 3 volte al giorno, fino a miglioramento.
Il cipresso: un bagno a temperatura ambiente con l’aggiunta di un decotto a base di frutti di cipresso può arrecare sollievo alle gambe doloranti. Mettete 60 g di frutti in un litro di acqua, portate a ebollizione, fate bollire per 20 minuti e filtrate. Fate raffreddare e aggiungete il decotto all’acqua del bagno: tenete le gambe in immersione per circa 20 minuti.
Con l’argilla
Le proprietà disintossicanti dell’argilla sono utili nella cura delle varici. Mettete 1 cucchiaio di argilla in un bicchiere d’acqua, lasciate decantare per tutta la notte e bevete l’acqua che rimane in superficie al mattino, a digiuno. La cura va seguita per 30 giorni. Dopo aver praticato questo trattamento interno per un mese, potete iniziare la cura esterna. Mettete 2-3 cucchiai di argilla in 1/2 litro di acqua e lasciatela per tutta la notte. Con l’acqua che rimane in superficie spennellate le gambe: lasciatele asciugare all’aria e poi sciacquate via l’argilla con un getto di acqua fredda rivolto verso l’alto. Sono utili anche bagni freddi alle gambe in acqua dove avrete disciolto un po’ di argilla.
Con l’omeopatia
Per quanto riguarda i rimedi omeopatici, si consiglia di consultare un omeopata: le varie scuole infatti, non sono concordi nel definire il tipo di diluizione e, quindi, il dosaggio. Inoltre, nel caso delle vene varicose, che sono un disturbo complesso, va effettuata una terapia legata alle cause del malessere e alle caratteristiche fisiche e psichiche della persona. Prima di una visita medica è preferibile evitare di autoprescriversi farmaci omeopatici per non modificare il quadro dei sintomi. Nel caso in cui ci si trovi di fronte a una situazione acuta e non si riesca a contattare il medico, si consigliano i seguenti rimedi, da adottare nelle prime 48 ore.
In caso di gambe pesanti: Aesculus 5CH, 5 granuli, 2 volte al giorno, fino a miglioramento. Oppure Aesculus D6, 5 gocce, 2 volte al giorno, fino a miglioramento.
In caso di prurito: Arsenicum album 5CH, 4 granuli, 2 volte al giorno, fino a miglioramento. Oppure Arsenicum album D6, 4 gocce, 2 volte al giorno, fino a miglioramento.
In caso di infiammazione delle vene con arrossamento locale, dolori acuti che migliorano sollevando le gambe: Vipera redii 5CH, 4 granuli, 2 volte al giorno, fino a miglioramento. Oppure Vipera redii D6, 4 gocce, 2 volte al giorno, fino a miglioramento.
In caso di varici dolorose al tatto e di emorragie al minimo urto: Hamamelis 5CH, 5 granuli, due volte al giorno, fino a miglioramento. Oppure Hamamelis D6, 5 gocce, 2 volte al giorno, fino a miglioramento.
Con lo yoga
La pratica dello yoga è particolarmente utile per coloro che soffrono di vene varicose: oltre a insegnare la respirazione profonda, questa disciplina propone vari esercizi che favoriscono il flusso del sangue nelle vene.
Con calze e bende contenitive Le calze e le bende contenitive si basano sul principio per cui la compressione delle vene ostacola la loro dilatazione e il ristagno del sangue.
Le calze: sono indicate per le forme più lievi di vene varicose o anche come misura preventiva per coloro che devono passare gran parte della giornata in piedi.
Le bende: sono utili quando si sono già instaurati eczemi o si sono formate delle piaghe. La fasciatura delle gambe richiede una certa attenzione e un po’ di pratica. Si inizia dal collo del piede e si sale sulla gamba fino al ginocchio, evitando di fare pieghe e sovrapponendo le bende una sopra l’altra come se fossero tegole, stringendo. Se si riesce a infilare la mano sotto la benda vuol dire che questa non è sufficientemente stretta e quindi la fasciatura è inutile. Se le bende stringono quando si è seduti e danno un senso di sostegno quando si è in piedi, significa che esercitano una pressione corretta. La fasciatura va fatta al mattino appena alzati, quando le gambe non sono gonfie, e va tolta alla sera, prima di andare a letto.

In caso di emorragia esterna
Per fermare un’eventuale emorragia, è necessario tenere la gamba alzata, fasciarla con un fazzoletto pulito o con una garza e stringere bene.
Mettetevi poi in contatto al più presto con il vostro medico per decidere una linea di condotta.
Se l’emorragia non si ferma nel giro di qualche minuto, chiamate il pronto soccorso.

In caso di emorragia sottopelle
A volte l’emorragia si verifica sotto la pelle, sulla quale appare una macchia bluastra (ematoma). In questo caso si arresta da sola, dato che il sangue, che ristagna sottopelle, esercita una pressione sulla vena fermandone il flusso. Si può sentire un dolore, a volte intenso.
Se l’ematoma non è molto grande è sufficiente applicare sulla parte un asciugamano imbevuto in acqua fredda e aceto di mele (diluiti in parti uguali), fino a miglioramento.
Se invece l’ematoma interessa una zona molto vasta, è bene consultarsi con il proprio medico curante.