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Come studiare alle secondarie di secondo grado (ex scuole superiori) 

Vuoi motivare tuo figlio allo studio? Allora insegnagli ad essere curioso, con i consigli degli insegnanti e degli psicologi che abbiamo intervistato

di Francesca Casillo  - 20 Agosto 2009

Vivina Rossi Frey ha insegnato per molti anni in un liceo. Ora si occupa di formazione degli insegnanti e genitori. A lei abbiamo chiesto come appassionare allo studio un ragazzo delle superiori. «Lo studio in sé è lavoro e fatica» ci ha risposto. «Però molti ragazzi vanno volentieri a scuola perché hanno bisogno di relazioni sociali e perché hanno scoperto che conoscere e riuscire sono esperienze appaganti. È su questo che gli adulti devono puntare» dice Vivina Rossi Frey.

«A contare molto è anche l'atteggiamento della famiglia» spiega Lucia Angelini, neuropsichiatra infantile dell'Istituto neurologico Besta di Milano. «Se c'è l'abitudine di interrogarsi sulle cose che accadono nel mondo come sugli avvenimenti quotidiani, la conseguenza più ovvia è che un ragazzo provi curiosità nei confronti dello studio».

Dalla famiglia una spinta a impegnarsi

Da cosa nascono gli insuccessi scolastici di molti adolescenti? «In alcuni casi si tratta di ragazzi un po' pigri e poco ambiziosi. Ma più comuni sono gli adolescenti che scappano dallo studio per paura di non riuscire o per ribellarsi alle pressioni familiari più o meno esplicite» risponde Lucia Angelini.

«Far sentire ai figli la propria delusione se hanno avuto un insuccesso, o dire per esempio: "Devi studiare altrimenti non troverai lavoro", può bloccarli e demotivarli. La conoscenza deve diventare un piacere. Se è imposta, pretesa, reclamata non è più naturale. E l'adolescente, che per definizione si oppone all'adulto, non farà che rifiutarla».

Anche l'atteggiamento che i genitori esibiscono mentre svolgono i loro doveri è fondamentale. Come può un ragazzo desiderare di impegnarsi se non ha mai visto gli adulti attorno a lui provare soddisfazione per un lavoro ben eseguito?

I genitori che si mostrano coinvolti e interessati nell'affrontare impegni e lavoro mandano un messaggio positivo più attraente di ogni parola. E favoriscono il bisogno di imitazione dei ragazzi. Ecco i passi giusti da muovere nel rapporto tra genitori e studenti adolescenti.

1 / Concedigli autonomia e spazio

Un ragazzo deve vivere in modo chiaro e senza confusioni la differenza tra l'ambiente scolastico e quello familiare. Perciò a casa non bisogna mai ripetere le sanzioni che possono essere date in classe, né riprendere lo stile di giudizio dei professori, né esigere resoconti dettagliati della mattinata a scuola, a meno che non sia il ragazzo a volerli fare.

Ogni adolescente deve costruire la propria autonomia e, perché ci riesca, bisogna dargli spazi solo suoi. È giusto concedergli il diritto al segreto (con le dovute cautele e sorvegliando con discrezione che non diventi autorizzazione alla menzogna).

Se ha avuto uno scontro con un insegnante, per esempio, è un suo diritto non riferirlo a casa. E se a casa ha vissuto un momento di particolare tensione emotiva, è giusto che a scuola trovi un ambiente più neutro in cui rifugiarsi.

2 / Mostrati solidale con le sue critiche

Tuo figlio racconta di comportamenti stravaganti da parte del professore? Dice che ha avuto un voto più basso di quello che meritava? Insomma, critica l'insegnante? «I genitori devono spiegare al figlio che nella scuola, come in ogni altro ambiente, si incontrano persone strambe, ingiuste, incompetenti, inadatte.

Ma lui dovrà imparare ad accettare anche questo: è una lezione di vita» sostiene la psicologa Paola Scalari. E se riescono a sdrammatizzare, a usare un po' d'ironia, è molto meglio.

3 / Evita gli scontri in cui nessuno cede

Prendere di petto un figlio che non vuole studiare, minacciare punizioni, ricorrere a ricatti fa male ai genitori, che si sentono falliti perché non ottengono nulla, e ai figli, che si incaponiscono e peggiorano la loro situazione scolastica. La logica che dà migliori risultati è quella del confronto senza scontro.

Non facile, ma praticabile. Prova ad affrontare con tuo figlio il tema delle sue difficoltà scolastiche dicendogli quello che tu pensi realmente e invitandolo a fare altrettanto. Ma senza pretendere che sia d'accordo con te, senza farlo sentire all'angolo. Se vuoi essere davvero neutro, ricorda di evitare frasi tipo: «Capisco le tue ribellioni, ci sono passato anch'io». Gli adolescenti odiano che ci si spacci per psicologi con la pretesa di capirli.

4 / Intervieni al primo segnale

Può succedere che un ragazzo che non ha mai avuto particolari problemi a scuola, all'improvviso si trovi in difficoltà. Magari non lo dice apertamente, ma di certo invia segnali che sta ai genitori cogliere. La mattina fa più fatica del solito ad alzarsi, a scuola arriva in ritardo, dimentica i libri.

Inizia a fare discorsi negativi sullo studio, rimanda i compiti con mille scuse, tende a svalorizzarsi. Mai lasciare che questi atteggiamenti si protraggano per più di un paio di settimane. Se si interviene subito, parlandone con lo stile di cui dicevamo sopra, è possibile circoscrivere il problema e trovarne la causa.

5 / Incoraggia lo studio con i compagni

Di fronte a un compito di matematica complesso, a una versione di latino che non riesce, piuttosto che cercare di sostituirti all'insegnante, suggerisci a tuo figlio di confrontarsi con un compagno di scuola. Possono decidere di trovarsi per studiare o discuterne per telefono.

Quand'anche non dovessero trovare la soluzione al problema di quel momento, lo scambio sarà un esercizio utile soprattutto perché avviene tra pari.

Se la pagella è:

buona «Gioire, magari brindare per una buona pagella è doveroso» osserva Paola Scalari, psicologa dell'età evolutiva. «A patto che non si cominci a prefigurarsi mete troppo ambiziose, a caricare il figlio di aspettative professionali molto alte. Questo potrebbe renderlo insicuro. Chi sente che gli altri si aspettano molto da lui, finisce per avere paura».

cattiva «Arrivati a questa età, è giusto che i ragazzi vengano anche puniti per il loro disimpegno. Per esempio, si può proibirgli di usare il computer per un mese e mandare il figlio a letto presto, così il mattino dopo a scuola sia più riposato. La punizione deve avere una funzione educativa, non essere un sadico esercizio di potere. E soprattutto bisogna fare di tutto perché sia rispettata fino in fondo».

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